Copertina 8

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2021
Durata:43 min.
Etichetta:Metal Blade Records

Tracklist

  1. MURDEROUS RAMPAGE
  2. NECROGENIC RESURRECTION
  3. INHUMANE HARVEST
  4. CONDEMNATION CONTAGION
  5. SURROUND, KILL, DEVOUR
  6. RITUAL ANNIHILATION
  7. FOLLOW THE BLOOD
  8. BOUND AND BURNED
  9. SLOWLY SAWN
  10. OVERTORTURE
  11. CEREMENTS OF THE FLAYED

Line up

  • Alex Webster: Bass
  • Paul Mazurkiewicz: Drums
  • Rob Barrett: Guitars
  • George "Corpsegrinder" Fisher: Vocals
  • Erik Rutan: Guitars

Voto medio utenti

L'uscita di ogni nuovo lavoro targato Cannibal Corpse è uno di quegli eventi che inevitabilmente attira attorno a sé l'interesse del vasto gregge metallico.

In trent'anni di carriera la band originaria di Buffalo ne ha viste di cotte e di crude, non ultima l'incredibile vicenda giudiziaria che ha coinvolto il chitarrista Pat O'Brien nel dicembre 2018, arrestato con l'accusa di violazione di domicilio, furto con scasso e aggressione a pubblico ufficiale nonché di aver provocato un incendio causato della detonazione delle numerose munizioni e armi in suo possesso.
Niente male per uno che Joel McIver nella biografia ufficiale della band “Bible of butchery” definì come “quello calmo” vero?

Al di là degli ovvi attestati di solidarietà da parte dei compagni di avventure, Pat O'Brien era nella band fin dai tempi di “Gallery of suicide” del 1998 contribuendo in modo sostanziale al successo planetario dei Cannibal Corpse e la sua sostituzione non poteva che avvenire con un altro nome di peso della scena death metal, quel Erik Rutan che, ad esclusione di “A skeletal domain”, ha prodotto i lavori della band da “Kill” in poi (questo compreso) e che, a suo tempo, diede un grosso aiuto nel concludere le date live già programmate.

Se all'innesto di Erik Rutan aggiungete che il precedente “Red before black” non è stato uno dei lavori meglio riusciti del quintetto – molto mestiere e pochi spunti da tramandare ai posteri – capirete che in molti nutrivamo una forte curiosità nell'ascoltare “Violence unimagined”.

Giusto per togliere eventuali dubbi – se mai qualcuno li ha avuti - per chi vi scrive, “Violence unimagined” è il miglior disco dei Cannibal Corpse dai tempi di “Kill”, a dimostrazione di come le recenti vicissitudini siano state positivamente canalizzate in fase di scrittura degli undici pezzi che ne compongono la scaletta.

La quaterna iniziale costituita da “Murderous rampage”, “Necrogenic resurrection”, “Inhuman harvest”, “Condemnation contagion” sembrano uscite dalle pagine di un ipotetico manuale del Death Metal, coniugando la consueta brutalità tecnica Made in Cannibal, un groove intenso e deciso ed i taglienti assoli del duo Rutan/Barrett.
Se poi aggiungete un “Corpsegrinder” Fisher in gran spolvero – scommettiamo che vi ritroverete in un battito di ciglia a canticchiare l'accattivante refrain di “Surround kill devour”? - e che il nucleo storico costituito da Webster e Mazurkiewicz suona con la dovuta perizia e precisione – alla faccia di chi vedeva già pronto per il pensionamento il povero Paul ritenuto non più all’altezza di suonare rapido – capirete che in casa Metal Blade han già cominciato a fregarsi le mani.

Le liriche, come di consueto, principalmente trattano delle efferate atrocità compiute dagli individui più psicopatici che la società odierna partorisce e che regolarmente vengono innalzati agli onori delle cronache dai media assetati e affamati dei più piccoli e delittuosi particolari.
Individui in preda a follia sanguinaria “Violent incursion/Dominance/will prevail/Sent to exterminate/Taking them down one by one” (da “Follow the blood”), altri che escogitano terribili vendette a causa degli abusi subiti “Childhood and adolescence filled with abuse/Verbal, mental and physical” (da “Bound and burned”) ma anche i cari vecchi psicotici alla vecchia maniera avvezzi all’uso del coltello “The madman is silent/While pushing the blades/Jagged edge rips” (da “Slowly sawn”), “As the knife is plunged ever so deep/The bleakness of my reality strengthens/Must my fate be of eternal sleep?/The actualization of my death is near” (da “Overtorture”)
Ma a questo giro non ci sono solo sangue e viscere ad affrescare i testi cantati dal nostro Giorgione, “Codemnation contagion” tratta esplicitamente del Covid e dei suoi effetti “Condemnation contagion/The virus of septicity/Pandemic panic/Endemic unease/The outbreak of human respiratory disease” perché purtroppo la realtà ha molti modi di farci venire i brividi lungo la schiena.

A conti fatti “Violence unimagined” ci restituisce una band rinvigorita, che non avverte né il peso di una solida storia trentennale con ben quindici album in studio, né lo status di band leader del genere lasciando intendere che è ancora molto lontano il giorno in cui appenderanno i coltelli al chiodo.
Non dovete far altro che premere il tasto “play”.

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 15 apr 2021 alle 17:48

Daje coi Cannibali!

Inserito il 14 apr 2021 alle 11:27

Certezza assoluta. Giorgione, Erik, Paul....libidine coi fiocchi!!!

Inserito il 14 apr 2021 alle 09:23

Preso ragazzi!!! mi sono ciappato (Abatantuono docet) l'edizione in LP colorato limitata, aspetto questo nuovo affresco sonoro da queste icone del death metal!

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