Major Parkinson - Valesa: Chapter 1 - Velvet Prison

Copertina 8,5

Info

Anno di uscita:2022
Durata:60 min.
Etichetta:Apollon Records

Tracklist

  1. GOODBYE BLUE MONDAY
  2. BEHIND THE NEXT DOOR
  3. SATURDAY NIGHT
  4. RIDE IN THE WHIRLWIND
  5. LIVE FOREVER
  6. SADLANDS
  7. INTERMEZZO
  8. JONAH
  9. VELVET MOON
  10. IRINA MARGARETA
  11. THE HOUSE
  12. THE ROOM
  13. POSH-APOCALYPSE
  14. MOMA
  15. LEMON SYMPHONY
  16. FANTASIA ME NOW!
  17. HEROES

Line up

  • Jon Ivar Kollbotn: vocals
  • Sondre Skollevoll: guitar, backing vocals
  • Øystein Bech-Eriksen: guitar
  • Lars Christian Bjørknes: keyboards
  • Claudia Cox: violin, vocals
  • Eivind Gammersvik: bass
  • Sondre Veland: drums

Voto medio utenti

“Synth anthems set in a disco of nuclear anxiety”. Ecco le parole utilizzate dal cantante Jon Ivar Kollbotn per descrivere il nuovo e ambizioso “Valesa: Chapter 1 - Velvet Prison”.

Questa volta i Major Parkinson hanno puntato davvero in alto - forse troppo, se ci si ferma a un primo, distratto, ascolto - nel costruire un lavoro unitario e frammentario allo stesso tempo (abbondano gli interludi), che suona come un moderno “Sgt. Pepper” dal sapore apocalittico.

Radicato negli anni Ottanta, emozionante e disorientante come raramente mi è capitato di ascoltare, il full-length travolge con la sua moltitudine di sonorità che alternano atmosfere tetre e sinistre all’epicità di Bruce Springsteen (“Behind The Next Door”, “Sadlands”), o synth pop elegante di scuola John Foxx a melodie solari che non avrebbero sfigurato in un album di Cyndi Lauper (penso a “Saturday Night” o a “Fantasia Me Now!”, ricca di cliché nostalgici, dall’iconico “shopping mall” alla citazione di “The Neverending Story”, passando per i sintetizzatori che strizzano l’occhio a “Radio Ga Ga”).

Ogni brano fa storia a sé, dalla poesia pianistica di “Ride In The Whirlwind” (che sembra ispirata all’attacco di “Firth Of Fifth” dei Genesis) alla disperazione post-punk di “Live Forever”, dal gospel contaminato di rock di “Jonah” all’ipnotica e concitata “Posh-Apocalypse” (una “Autobahn” del nuovo millennio che contrasta con la più attuale “The House”).

La carne al fuoco è davvero tanta, una tesi confermata dalla riuscita “Irina Margareta” (immaginate di mettere insieme una banda di paese, l’ensemble del Club Silencio di “Mulholland Drive” e gli Alphaville) o dalla sontuosa “The Room”, con i suoi elementi punk e nervosi ripresi anche nella successiva “Moma”. “Heroes” è un epilogo carico di tensione che lascia tramortiti e con il fiato sospeso, in febbrile attesa del secondo capitolo.

Un ascolto tanto impegnativo quanto gratificante, sicuramente tra gli apici di questo 2022.

Recensione a cura di Gabriele Marangoni

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