Stormruler - Ancient Rites & Black Magick

Copertina 8

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2022
Durata:74 min.
Etichetta:Napalm Records

Tracklist

  1. HYMNS OF THE SLUMBERING RACE
  2. INTERNAL FULMINATION OF THE GRAND DECEIVERS
  3. ADRIFT DARK HALLS OF VINHEIM
  4. TO BEAR THE TWIN FACES OF THE DRAGON
  5. IN LIGHT OF PALEBLOOD
  6. ENTRANCED WITHIN THE MOON PRESENCE
  7. INVOCATION OF THE BLACK SACRAMENT
  8. SACRED RITES & BLACK MAGICK
  9. OATHPACT
  10. TEN HERALDS, TEN DESOLATIONS
  11. THE WATERS OF IOLAMITA
  12. IN THE SHADED VLASIAN FOREST
  13. AMID A SMEAR OF CRIMSON CLOUD
  14. APPARITIONS ACROSS THE RAVENCREST
  15. SANGUINARE VAMPIRIS
  16. UPON FROZEN SHORES
  17. SHADOW OF THE GOLDEN EAGLE
  18. ALONG THE APPIAN WAY
  19. BY WINTERS LONG PASSED
  20. A MALICE DEAD & COLD

Line up

  • Jesse Schobel: drums
  • Jason Asberry: gujitars, vocals

Voto medio utenti

Secondo album per il duo americano, che personalmente non conoscevo ed è stata una bella scoperta.
La band ha il vizio di confezionare album lunghi, ma non fate i musi lunghi, la noia qui non c’è, perché la coppia formata da Jesse Schobel e Jason Asberry confeziona il tutto con passione, epicità e ben dieci brevi strumentali a far da cucitura tra i brani cantati come se fossero dei capitoletti di un libro fantasy.
Quindi per dirla alla romagnola, non sono mica dei “patacca” ma sanno reggere bene condendo forza d’urto, atmosfera e melodia.
Si parte con l’introduzione acustica “Hymns of a slumbering race” sorretta da chitarre acustiche che cuciono un vestito sonoro epicheggiante che si sfoga nella successiva “Internal fulmination of the grand deceivers”.
Una traccia che per certi versi richiama il black svedese perché unisce l’aggressività e melodia, soprattutto lo screaming è potente e non monotono, riesce a dare intensità al tutto e c’è anche un bel solo melodico all’interno.
Altra bella botta è “The bear the twin faces of the dragon” che sulle prime ti investe con un assalto furioso fatto da blast beats e urla guerresche per poi ecco il cambio con una cavalcata dai riffing maligni e rallentamenti per poi riprendere quota, il basso qui è lo strumento principe.
Entrance within the moon presence” sembra ispirata ai migliori Dissection; cavalcata densa, epica ma sempre con impulsi selvaggi che si sfogano tra blast beats e velocità propulsive.
Le chitarre sono in tremolo e di pura marca scandinava, impossibile non venir trascinati.
La titletrack è puro heavy metal estremo con innervature swedish, si sente proprio che gli statunitensi sono cresciuti con quella scuola.
Il riffing è inconfondibile ma hanno la personalità di metterlo al servizio di un terremoto sonoro dove ci sono anche sonorità power ma dosate perché qui si sta sempre parlando di black metal, il solo di puro acciaio è un valido esempio del modo di utilizzare la materia dai nostri.
Davvero una bella sorpresa, perché qui non è presente un annacquamento della formula, anzi qui c’è bilanciamento tra tensioni furiosa e partiture ariose ma senza corrompere la fiamma nera, prendete nota.
Recensione a cura di Matteo Mapelli

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