Copertina 5,5

Info

Anno di uscita:2023
Durata:47 min.
Etichetta:Noble Demon

Tracklist

  1. RISING SUN
  2. HIEROPHANT
  3. INTRUDER
  4. TEST OF TIME
  5. EMPTY WARD
  6. INFINITE CROSSROAD
  7. WHAT LIES BENEATH
  8. HEROES
  9. THE GREAT CHAIN
  10. BEAM OF LIGHT
  11. BLACK OCEAN

Line up

  • Dann Hoyos: guitars, songwriting (tracks 1, 9, 10)
  • Hugo Markaida: guitars, songwriting
  • Javier Martin: bass
  • Alain "Dalay Tarda" Gutiérrez: vocals, lyrics
  • Xabier Del Val "Txamo": drums

Voto medio utenti

Vado subito dritto al punto: c’è qualcosa che non mi convince nel nuovo lavoro degli spagnoli Rise To Fall, intitolato The Fifth Dimension, uscito per la Noble Demon.
Non che i precedenti dischi fossero dei capolavori, sia chiaro, ma almeno potevano contare su un approccio compositivo più spontaneo ed erano qualitativamente migliori di questo.

La formazione basca si è sempre auto-affibbiata l’etichetta di “modern melodeath band”, ma francamente, di death ha ben poco e sarebbe più corretto inquadrarla nel filone metalcore, dalle sonorità effettivamente moderne (ma siamo sicuri sia un bene?), con parecchi inserti groove, e un’attenzione particolare (al limite del maniacale) per la melodia.
Immaginate, tanto per darvi un’idea, di sentire contemporaneamente gli In Flames (post-Colony), i Soilwork degli ultimi 20 anni (non a caso spicca, nelle vesti di special guest, la presenza di Björn “Speed” Strid nella traccia Intruder), ma anche gli HateSphere, con qualche eco, quà e là, di The Haunted e Darkest Hour.
Tuttavia, al di là delle annose diatribe sul sottogenere musicale, ai Rise To Fall manca la classe, ma soprattutto, l’aggressività delle bands sopra citate e cosi, molto spesso, i loro dischi, come già accaduto in passato, sfociano in lavori dal sound troppo morbido, caratterizzati da una musicalità stucchevole, che stride con la struttura possente delle composizioni, le cui intenzioni originali sono palesemente altre.

Torniamo a The Fifth Dimension.
Le cose migliori dell’album si possono individuare negli assoli e negli arrangiamenti dei due chitarristi Hugo Markaida e Dann Hoyos (trame apprezzabilissime in brani quali Empty Ward, Infinite Crossroad, The Great Chain, Beam Of Light o nella conclusiva Black Ocean) che effettivamente con lo strumento ci sanno fare, peccato solo che talvolta i loro fraseggi vengano disturbati da improponibili inserti moderni di tastiera che, alle orecchie di un “boomer” come me, hanno lo stesso effetto dei proverbiali cavoli a merenda!
Oltre a ciò, numerosi refrains, pur avendo al primo impatto una buona presa, sembrano fatti col “copia-incolla” risultando, alla lunga, eccessivamente scontatii e dal taglio sinistramente commerciale, non valorizzati al meglio dal timbro di Alain Gutiérrez (anch’esso talvolta sporcato da un orrendo effetto filtrato) che non graffia mai veramente, non essendo growl, né particolarmente feroce, ma somigliando piuttosto ad una voce strozzata che cerca l’aggressività e, nello stesso tempo, si propone di seguire le linee melodiche delle composizioni, contribuendo tuttavia in questo modo ad addolcire oltremodo lo spessore del sound.

Insomma, é alquanto palese che The Fifth Dimension mostra nuovamente tutti i limiti di una band che purtroppo, nemmeno questa volta, riesce ad incidere.
I Rise To Fall infatti, giunti ormai al quinto tentativo in studio, nonostante gli apprezzabili sforzi, non hanno mai lasciato veramente il segno e sembrano a, questo punto, voler issare bandiera bianca, trasmettendoci velatamente il seguente messaggio: “noi vorremmo ma, più di cosi, non possiamo....ci dispiace!”






Recensione a cura di Ettore Familiari

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