Copertina 5

Info

Anno di uscita:2023
Durata:47 min.
Etichetta:Napalm Records

Tracklist

  1. THE UNKNOWN
  2. THE MASK WE WEAR
  3. MONOLITH
  4. WHEN MORTAL COILS SHED
  5. SLEEPLESS EYES
  6. OUT OF SIGHT
  7. AT MIRROR'S SPEECH
  8. REAP WHAT YOU SOW
  9. BEGINNING OF THE END
  10. BALANCE OF TIME

Line up

  • Ben Carter: drums
  • Ol Drake: vocals, guitars
  • Joel Graham: bass
  • Adam Smith: guitars

Voto medio utenti

Ricordate gli Evile, quelli di 'Enter The Grave', disco revival thrash che pur non inventando nulla, riusciva comunque nel suo obiettivo, di ofrrire una proposta musicale seppur nostalgica, comunque funzionale? Ecco, con questo nuovo 'The Unknown' le carte vengono in gran parte stravolte, dato che di riferimenti o di qualsivoglia accenno a quell'ottimo debut c'è veramene poco. Ma una lontananza nel bene o nel male? Perchè il quartetto inglese già aveva dimostrato col precedente 'Hell Unleashed' (di cui potete leggere, se volete,la recensione qui), che le idee erano già abbastanza sulla via del riciclo e di poca ispirazione. Non che comunque le idee alla base fossero malaccio, attenzione, ma il risultato finale è stato come dire, un po'...gne.



Ma se quel lavoro puntava su canzoni effettivamente thrash metal, che poi fossero abbastanza mediocri o meno non è importante stabilirlo in questo caso, 'The Unknown' pesca a piene mani da quel famoso Black Album del 1991 a nome Metallica. Se si toglie la doppietta centrale formata 'Sleepless Eyes' e 'Out Of Sight', e poi la conclusiva 'Balance Of Time', dove la prima e la terza giocano sullo stesso identico riff (ascoltare per credere), che a sua volta è ripreso dalla Titletrack di 'Hell Unleashed', il resto dell'album si distacca totalmente. Le sette canzoni rimanenti sembrano fare un po' il verso tutte a 'Sad But True', mid tempo molto massicci ('The Mask We Wear', l'evitabilissima 'Monolith'), pezzi più riusciti dal punto di vista del songwriting, moto introspettivo (Titletrack), o 'Reap What You Sow', che ancora sembra una b-side dei Metallica di fine 90's.

L'impressione generale è che gli Evile abbiano perso la bussola e non sappiano neanche loro da che parte puntare, se verso sonorità più azzardate allontanandosi dalla loro comfort zone (non riuscendoci molto bene, come in questo caso), o se rimanere in quella comfort zone dove però l'autocitazionismo è sempre dietro l'angolo. Forse una piccola pausa sarebbe la cosa più giusta per raccogliere le idee, e poi ripartire.
Recensione a cura di Francesco Metelli

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