Copertina 7

Info

Anno di uscita:2023
Durata:57 min.
Etichetta:Metalville Records

Tracklist

  1. COOL WATER
  2. LOVER
  3. BREAKDOWN
  4. DON’T LET THEM PUSH YOU
  5. DESTINY
  6. LIGHTS OF TOKYO
  7. SO IN LOVE
  8. BAD KID FROM SCHOOL
  9. CATCHING UP ON YOU
  10. DO YOU UNDERSTAND
  11. ENOUGH IS ENOUGH
  12. YOU’VE GOT IT
  13. WHO DO YOU RUN TO
  14. GOING HOME

Line up

  • Mel Galley: guitar
  • Dave Holland:drums
  • Glenn Hughes: bass, vocals
  • Geoff Downes: keyboards
  • John Michael Jones: vocals, tromba
  • Terry Rowley: organ, guitar, piano, flaute
  • Rob Kendrick: guitar
  • Peter Wright: bass
  • Peter Goalby: vocals, guitar
  • Steven Bray: drums
  • Mervyn Spence: bass, vocals
  • Richard Bailey: keyboards

Voto medio utenti

Il destino spesso è beffardo e nel caso dei Trapeze lo è stato ancora di più: vedasi nelle varie line up chi ci ha militato con gente che ha realmente fatto la storia della musica dura e alternativa (con mebri che poi andranno a militare nei Whitesnake o nei Judas Priest, tra i tanti), gli attestati di stima da parte di certi pesi massimi del Rock (Led Zeppelin o Deep Purple) e poi si fa il confronto tra quanto hanno raccolto e quanto hanno dato (band come i Red Hot Chilli Peppers dovrebbero fare un monumento a Dave Holland e soci) , il dispiacere è tanto.

Nonostante un destino infame nei loro confronti, l’Hard Rock con loro ha avuto degli importanti portabandiera come dimostrato in questa raccolta: dal Rock ‘N Roll schietto e diretto, si passava con disinvoltura ad importanti pennellate Funk Rock (anticipando diverse band), nonché deviazioni velatamente AOR dal sapore catchy e radiofonico.

Ma il tempo spesso è galantuomo e nonostante siano sempre stati una chicca piuttosto che altro, nel tempo il mito dei Trapeze è sopravvissuto e giunge a noi con un piccolo ma agguerrito seguito di fans fedeli e uno dei desideri del chitarrista Mel Galley è stato quello di pubblicare una serie di brani rimasti ancora oggi inediti e contenuti nel suo archivio privato.

Peccato che oltre ad un paio di fugaci reunion durate quanto un battito di ciglia, non ci sia stato qualcosa di più sostanzioso: come detto prima, questi inediti raccolgono molte sfumature dell’Hard Rock vario ed esuberante del gruppo inglese e quindi mostrano che se ci fosse stata una seconda vita, probabilmente ci sarebbe stato altro spettacolo.

Il sapore dell’ennesima occasione mancata rimane, ma intanto queste chincaglierie sonore sono riemerse: per i fans del gruppo rappresentano una gustosa confort zone grazie ad una manciata di ottimi brani e qualche riempitivo, mentre per chi non conosce la band questa raccolta potrebbe essere la proverbiale pulce nell’orecchio che può dare il via ad una piacevole scoperta fatta di un Hard Rock mai statico, come tipico di quell’era ormai sempre più lontana.

Recensione a cura di Seba Dall

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