I
Taedifer sono una nuova formazione ceca composta da volti già noti: veterani provenienti da realtà come
Ingrowing, Gutalax, Locomotive, Dark Angels, Bone Orchard, The Old Four e Bohemyst. Sì autopresentano come un ensemble forgiato dallo spirito del pedale
Boss HM-2, ovvero da quel Death metal di scuola svedese plasmato dal tipico suono di chitarra compresso e distorto definito
effetto buzzsaw.
Ed effettivamente è su queste coordinate classiche che si muove il loro esordio sulla lunga distanza – in uscita tramite la
Archaic Sound il 20 dicembre 2025 –
"Indivinus".
Un album che si potrebbe inquadrare guardando ai primi
Entombed e a quelle realtà svedesi che flirtano con la scuola americana ai limiti del Brutal, come
Bloodbath e
Vomitory.
La particolarità del disco è che i
Taedifer qui riescono a miscelare un approccio lineare – attitudine in your face – e articolazioni compositive più complesse, con un certo gusto per armonie e dissonanze assai particolare che, nei frangenti più lenti, talvolta ricorda un po' gli
Autopsy, mentre in quelli più veloci presenta alcune raffinatezze stile
Morbid Angel e
Malevolent Creation.
Ci sono anche due ospiti di eccezione:
Eric Forrest alla voce (bassista e singer dei
Voivod) nell'ultima traccia, e il grande
Matt Harvey alla chitarra (
Exhumed,
Gruesome, ecc.ecc.) nella devastante
"Even the Death May Bleed", dove l'accento a stelle e strisce dei
Taedifer si fa sentire con più prepotenza.
"Indivinus" è un platter di Death metal duro e puro, suonato benissimo, e che presenta quel quid in più capace di rendere ancora credibile e creativo un genere che, altrimenti, dopo quasi 40 anni dalla sua comparsa, risulterebbe noioso e stantio.
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