Copertina 8

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2025
Durata:non disponibile
Etichetta:Archaic Sound
Distribuzione:Grand Sounds PR

Tracklist

  1. DOOM DESERVED
  2. HATESEED
  3. DEMONS OF THE PAST
  4. STONE COLD
  5. CROWNED DECIEVER
  6. DEVIL THY LOVER
  7. EMBRACE THE DARKNESS
  8. SKINLESS
  9. EVEN THE DEATH MAY BLEED
  10. BLOOD RED RAIN

Line up

  • Pavel Troup: Bass
  • Marek Verner: Drums
  • Robert Kubík: Guitars
  • Pepe: Guitars
  • Radek Popel: Vocals
  • Eric Forrest: Vocals (track 10)
  • Matt Harvey: Guitar solo (track 9)

Voto medio utenti

I Taedifer sono una nuova formazione ceca composta da volti già noti: veterani provenienti da realtà come Ingrowing, Gutalax, Locomotive, Dark Angels, Bone Orchard, The Old Four e Bohemyst.

Sì autopresentano come un ensemble forgiato dallo spirito del pedale Boss HM-2, ovvero da quel Death metal di scuola svedese plasmato dal tipico suono di chitarra compresso e distorto definito effetto buzzsaw.
Ed effettivamente è su queste coordinate classiche che si muove il loro esordio sulla lunga distanza – in uscita tramite la Archaic Sound il 20 dicembre 2025 – "Indivinus".
Un album che si potrebbe inquadrare guardando ai primi Entombed e a quelle realtà svedesi che flirtano con la scuola americana ai limiti del Brutal, come Bloodbath e Vomitory.
La particolarità del disco è che i Taedifer qui riescono a miscelare un approccio lineare – attitudine in your face – e articolazioni compositive più complesse, con un certo gusto per armonie e dissonanze assai particolare che, nei frangenti più lenti, talvolta ricorda un po' gli Autopsy, mentre in quelli più veloci presenta alcune raffinatezze stile Morbid Angel e Malevolent Creation.
Ci sono anche due ospiti di eccezione: Eric Forrest alla voce (bassista e singer dei Voivod) nell'ultima traccia, e il grande Matt Harvey alla chitarra (Exhumed, Gruesome, ecc.ecc.) nella devastante "Even the Death May Bleed", dove l'accento a stelle e strisce dei Taedifer si fa sentire con più prepotenza.

"Indivinus" è un platter di Death metal duro e puro, suonato benissimo, e che presenta quel quid in più capace di rendere ancora credibile e creativo un genere che, altrimenti, dopo quasi 40 anni dalla sua comparsa, risulterebbe noioso e stantio.

Recensione a cura di James Curzi

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