I greci
Winter Eternal tornano a distanza di soli due anni dall'ottimo
"Echoes of Primordial Gnosis" (2024), sempre coadiuvati dal patrocinio della
Hells Headbangers Records, con il quinto full-length della carriera:
"Unveiled Nightsky".
In questa nuova fatica i
Winter Eternal sembrano essere tornati sui passi dei primi dischi, ovvero vengono sì conservate le orchestrazioni sinfoniche, ma non in maniera preminente come nel precedente LP, e assumendo queste tonalità più conformi al gelo del Black scandinavo, pur senza rinnegare la matrice Hellenic.
I suoni sono saturi, avvolti da quella leggera bruma che ben si presta a dipingere immaginari desolati, fatti di distese di terra sacrificate alla durata eterna dell'inverno.
Come di consueto si gioca sul filo del Melodic death, sulla scia di
The Elysian Fields,
Zemial,
Vinterland e
Unanimated; molto forte è la componente mistica, sprigionata dalle numerose cromie di blu che permeano la musica degli
Winter Eternal.
Il blu dell'artwork è qualcosa di ben di più… e loro ne sono consapevoli. Il blu è il colore delle acque e, come insegna
Eliade, della distruzione e della dissoluzione delle identità, ma anche della purificazione catartica e della rinascita. Un colore che rifiuta ogni identità prestabilita e, per la sua stessa indistinzione originaria, si accorda intimamente con il mistero.
E cosa c'è di più seducente di un mistero?
Comprate
"Unveiled Nightsky" a occhi chiusi… e andrà davvero tutto bene.
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