Gli statunitensi
Ashbringer con
"Subglacial", rilasciato in questo febbraio 2026 tramite la
Bölverk Collective, tagliano il traguardo del quinto full-length.
Dico subito che non sono rimasto entusiasta da questo lavoro degli
Ashbringer, il quale si muove su linee di black metal atmosferico dai tratti post-rock con numerose clean vocals che di nero – al di là di una produzione scarna e leggermente caotica – hanno ben poco e, inoltre, ed è qui che risiede il vero problema, risultano mal amalgamate tra loro, perdendosi in strutture che talvolta si orientano su territori progressive inconcludenti. Si richiama un po' a quel black melodico con linee folk degli ottimi
Panopticon, bensì anche a certe sfumature degli
Amiensus e degli
Agalloch, ma su un livello compositivo banale e un po' disorganico. Peccato, perché la band sarebbe davvero talentuosa nello scrivere Atmospheric black pregno di pathos "caldo"; l'esordio
"Vacant" del 2015, per esempio, era davvero un ottimo album, su tutt'altro livello rispetto a questo scialbo e inconcludente
"Subglacial". Tuttavia temo che sia da un pezzo che gli
Ashbringer si siano persi.
Non posso far altro che sconsigliarvelo.
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