Copertina 8

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2025
Durata:35 min.
Etichetta:Dusktone
Distribuzione:Dusktone

Tracklist

  1. FOSSEGRIM
  2. BOOK OF DESTRUCTION
  3. HEAR THE WHISPER
  4. SVART MESSE
  5. DYING SUN
  6. MITT SKRIPT
  7. VONDBROTEN FOR EVIG TID
  8. DEATH BEYOND DEATH

Line up

  • Grøtt: Bass
  • Ollis: Drums
  • Helvett: Vocals
  • Djafull: Vocals
  • ØKS: Bass

Voto medio utenti

I Natas sono una formazione norvegese attiva, da circa quindici anni, nel solco della Fiamma nera più ruvida e viscerale. Dopo un primo full-length che li collocava saldamente entro coordinate scandinave classiche, il gruppo torna nel 2025 con il secondo album completo, “Mara”, pubblicato dalla Dusktone.

Questo nuovo lavoro resta un disco estremamente nero, e altresì rispetto al passato amplia in modo deciso il proprio spettro espressivo, muovendosi anche verso toni viking e pagan nettamente più accentuati, senza che ciò intacchi minimamente la violenza di fondo. Al contrario, l’elemento pagan viene assorbito e rifunzionalizzato all’interno di una proposta che rimane feroce, compatta e aggressiva, rafforzandone l’impatto complessivo.
La violenza sonora dei Natas conserva una matrice marcatamente nera, ma si spinge talvolta verso risvolti quasi hardcore, conferendo al disco un’urgenza fisica e una tensione costante bestiale. In generale, “Mara” può richiamare realtà come i Taake per l’approccio gelido e abrasivo; i primi Dødheimsgard per i frangenti più devastanti e "urlati", affiancati però da suggestioni mitologiche (norrene) maggiormente pronunciate che rimandano a nomi come Hellheim, Kampfar e, sul piano delle clean vocals, alle relative fasi dei Bathory. Non mancano inoltre oscillazioni su registri che evocano alcune espressioni dell’Icelandic black metal, con richiami a band come i Sinmara e non solo.
Il risultato è un album breve, concentrato e seminale, in cui la componente pagana non attenua mai la nerezza d’insieme, al contrario ne esalta la forza primordiale.

“Mara” colpisce con una brutalità impressionante, un songwriting immediato e, sorprendentemente, possiede anche una certa orecchiabilità che non guasta mai.
Black fucking metal beast.

Recensione a cura di James Curzi

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