Partendo dal concept "lovecraftiano" del loro debut, i francesi
Tarask proseguono sul nuovo album, in uscita per la
Antiq, il tema del consumismo, della società moderna e della critica di un mondo in cui l'individuo è forzatamente sottoposto al conformismo, lasciato solo con i propri demoni, seguendo, dunque, lo stesso protagonista che, questa volta, dopo essere riuscito a malapena a fuggire dalla città maledetta, si ritrova solo, alla ricerca di risposte.
Il concept, a mio avviso molto interessante, viene veicolato attraverso un
violentissimo black metal, dal taglio al limite del magniloquente, freddissimo, a tratti vagamente depressive, arricchito da innervature melodiche di gran pregio che lo elevano sopra la media delle "classiche" uscite estreme di matrice ambient a cui
"Sitra Ahra", volendolo classificare per forza, appartiene.
Il gran pregio dei
Tarask è quello di saper creare composizioni le quali, nonostante la furia iconoclasta dalla quale sono ammantate, risultano accattivanti, per lunghi momenti emozionanti (da brividi l'atmosfera grigia che si respira), e con spunti anche distanti dal "puro" Black Metal che, sorprendentemente, si inseriscono perfettamente nel tessuto sonoro facendo in modo che delicati arpeggi, tastiere sognanti, soavi voci femminili, non sfigurino in mezzo alla chirurgica distruzione dei blast beats ed al riffing forsennato di chitarre (ricche di pathos ed ispirazione) che lasciano poco spazio alla fantasia riguardo alla loro natura mortifera e dissonante.
A rendere ancora più pregevole il risultato finale ci pensano, inoltre, una produzione glaciale e dolorosa per l'udito, lo scream rabbioso del leader
Joris, perfetto interprete dello spirito di un protagonista che vuole addentrarsi nell'occulto e nel satanismo, nel disperato tentativo di sconfiggere i propri demoni interiori, e, come accennavo prima, il ricorso a soluzioni non ortodosse, mi spingo a dire dal sapore post black metal (termine da prendere con le dovute cautele), che, orchestrate molto bene, fanno di
"Sitra Ahra" un album avvincente, nerissimo, introspettivo e dannatamente convincente, un lavoro, dunque, che conferma l'eccellenza della scuola francese e che non deve sfuggire agli amanti del suono estremo dotato di anima (dannata).
Davvero un gran bel dipinto di triste atmosfera.
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?