Il quartetto brasiliano
Papa Necrose, attivo dal 2010 nell’area di Salvador (Bahia), giunge al quarto full length con
"Anthropomorphy Execution", pubblicato il 20 marzo 2026 per
Awakening Records. Dopo tre album che ne hanno definito con chiarezza il profilo, la band prosegue lungo la medesima direttrice, senza deviazioni né ammiccamenti contemporanei.
Si tratta di un death metal old school che si rifà apertamente ai
Pestilence e agli
Asphyx dell’era
Martin van Drunen, bensì che rivolge lo sguardo anche nella direzione di
Obituary ed
Autopsy. Coordinate stilistiche nette, dichiarate, che il gruppo assume come fondamento senza cercare scorciatoie o ibridazioni superflue.
I brani si muovono su una linea prevalentemente veloce, immediata e diretta, ma non mancano rallentamenti densi, melmosi, che appesantiscono l’atmosfera e rafforzano l’impatto. L’album è complessivamente molto violento, compatto, ben strutturato e ben composto. Punta con decisione sul feeling, sull’efficacia e su una tecnica solida benché mai narcisisticamente esibita, perfettamente in linea con i modelli evocati.
È vero, i
Papa Necrose non inventano niente di radicalmente nuovo e rimangono saldamente ancorati alle direttive stilistiche maestre, eppure funziona. È convincente, credibile, energico. Paradossalmente, alcuni dei nomi storici citati oggi faticano a produrre un lavoro altrettanto coeso e incisivo.
Forse una maggiore originalità avrebbe ulteriormente elevato il risultato, così come un leggero snellimento del minutaggio — non eccessivo, ma talvolta appena dilatato oltre il necessario — avrebbe reso alcune composizioni ancora più taglienti. Si tratta però di rifiniture marginali: nel complesso
"Anthropomorphy Execution" è un disco davvero riuscito bene, feroce e costruito con cognizione di causa.
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