Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:50 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. MONTANA SKY
  2. THE MELODY
  3. THESE DAYS
  4. MAYBE MONDAY
  5. GRASS IS GREENER
  6. LOVE HISTORY
  7. LAST NIGHT'S WHISKEY
  8. HERE I GO AGAIN
  9. YOU'RE THE INSPIRATION
  10. I'M ALRIGHT
  11. FOR A SOLDIER
  12. HATE THIS HEART

Line up

  • Jay DeMarcus: vocals, keyboards, bass
  • Jason Scheff: vocals, bass
  • Chris Rodriguez: guitars
  • Steve Ferrone: drums
  • Tom Yankton: guitars

Voto medio utenti

Tornano i Generation Radio con tutto il loro ricco e autorevole bagaglio di esperienza e perizia, ma stavolta sembra che il “mestiere” e la routine abbiano travalicato un po’ la soglia dell’ammissibile.
Uno sconfinamento minimo, che in realtà non pregiudica la piena gradevolezza d’ascolto e che tuttavia finisce per produrre schegge di delusione in chi aveva “gridato al miracolo” all’uscita del debutto eponimo del supergruppo americano.
Take two”, che vede l’ingresso in formazione di Steve Ferrone (Tom Petty & the Heartbreakers, Average White Band. ...) al posto di Deen Castronovo, è ancora una volta un concentrato di classe e padronanza “radiofonica”, mentre a mancare è appena un pizzico di quel dinamismo espressivo che aveva reso l’esordio un’equilibrata e avvincente miscellanea di chiaroscuri sonori emotivamente totalizzanti.
Sensazioni ancora ben vivide quando “Montana sky”, figlia legittima di Little River Band e Chicago, apre la raccolta, seguita da una “The melody” che avvolge l’astante in un elegante e brioso velluto sonoro non lontano da certe cose di John Waite.
Con “These days” i Generation Radio inaugurano la corposa sezione cover dell’albo (alla fine saranno ben quattro …) e sebbene l’omaggio ai Rascal Flatts (band da cui proviene di Jay Demarcus) funzioni abbastanza bene in questo suo adattamento pop-rock, c’è comunque da chiedersi come mai una formazione di questo livello artistico decida d’infarcire l’opera di rifacimenti, non tutti, come vedremo, particolarmente riusciti.
Dopo “Maybe monday”, in cui l’innata attitudine romantica del gruppo è felicemente esposta, il coinvolgimento cardio-uditivo ha una battuta d’arresto con la stucchevolezza easy-listening di “Grass is greener”, per poi riprendersi in maniera piuttosto significativa grazie alla melodia poppettosa di “Love history”, adatta per collocarsi con una certa autorità anche nelle spire dell’etere contemporaneo.
Meno efficace si rivela, invece, “Last night's whiskey”, a meno che non siate irriducibili estimatori del roots-rock a stelle e strisce declinato nella sua forma più melliflua, e anche il mite remake di “Here I go again” dei Whitesnake finisce per essere inserito tra i momenti più interlocutori del lotto, nonostante la consueta eleganza con cui i nostri trattano la materia musicale nel suo complesso.
Andiamo meglio con “You're the inspiration”, in origine dei Chicago, a testimonianza di quale sia la comfort zone di un gruppo che in “I'm alright” di Kenny Loggins strizza l’occhio alla vivace positività pastorale yankee senza particolari illuminazioni.
La scaletta si esaurisce con un paio di graziosi slow, l’elettroacustica “For a soldier” e la crepuscolare “Hate this heart”, a ulteriore dimostrazione di come in questo secondo albo i Generation Radio abbiano scelto di privilegiare il versante maggiormente carezzevole e avvolgente della loro erudita sensibilità espressiva.
Take two” è come quei sequel cinematografici che nonostante i mezzi tecnici, l’abilità e la professionalità degli interpreti, non riesce ad essere pienamente all’altezza delle (elevate) aspettative a causa di alcuni deficit di sceneggiatura e di una certa soggezione nel tentare di ampliare ulteriormente le brillanti tematiche del suo predecessore … un bel disco, comunque, privo, però della “magia” di “Generation Radio”.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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