Copertina 8,5

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2026
Durata:34 min.
Etichetta:Scarlet Records

Tracklist

  1. SATOR ROTAS
  2. A CLOCKWORK REVERIE
  3. 18 (IT FEELS LIKE HEAVEN)
  4. ANDROMEDA
  5. IDENTITIES (2026 VERSION)
  6. GOD IS DEAD (2026 VERSION)
  7. THE 25TH HOUR (2026 VERSION)

Line up

  • Olaf Thörsen: guitars
  • Andrea "Tower" Torricini: bass
  • Oleg Smirnoff: keyboards
  • Michele Luppi: vocals
  • Matt Peruzzi: drums

Voto medio utenti

Un Ep di 34 minuti; una intro, tre pezzi nuovi, tre rifatti da dischi precedenti. In una situazione normale, un lavoro così sarebbe un normale momento interlocutorio di una band, che tiene viva l'attenzione della fan base e del mercato in attesa del prossimo full length. Ma qui, Amici della Gloria, ci troviamo in una situazione che di normale ha ben poco.
Nel giro di un annetto, infatti, i Vision Divine, ossia (per chi vi scrive) una delle 3 bands metal italiane migliori di tutti i tempi, attraversano un 'Dramatic turn of Events' degno di Petrucci e soci. Nell'ordine:

- il singer Ivan Giannini molla la band ancora con date live già confermate e un concept album che attendeva il sequel/conclusione, lasciando gli altri nei casini;
- al suo posto, dopo mesi di trepidazione, viene (ri)confermato Michele Luppi, ed è un ritorno cla-mo-ro-so, per il passato glorioso e anche per le qualità tecniche, semplicemente indiscutibili, di Michele;
- il suo ingresso provoca un effetto domino da capogiro, che culmina con l'uscita dalla band di Alessio Lucatti, ormai presenza storica dietro le tastiere;
- di lì a poco, anche Federico Puleri, seconda ascia da una vita, lascia la band, che decide di proseguire in formazione a 5
- a concludere la sarabanda, si registra anche un altro ritorno, quello del keyboard wizard Oleg Smirnoff, il che catapulta i Vision Divine dritti dritti nel loro passato migliore, quello di 25th Hour/Stream/Perfect Machine.

E secondo voi, dati tutti gli elementi sopracitati, è possibile che Olaf Thorsen se ne sia uscito con un dischetto qualsiasi? No, amici miei, no di certo. "A Clockwork Reverie", in tre canzoni e un'intro, setta in maniera indelebile il presente e il futuro dei 'nuovi/vecchi' Vision Divine, con il cuore in un magnifico passato, ma i piedi saldamente ancorati in un 'adesso' stratosferico, carico di promesse deliziose. E sì, perché la splendida title track, una "18 (It flles like heaven") da strapparsi le vesti e la strabiliante "Andromeda" non fanno che confermare che, come sempre per i VD, il passato è solo un blocco di partenza per saltare sempre più in avanti, 'sempre più in alto' (cit. Mike B.). Il sound è potente e cristallino, la produzione urla MULARONI da ogni poro (con lo zampino di Luppi e finalmente con una sezione ritmica ben udibile, in primis il gran lavoro al basso del Tower), e la penna di Olaf (e Michele) è sempre più in stato di grazia, in grado di fornire oro colato ai suoi compagni di squadra, che eseguono un lavoro impressionante in fase di esecuzione. E cosa dire di Luppi? Nei dietro le quinte, nei messaggini 'da non dire a nessuno', molti ne discutono il temperamento ed un carattere a volte difficile, altri dicono esattamente il contrario. I fatti, che sono l'unica cosa che ci interessa, dimostrano come Michele sia forse il miglior cantante metal (e non solo) che abbiamo in Italia, insieme ad altri due nomi ben precisi (io li ho tutti in mente, ma non ve li dirò mai... Forse, se insistete...). Classe, controllo della voce, estensione, timbro. Ciaone.

In sostanza: "A Clockwork Reverie" varrebbe l'asciolto solo per risentire tre perle del passato, ma non è altro che un piccolo grande manifesto: un manifesto alla grandezza dei Vision Divine, Fenice dalle ali dorate, capace di cadere e risorgere più forte di prima. Chapeau.



Recensione a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

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