Via ad Mortem - Requiem I: Through the Path, over the Ruins

Copertina 8

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:45 min.
Etichetta:Northern Darkness Records
Distribuzione:Northern Darkness Records

Tracklist

  1. THE FIRST STEPS TOWARDS THE UNKNOWN
  2. THROUGH THE PATH...
  3. WORSHIPPER OF DEATH
  4. MUCHITA - NIGHT IN LIMA
  5. INTO THE BARDO
  6. VORAGINE DI LUCE
  7. ...OVER THE RUINS
  8. RIB FOR A RIB
  9. THE GRACE OF GNOSIS

Line up

  • Gibil': Drums
  • Hiems Silens: Guitars, Bass
  • Santamuertero Sinister: Vocals, Keyboards

Voto medio utenti

Attraverso il sentiero, sopra le rovine, viene indicata una Via verso la morte che probabilmente (prendetemi pure con il beneficio del dubbio) rappresenta una metafora di un percorso di catarsi spirituale di matrice gnostica in cui l'Io empirico, terreno, si sacrifica a favore del raggiungimento di un'individualità di livello superiore, trascendente, rispetto a quella ordinaria, talvolta automatizzata, tipica di alcune varianti dell'uomo moderno.

"Requiem I: Through the Path, Over the Ruins" è l'esordio del terzetto veneto Via ad Mortem, uscito a metà maggio 2026 sotto il patrocinio dell'etichetta Northen Darkness Records, e si presenta fin dalle prime note come un lavoro di spessore. I ragazzi propongono una forma di black metal dalla produzione scarna ma al tempo stesso "moderna" e contraddistinta da una moderata rotondità. Un tessuto sonoro che trova il suo substrato principale in un amalgama di strutture nere non eccessivamente veloci, bensì contraddistinte da ampie e capillari innervazioni melodiche, benché mai invadenti, che delineano i tratti di un'opera dall'alto impatto emotivo e a momenti commovente.
Personalmente ho trovato particolarmente emozionanti i ricami di tastiera che uniti a leggere sfumature death dai toni gotici conferiscono un certo romanticismo alle composizioni.
Sono la malinconia e il distacco il fil rouge dell'esordio targato Via ad Mortem… Tutto ciò che scorre qui dentro ha, e lascia sull'ascoltatore, i segni della sofferenza. E altresì della rivalsa, della tensione verso il sacro e della trasfigurazione dell'Io, sentimenti congiunti a sfuriate nichiliste tradotte con tremolo taglienti e drum patterns martellanti ma ben distinguibili, che fanno sì che il platter resti sufficientemente duro, abrasivo e provocatorio nonostante la propensione per la trascendenza (provocazione che si segnala anche per taluni campionamenti parlati in lingua italiana).

Si tratta di un album in cui il taglio filosofico ed esoterico si fa sentire con preponderanza raggiungendo l'acme con il brano "Voragine di Luce". Tuttavia, quel che più ha rilevanza, e che al di là delle proprie convinzioni personali — come sempre è soltanto questo che mi preme in sede di analisi — è che i Via ad Mortem lasciano parlare l'arte. E vi si adoperano tramite quello splendido slittamento di significanti che — pur nella presenza del determinato e specifico senso che questi assumono tramite la concatenazione effettuata dall'artista — come affermerebbe Lacan, autonomizzandosi dai significati lasciano aperto un varco, un vuoto che assume un ulteriore senso soltanto nel momento dell'incontro con il soggetto, nel nostro caso l'ascoltatore… Ed è qui che il black metal potrà rivelarsi nella nudità della propria essenza.
Black Magic.


"Una voragine di luce
Senza mura, candele o icone

Avvicinati viandante e parla piano
Lascia una parola nell'aria

I fuochi fatui ti avvolgeranno
Le Anguane ti chiameranno
E gli spettri del passato urleranno
Affinché qualcuno li ricordi

Il prezzo del cambiamento è l'anima
Criminale o innocente non conta

La montagna non distingue
Tra perdente e vincitore
E' solo custode e attende"


(Via ad Mortem)

Recensione a cura di James Curzi

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