Copertina 7

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2026
Durata:27 min.
Etichetta:Relapse Records

Tracklist

  1. LEGION OF DOOM
  2. ARCHANGEL
  3. POWER OF DARKNESS
  4. ZOMBIE
  5. WITCH OF HELL
  6. RISE OF SATAN
  7. SUMMONED TO DIE
  8. MANTASSLAUGHTERHOUSE
  9. DEATH BY METAL

Line up

  • Terry Butler: bass
  • Rick Rozz: guitars
  • Matt Harvey: guitars, vocals
  • Gus Rios: drums

Voto medio utenti

Questo debutto è un tribute album? Oppure una sonora scopiazzatura per evidente mancanza di idee? Si chiederà qualcuno, ora vi dico la mia.

Questo supergruppo del metal estremo statunitense formato da Rick Rozz e Terry Butler è nato come tributo ai mitici Death del compianto Chuck Schuldiner e questo credo che lo sappiano pure i sassi.
Ora questa formazione fa un passo in più pubblicando il primo album che è focalizzato sulla primissima carriera della band floridiana quella dei primi due album, infatti guardate il logo, i caratteri del titolo e la copertina, è un omaggio al bellissimo artwork di Ed Repka per “Scream Bloody Gore”.

Ma non è una presa per i fondelli dell’ascoltatore medio di death metal, qui c’è tanto cuore e la volontà di omaggiare un gruppo che nei suoi primissimi anni di carriera discografica ha contribuito a creare un genere ed alcuni componenti di questa formazione hanno militato in diverse epoche nella band di “Evil Chuck”.

Si tratta di puro e sano thrash/death ottantiano, intenso, serrato e con qualche guizzo melodico, penso che se ascoltiate “Archangel” o “Rise of satan” non smetterete un secondo di scapocciare.
C’è anche la strumentale “Zombie” che puzza di anni ottanta lontano un miglio oppure se volete ancora essere di più convinti del proposito ecco la veloce “Mantas” che richiama nel titolo la formazione pre – Death.

Certo non ci troviamo davanti ad un capolavoro, è un disco nato come divertimento e per far passare il tempo piacevolmente tra sozzure varie, devo essere sincero che l’obiettivo è stato centrato, quindi prendetelo come una dichiarazione d’amore verso un’epoca finita ma che pulsa ancora nel ricordo di chi l’ha vissuta intensamente.

Recensione a cura di Matteo Mapelli

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