Si dice che “lo scherzo è bello quando dura poco”. Lo premetto perché con
Ed Wynne la situazione sta un po’ sfuggendo di mano, nel senso che la produzione regolare e continuativa degli ultimi anni - sia solista sia a nome
Ozric Tentacles - comincia davvero a sembrare “intercambiabile”.
Per carità, il sopraccitato chitarrista è estremamente riconoscibile, così come lo sono le sue influenze, ad esempio i Tangerine Dream degli anni Ottanta (
“Guardstones”, “Tillamook”). Poi però ascolto
“Space Platform” o
“Malachite” e non capisco più se quel brano l’ho già sentito su qualche altro suo disco o meno.
Va molto meglio con la titletrack, dilatata ed eterea, e caratterizzata da un bel crescendo elettrico o con la conclusiva
“Sumipad”, un buon compendio dell’arte del musicista britannico che sfocia nella synthwave e nell’immancabile world music.
Consiglierei comunque di rallentare un attimo.
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