Il trio ucraino
Molh dopo aver rilasciato in via indipendente un ottimo full-length di esordio nel 2024 dal titolo
"Deus", ritorna sulla scena con la propria seconda opera lunga,
"Dream of the Mounds", questa volta affiancato per la versione fisica in CD dalla label
Attractor Records.
"Dream of the Mounds" è una di quelle uscite che mi ha colpito fin dal primo ascolto e la ritengo, quantomeno, uno dei migliori lavori di Black metal autentico che mi sia capitato di trattare in questi ultimi mesi.
Un album piuttosto diretto dove risulta in evidenza la matrice svedese, sulla linea dei migliori
Dark Funeral, declinata con lo stile ucraino tramite innesti di situazioni atmosferiche dai leggeri sentori folkloristici che potrebbero richiamare a formazioni sulla scia degli
Astrofaes e, bensì, negli episodi più duri ed opprimenti in cui emerge una venatura di nerissima melancolia, è inoltre possibile ricollegarsi ad alcuni progetti di
Saenko, quali i primi
Windswept ed
Hate Forest.
Percepisco il gelo sferzante dei tremolo accompagnati dai tipici blast beat asettici, lo scream lancinante, le atmosfere cupe e i sentimenti depressivi coagulati in un involucro sonoro scarno e, al tempo stesso, adeguato ai tempi ultimi, come intenti a tratteggiare, seguendo le direttive delle più eleganti costruzioni mitopoietiche, un immaginario sacrale.
"Dream of the Mounds" è un viaggio nella memoria ancestrale, dove tumuli, steppe, vento e inverno diventano luoghi della memoria collettiva. La natura assume una dimensione rituale: custodisce il ricordo degli antenati, attraversa il tempo e trasforma la morte: non solo una fase terminale, bensì un senso di continuità che riaffiora attraverso le radici, la terra, il vento e il paesaggio stesso. Una sorta di soglia simbolica da oltrepassare per comprendere come, in realtà, niente di ciò che ha realmente valore scompaia.
Un'opera lacerante... onirica, feroce, spiritualmente "eroica" nel suo significato genuino e trascendente.
«Finché i tumuli si ergeranno sulle steppe e le stelle non cadranno in polvere, continueremo a riunirci tra le ombre e i sogni, e la nostra voce vivrà nei venti eterni.»(Traduzione dall'ucraino a cura del recensore, con l'ausilio dell'AI.)
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