“
Il meraviglioso mondo di Dag Finn” (
cfr. l’albo solista del 1991 del cantante norvegese) è un universo colorato da tinte pastello e disseminato di lustrini, spensierato, ludico e vaporoso, di quelli che è bello bazzicare soprattutto quando la realtà quotidiana è decisamente meno gioiosa.
Per un sacco di tempo ho usufruito proficuamente della sua visione del cosmo, così ben illustrata dagli
Sha-Boom, per alleggerire i momenti di tristezza e inquietudine, e apprendere che a distanza di ventun anni dal precedente “
The race is on” (un formidabile ansiolitico privo di nocivi effetti collaterali, per la cronaca …) il nostro aveva deciso di rispolverare l’antico
monicker e rilasciare un nuovo
blister discografico di potenziali stimolatori del buonumore mi ha visto ovviamente molto intrigato e incuriosito.
Ricordando al lettore che gli
Sha-Boom hanno ottenuto i consensi maggiori alla fine degli anni ottanta (con gli
album “
R.O.C.K.” e “
Let’s party”) e che la loro miscela di
pop,
AOR e
glam è stata una vera leccornia per gli estimatori di The Sweet (non ha caso
Andy Scott ha prodotto i primi due lavori del gruppo, e nell’esordio troviamo anche una
cover di “
Fox on the run”) e Roxette (
Per Gessle ha collaborato con la
band), al sottoscritto non resta che appurare se “
Another nail in the coffin” può essere un nuovo efficace e salutare sostituto delle benzodiazepine.
Ebbene, l’effetto è analogo a quello del passato e il contributo di
Erik Mårtensson (Eclipse, W.E.T.) in fase produttiva ed esecutiva ha reso il farmaco sonoro leggermente più “attuale”, evitando il pericolo di un’asettica scimmiottatura di fasti pregressi.
Accade così che “
Never stop”, "
Walk (far away)” e "
The sun, the moon, the stars”, con il loro tocco “celtico”, ricordino davvero una sorta di
mix tra i “vecchi”
Sha-Boom e gli Eclipse più accessibili, mentre con la
title-track dell’opera siamo di fronte ad una briosa
jam session tra Slade, Def Leppard e Quireboys ed è sufficiente anche solo un contatto con la frizzante "
Let's go (88)” per venirne istantaneamente contagiati.
Dopo la pausa sentimentale “
Out of control”, tocca a “
Farewell, goodbye” alimentare ulteriormente, in ossequio ai numi tutelari Mott the Hoople e The Sweet, il coefficiente spigliato e
anthemico della questione, e laddove la successiva “
Back on the streets” si tinge di una seduttività vagamente Poison-
esca, l’elettroacustica "
A million miles away” conquista con le persuasive armi dell’evocazione romantica, malinconica ma senza vere afflizioni.
Le ultime due tracce, infine, meritano una segnalazione “particolare”: “
One more drink for the road”, poiché si tratta di uno scanzonato
rock ’n’ roll che vede la partecipazione “eccellente” di
Tomas Vikström e
Rosalia Sairem (Therion) e di
Linnéa Vikström (Thundermother), ed “
Emergency”, semplicemente perché racchiude in tre minuti tutte le migliori qualità attuali degli
Sha-Boom, guadagnando la palma di
best in class della raccolta.
Alla fine non posso far altro che aggiungere felicemente “
Another nail in the coffin” all’assortimento di medicamenti musicali capaci di favorire la serenità e diminuire le preoccupazioni, consapevole che, ancora una volta, rischia solo di causare una virtuosa e benefica forma di dipendenza.