Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:6 min.
Etichetta:Soulseller Records

Tracklist

  1. DOGS OF WAR
  2. CYNOCEPHALUS
  3. AUTHOR OF CAEDES
  4. EAT BROKEN GLASS
  5. PSEUDOCOMMANDO
  6. HYPERVIOLENCE
  7. IMPERIUM SATANA

Line up

  • Hoest: bass
  • Thurzur: drums
  • Skagg: guitars, vocals
  • Lava: guitars

Voto medio utenti

I Deathcult, tra le cui fila milita Hoest in veste di bassista, tornano a distanza di circa nove anni dal secondo full-length "Cult of the Goat" (2017), a cui erano seguiti uno split e due EP, con la loro terza opera in uscita tramite la storica Soulseller Records il 2 ottobre 2026: "Cult of the Dog".

"Cult of the Dog", terzo capitolo della trilogia iniziata con "Cult of the Dragon" (2007), parte con tutti i presupposti giusti, anche se aleggiava il rischio, viste le inflessioni più sperimentali, atmosferiche e dissonanti del precedente lavoro, e di parte dell'EP del 2024, che ormai il gruppo avesse intrapreso, rispetto al Black metal durissimo dell'esordio, una piega elegante che lo poteva condurre — se ulteriormente estesa — troppo lontano dalla devastante furia cieca con cui era esordito; fermo restando, comunque sia, la pregevolezza delle intuizioni e del lavoro complessivo svolto in "Cult of the Goat" (2017) — per quanto concerne questo aspetto, consiglio ai lettori di leggere la recensione del nostro Dope.

Invece, il nuovo album dei norvegesi — registrato con il leggendario "Pytten" (Mayhem, Burzum, Gorgoroth, Enslaved, Emperor, Taake e molti altri) agli storici Grieghallen Studio in Bergen — ritorna su binari tradizionali: furia nera iconoclasta, con un guitarwork essenziale quasi interamente giocato su tremolo picking e powerchord (nelle fasi veloci), blast beat, tupa tupa, tappeti di doppia e moderati rallentamenti carichi di groove impostati su quattro quarti incalzanti e trascinanti — merito anche di una produzione a metà tra old-school e nuovo corso che, nel rispetto del raw feeling tipico del genere, riesce a presentare una certa pulizia e rotondità. Tuttavia, i Deathcult non rinunciano agli elementi "innovativi" introdotti negli ultimi anni, al contrario, cercano di amalgamarli in misura più contenuta, e su sentieri limitrofi alla brutalità dell'esordio acquisendo persino dinamismi e spessori tendenti al Death metal.
"Cult of the Dog", come sovente avviene per i terzi capitoli discografici, assurge al ruolo di trait d'union tra i primi due LP. Interessante risulta soprattutto la capacità mostrata dal gruppo di far vibrare le corde classiche della Fiamma nera insieme a quelle di sezioni dissonanti particolarmente vicine ai tempi ultimi, alle già menzionate dinamiche Death, oltreché collimare l'insieme con un andamento talvolta oscillante tra il "Rock" e "l'urgenza Punk", e altresì con alcuni momenti quasi ipnotici accostabili a talune soluzioni dei Taake.
Altri nomi per descrivere le sonorità di "Cult of the Dog" potrebbero essere Tsjuder, Carpathian Forest, Urgehal, Mork, Posthum etc.

Siamo di fronte a un'opera e a una formazione senz'altro interessanti… resto tuttavia in attesa di un ulteriore salto di qualità.

Recensione a cura di James Curzi

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