Tredici anni di oblio.
Tredici anni di buio impenetrabile.
Il buio che, a ben guardare, è l'elemento cardine attorno al quale, da sempre, gira la musica dei sardi
Urna, uno dei gioielli più preziosi che la nostra penisola ci abbia mai regalato in ambito estremo.
Tredici anni dunque, un periodo lunghissimo durante il quale le menti di
MZ ed
RM, oggi accompagnati da
Sibilans (Anamnesi, Simulacro) e
T (Sangue Nero), hanno affinato, modellato e fatto evolvere il loro suono, convogliandolo nelle atmosfere esoteriche del nuovo
"The Great Jihad" (il grande sforzo verso Dio), un album al cospetto del quale si materializza, tangibile, l'immagine, sfocata ma vivida, di spazio infinito ed alieno.
Ogni brano si muove sui binari dell'emetismo e riesce ad unire Black Metal diretto (ma melodico) con suggestioni fortemente Funeral Doom, in una sintesi musicale che può richiamare i Blut Aus Nord, ma anche i Void of Silence o certi Paradise Lost, senza, per questo, perdere mai una propria precisa identità artistica fatta di impenetrabilità, vocals lontanissime dall'umano, atmosfere dall'ampio respiro ed una generale sensazione di oscurità e tristezza, sebbene l'album risulti meno claustrofobico di quanto accaduto in passato.
"The Great Jihad" ci presenta, quindi, degli
Urna "nuovi", artisti ormai padroni della loro musica e capaci di rileggere il proprio suono in una chiave moderna, senza rinunciare al proprio passato, come solo i migliori sono in grado di fare con tale intensità e passionalità.
Per quanto mi riguarda, e per quanto possa il mio giudizio influenzarvi, questo è un lavoro da non lasciarsi sfuggire, migliore, di gran lunga, di tante odierne porcherie spacciate per capolavori...
A voi la decisione di seguire il percorso spirituale (non solo musicale) intrapreso dagli
Urna tanti anni fa, o di rinunciare ad un viaggio del genere a favore di lidi conosciuti, più sicuri e, di certo, meno stimolanti o affascinanti
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