Copertina 8

Info

Anno di uscita:2026
Durata:35 min.
Etichetta:Pride & Joy Music

Tracklist

  1. OCTOBER’S RUST
  2. DRIVE ME DOWN IN YOUR LOVE
  3. SPACE INVADERS
  4. SERPENT’S CHOIR
  5. A SONG OF MAY
  6. 60K DEGREES
  7. THE SATAN INQVIESTA
  8. YOUR LOVE IS SUCH A TEASE
  9. THE LORD OF FLIES

Line up

  • Federico Di Marco: vocals
  • Filippo Cavallini: bass, backing vocals
  • Massimiliano Sabbadini: Hammond organ, backing vocals
  • Filippo Romeo: guitars, backing vocals
  • Giacomo Bazzani: drums

Voto medio utenti

Si può suonare hard-rock “classico” senza prodursi in una retorica retrospettiva del genere?
La risposta è ovviamente affermativa, anche se l’impresa non è affatto agevole.
Appurare che nei tempi recenti sono due gruppi italiani (con diverse sfumature) a raggiungere l’agognato obiettivo è motivo di enorme soddisfazione, almeno quanto rilevare che uno dei due (gli altri sono i Silver Horses, per la cronaca), ovvero questi Voodoo Highway, tornano alla produzione discografica dopo nove anni di pausa da quel "The ordeal” che aveva decretato la sospensione delle attività in studio della band.
Una cessazione interrotta dal live “Made in Kachot” (2025) e oggi finalmente consolidata da un nuovo album e dal prestigioso contratto con la Pride & Joy Music.
“The satan inqviesta” è dunque, fin dalla mefistofelica copertina (realizzata da Christian Bondandini, a cui indirizzare sentiti complimenti), un disco assai attraente, che combina cultura, vocazione, perizia e temperamento, il tutto alimentato dall’immarcescibile lezione di Bad Company, Deep Purple, B. O. C. e Uriah Heep, ma assolutamente priva di didascalismi.
Il “segreto” risiede nel saper scrivere e interpretare canzoni sempre melodicamente intriganti, ricche di venature espressive diverse, inglobando nelle fondamenta del “rock duro con tastiere” suggestioni crepuscolari, barlumi AOR e pigmenti sonori d’ispirazione sleaze.
Affermare che nella struttura armonica e nei cori di “October’s rust” affiora un pizzico dell’attitudine Ghost-iana, rischia forse, vista la divisività degli svedesi, di “danneggiare” i Voodoo Highway e allora diciamo solo che si tratta di un lucido saggio di come crepuscolo, affabilità e accenni di lascivia possano convivere in maniera felice.
La melodia di “Drive me down in your love” (brano in parte ispirato dalla poesia “Tu sei come una terra” di Cesare Pavese … ottimi anche nella scelta degli influssi letterari …) è una di quelle che materializzano istantaneamente malinconiche e appassionate immagini notturne, mentre “Space invaders” celebra l’iconico videogame ottantiano attraverso un palpitante e pastoso numero di hard-rock blues.
“Serpent’s choir” è un anthem di buona fattura, che per “distinguersi” aggiunge qualcosina dei Jane's Addiction all’impasto sonico, un composto che s’illanguidisce senza smancerie in “A song of May” e in “60k degrees” riprende a graffiare e sollecita visioni di viaggi liberi e selvaggi attraverso gli Stati Uniti d'America.
Agli estimatori di Deep Purple ed Uriah Heep è dedicata la fascinosa title-track dell’opera, e se siete anche fan di Alice Cooper ecco che il romanticismo morbosetto di “Your love is such a tease” farà certamente al caso vostro.
Chiusura affidata a “The lord of flies”, una ballata carica di un feeling ombroso e struggente, il cui impeto evocativo appare intenso e non autoindulgente.
E sempre a proposito di sensazioni, in omaggio alla denominazione della competente label tedesca che lo patrocina, diciamo infine che “The satan inqviesta” favorisce dosi imponenti di “Orgoglio & Gioia”, confermando il ruolo di primo piano dell’Italia in un settore un tempo ritenuto da (più di) qualcuno “culturalmente” inaccessibile.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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