Copertina 6

Info

Anno di uscita:2007
Durata:31 min.
Etichetta:Massacre Records
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. PAIN IS GOD
  2. COMA TIMECODE
  3. MALFORMED MAGNIFICENCE
  4. PROGRESSIVE PARALYZE
  5. NEGATIVE REINFORCEMENT
  6. BACK TO THE BLACKNESS
  7. STIGMA ETERNAL
  8. THE CRACK OF DOOM

Line up

  • Mario Pertrovic: vocals
  • Slavek Foltyn: drums
  • Jan Maier: bass
  • Jo Morath: guitars

Voto medio utenti

Arrivano finalmente al debutto anche i tedeschi Deadborn, gruppo formato da musicisti tecnicamente di prim'ordine e già con esperienze importanti alle spalle e dedito al sacro culto del brutal death statunitense. I primi gruppi ad incassare il doveroso tributo in termini di ispirazione e imitazione sono chiaramente i Cann9ibal Corpse ed i Suffocation, soprattutto per la carica distruttiva dei rifframa proposto, che si snoda massiccio violento e ripetitivo fin quasi alla paranoia. Le strutture dei brani infatti sono praticamente identiche tra loro, con giri di chitarra che si rincorrono e si duplicano in maniera così ossessiva ed uniforme da cancellare la sensazione di noia che potrebbe scaturire (e che talvolta scaturisce) dall'ascolto di brani quali "Pain Is God" o "Malformed Magnificance", sostituendola con una sorta di ipnosi progressiva e di distaccamento dalla realtà che dilata e restringe il tempo in maniera abnorme. Certo i musicisti ci mettono molto impegno per privilegiare l'impatto sonoro e la compattezza del muro ritmico, costantemente settato a velocità furiose, cercando quasi di nascondere le evidenti doti tecniche di ciascun componente. Ma tali doti comunque riescono ad emergere dal magma (tra l'altro "vittima" di una produzione oscura, maligna e appiccicosa come la pece) e si ritagliano spesso qualche spazio per farsi sentire, dando un minimo di plusvalore al disco. In ogni caso la caratteristica principale del suono targato Deadborn è questo ossessionante ed incessante riciclo di suoni, che se da una parte contribuisce a caratterizzarne la proposta, dall'altra ne rappresenta il limite più evidente ed impedisce a "Stigma Eternal" di portarsi oltre la sufficienza. E' lecito aspettarsi che già dalla prossima fatica i nostri riescano ad esprimere qualcosa di qualitativamente più vivo. Staremo a vedere.
Recensione a cura di Roberto 'Robbyy' Corbatto

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