Eccoci di nuovo qui, al secondo appuntamento di
EXTREMA BREVITAS, il nostro sintetico recap mensile delle uscite del mese precedente (dunque ci riferiamo a ottobre) che, per questioni di tempo, o semplicemente perché non si può essere a conoscenza di ogni singolo prodotto del vasto orizzonte dell'Estremo, sono sfuggite all'attenzione della nostra redazione, così da rendervi noto un numero di titoli più ampio di quello che già vi abbiamo fornito.
N.B. La necessità di essere tempestivi e di coprire in maniera approfondita le nuove release potrebbe comportare un tono leggermente più sommario di queste nostre righe, quantomeno in alcuni frangenti, in assenza della possibilità di approfondire, come in sede di vera e propria recensione, tutto ciò che gravita intorno alle band trattate.
Qui di seguito, un piccolo elenco di opere degne di nota pubblicate a ottobre 2026, affiancate da una brevissima valutazione.
1) Trolldom —
"Tronen"Label: Debemur Morti Productions[/B]

L'infaticabile
Swartadauþuz ci delizia con l'ennesima release di uno dei suoi numerosissimi progetti — proprio recentemente vi ho parlato del bellissimo disco rilasciato da poco con i
Flammene fra Nord — e, nella fattispecie, con
"Tronen" ci propone un Black metal di matrice svedese dal taglio affilato, terremotante, ben prodotto e con una leggera venatura sinfonica, il quale si muove su coordinate ascrivibili a realtà come
Dark Funeral, Naglfar, Octinomos e Algaion.
Un lavoro dal songwriting ineccepibile, estremo, con un senso estetico notevole, fluente da partiture melodiche, afflati misteriosi, linee epiche, un cantato evocativo e progressioni chitarristiche coinvolgenti, su cui si inseriscono i maestosi inserti di tastiera dello statunitense
Graf Auzawandils (già attivo in varie line-up, tra cui quelle dei grandissimi
Chaos Moon e
Krieg).
Dischi del calibro di
"Tronen" sono difficili da trovare al giorno d'oggi… E ancora più incredibile è pensare alle tempistiche brevi con cui lo svedese
Swartadauþuz riesce a realizzare gioielli neri così lucenti.
Voto: 82) Изгнаник — "Изгнаник"
Label: Izgnanik Records
Si tratta del debutto dei bulgari
Изгнаник che, con questo lavoro, ci presentano un album estremamente duro e minimale, muoventesi su coordinate Raw Black intransigenti di matrice burzumiana e dai marcati tratti naturalistici e depressivi; atmosfere mistiche a cui si sommano echi folcloristici dai sentimenti pagani estremamente suggestivi e che, per taluni aspetti, potrebbero ricordare perfino formazioni seminali come i
Graveland.
Suggestivo, viscerale, glaciale e impietoso nell'incedere…
Black metal nella sua forma più pura.Voto: 7,53) Røkkr — "Sindets Skygger Hvisker"
Label: Nomad Snakepit Productions
I danesi
Røkkr, con
"Sindets Skygger Hvisker", tagliano il fatidico traguardo del terzo full-length e ci propongono un classico Black metal scandinavo che ben si destreggia tra frangenti estremamente duri ed altri più rarefatti, dove sembra di trovarsi realmente tra i ghiacciai delle lande desolate del Grande Nord. Un amalgama sonoro che attinge a piene mani dall'oscurità dei
Darkthrone, dal
Conte e dagli echi melodici e dai synth colorati dei primi
Satyricon ed
Enslaved, a cui si aggiungono una serie di variazioni sul tema nei vari registri delle vocals (con sporadici growl o similari), oltre a lievi e moderati accenni Avantgarde e talune soluzioni più articolate che potrebbero ricordare la scuola svedese, oltre che dei gloriosi anni '90, anche quella di alcuni progetti più recenti come i
Muvitium.
Un disco tradizionale che, altresì, presenta un novero di intuizioni conferenti una profondità stilistica e una pluristratificazione che lo collocano su un piano superiore rispetto a quello di un mero revival. Nella fattispecie, la particolarità è data dalla coesistenza dell'impianto lo-fi, del gelo primordiale del Black scandinavo, amalgamato con linee di basso in evidenza e atmosfere tipiche del Post-black / Post-rock anni '80 con leggeri influssi Jazz. Indubbiamente, per comprendere la proposta dei
Røkkr, è utile guardare a progetti analoghi (pur con le dovute divergenze e variazioni artistiche) ai
Lamp of Murmuur… e per certi aspetti anche ai connazionali
Afsky.
Disco consigliatissimo.
Voto: 84) Consummatio — "Aer"
Label: Altare Productions
Sono portoghesi ma fanno Black metal atmosferico come fossero norvegesi. Un monumento di ghiaccio solenne, austero, inospitale, abrasivo come raramente capita di sentire… In molti frangenti, a nostro avviso, ricordano le tempeste del capolavoro
"Borknagar" (1996), oltreché vari elementi ripresi dal
Conte più rarefatto, solenne ed immersivo: soprattutto per una certa attitudine ascetica, fluente anche da situazioni melodiche ritualistiche e talvolta ipnotiche, a cui poi, tuttavia, va a sommarsi la potenza primordiale del cosmo: veloce, impetuosa, scatenante tutte le forze elementali visibili e invisibili.
Desolazione, malinconia, tensione verso l'alto, natura indomita e inverno perenne:
questa l'essenza della Fiamma nera, questa l'essenza di [I]"Aer".
Voto: 7,55) Temple Nightside — "Cenotaph Severance"
Label: Iron Bonehead Productions
Gli australiani
Temple Nightside — portati all'attenzione di chi vi scrive dal nostro
Kalhyma — che vedono tra le loro fila membri già estremamente attivi in ambito underground, tra cui
IV degli
Austere, mostrano un Death metal dalle forti tinte Doom, con tratti Black metal (soprattutto per l'approccio "Dissonant") e Funeral assai inquietanti, che ricordano da un lato i classici
Incantation e dall'altro proposte più attuali, dall'impostazione distaccata e fredda, come per esempio i
Grave Miasma, gli
Spectral Voice o i
Krypts, e in cui la melma fangosa del Doom viene di frequente infranta dalle classiche sfuriate iconoclaste del Black/Death più malevolo.
Un album pesante, massiccio, che dura fatica a transitare… E proprio per questo resta maledettamente attaccato alla pelle.
Voto: 7,56) Hatenoir — "Blood"
Label: Altare Productions
Il secondo album sulla lunga distanza degli
Hatenoir (uscito dopo circa nove mesi dal primo), i quali operano nel più totale anonimato (è noto soltanto che provengono dall'Europa), si muove sulle coordinate del ferro arrugginito del Raw Black metal più implacabile e privo di compromessi, preservando integralmente lo stile e l'attitudine della tradizione degli anni '90 e ricordando particolarmente da vicino i primi full-length di
Burzum ed
Immortal,
Ildjarn dei momenti furiosi e, altresì, le gloriose
Les Légions Noires o i più attuali
Noenum.
Indubbiamente, un'opera che non porta con sé alcun tipo di innovazione e adatta esclusivamente ai blacksters più incalliti che non potranno non apprezzare questo coagulo nero di furia iconoclasta, atmosfere siderali e animismo occulto.
Voto: 77) Soul Wandering — "Soul The Wraith - King’s March"
Label: Independent
Credo che questo sia il primo full-length dei cubani
Soul Wandering, i quali ci immergono in un affresco sonoro volto a presentificare le profondità delle distese gelide di
Angmar, radunantesi sotto il comando del Re Stregone; una sorta di ode alla mitologia della Terra di Mezzo, rievocante le narrazioni più cupe di
Tolkien. Dal punto di vista musicale, invece, qui troviamo un Dungeon Synth imponente sulla scia di
Mortiis e del
Conte, denso di atmosfere limitrofe perfino a realtà come
Summoning e
Troll, e una vena Depressive accentuata a cui si sommano la furia e la sporcizia sonora delle grandi
Les Légions Noires francesi. Se vi piacciono realtà al limite tra Dungeon Synth, Black metal iconoclasta, tocchi melodico-sinfonici e suoni scarnificati — con non poche somiglianze con gli
Order of Nosferat —
"Soul The Wraith - King’s March" farà la vostra gioia.
Voto: 78) Carnal Desecration — "Ancient Malediction"
Label: Thrash Records
Si tratta del secondo full-length per i belgi
Carnal Desecration, i quali ci propongono un tradizionale Death metal arrembante che ben alterna up tempo, mid tempo e down tempo. La scuola di riferimento, ad avviso di chi vi scrive, è ravvisabile in una sorta di punto di incontro tra quella più intricata e seminale statunitense e la nord-europea, dai suoni leggermente groovy e dalle situazioni più orecchiabili.
I
Carnal Desecration realizzano la loro pozione mortifera con un sound che, pur attenendosi ai crismi classici, presenta una nitidezza sonora e una certa rotondità in grado di svecchiare il genere e risultare tutto sommato attuale. Inoltre, le composizioni furiose e devastanti del gruppo, pur nella loro intransigenza, riescono a mantenere punti di contatto perfino con un certo estro creativo "melodico" che contribuisce a rendere l'ascolto di
"Ancient Malediction" non soltanto annichilente, ma tutto sommato "fresco" e stimolante. Realmente un lavoro di alto livello per un amante del Death metal.
Voto: 7,59) Alasthor — "Flesh Apart, Mind Aside"
Label: Chapitre XIII
Il primo lungo dei belgi
Alasthor stupisce per la sua visione estrema e violenta del Black in cui, tuttavia, si riscontra una capacità di songwriting fuori dal comune, riuscendo in vari frangenti, nonostante la velocità e l'iconoclastia di questi trenta minuti di fuoco, a inserire strutture piuttosto complesse, quantomeno visto il genere di cui stiamo trattando, e a unire l'anima più tradizionalista (con vari echi dei
Marduk) con quella più moderna e dissonante, pur senza raggiungere vuoti parossismi; vagamente tornano alla memoria realtà come
Antaeus ed
Arkhon Infaustus (nei momenti più dinamici e variegati della loro brutalità, talvolta tendente al Death).
Un'uscita con un carisma e un livello di cattiveria incredibili…
Un must per qualsiasi vero amante dell'Estremo.
Voto: 8