Crimson Dawn: epic-doom per tutte le stagioni …

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Considero “Inverno” dei Crimson Dawn, da poco pubblicato su Punishment 18 Records, l’apice di una parabola artistica in costante progressione, oltre che la dimostrazione che anche all’interno dei rigidi confini dell’epic-doom, si può ancora ritagliarsi uno “spazio proprio”, rispettoso dell’immarcescibile lezione dei maestri del settore e non per questo pavido e remissivo. I “segreti” di tale risultato si chiamano vocazione, sensibilità e ispirazione, tutta “roba” che la band nostrana elargisce copiosamente in un’opera che ne certifica (anche grazie a un’intrigante sperimentazione in madrelingua) la risoluta personalità.
Abbiamo chiesto ai disponibilissimi Dario Beretta (chitarrista) e Luca Lucchini (batteria) di approfondire per noi e per voi l’intera questione …

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Ciao, benvenuti (e per Dario si tratta di un bentornato … ) sulle pagine di Metal.it e complimenti per il vostro “Inverno”, un lavoro che evidenzia un ulteriore step evolutivo nelle vostre suggestive prerogative espressive … e allora direi d’iniziare proprio da qui … come si è svolta la genesi dell’albo e in che modo lo ritenete “diverso” dai suoi predecessori?
(Dario) Ciao, grazie a te della splendida recensione e grazie a metal.it dello spazio che, anche stavolta, ci concede! Non credo ci siano state grosse differenze nella genesi di “Inverno” rispetto a quanto successo in “Chronicles …”. Anche questa volta, il disco ha preso forma in maniera molto spontanea, e tutto sommato anche abbastanza velocemente. Era, infatti, previsto che uscisse addirittura lo scorso anno, poi, d’accordo con Punishment18, si è deciso di ritardare leggermente la release, ma a conti fatti è stato completato abbastanza rapidamente. Ecco, forse questa volta ci siamo concessi qualche piccola sperimentazione in più sui suoni, con chitarre più moderne e cercando di variare molto anche le parti di tastiere da brano a brano. Ammetto che io e Mattia (Stancioiu, il nostro fonico e produttore) abbiamo fatto una testa così al povero Emanuele (Laghi, tastierista) per spingerlo a sperimentare di più, ma alla fine ne è venuto fuori un ottimo risultato. L’album è sicuramente maturo e “focalizzato”, pur restando molto vario.
Il primo “esperimento” (per quanto mi riguarda riuscitissimo …) completamente in italiano dei Crimson Dawn diventa addirittura la title-track del nuovo album … com’è maturata questa scelta così “impegnativa”? Avete intenzione in futuro di ampliare l’uso della madrelingua?
(Luca) Personalmente credo che non ci fermeremo a “Inverno”. Il mio sogno sarebbe di fare un album totalmente in italiano ma che sia un concept.
(Dario) Non sono ottimista come Luca sulla possibilità di fare un intero disco in italiano, perché comunque richiederebbe un lavoro mastodontico di arrangiamento e studio per evitare di snaturare il nostro sound, ma sicuramente qualche altro brano nella nostra lingua lo registreremo, visto che con “Inverno” abbiamo ottenuto un risultato assolutamente soddisfacente. Sul come il brano sia nato, si è trattato, a dire il vero, di una cosa che abbiamo fatto soprattutto per i nostri fan stranieri. Può sembrare bizzarro, ma sono loro averci chiesto esplicitamente di fare un brano o due nella nostra lingua, dopo aver sentito l’inserto italiano in “The Skeleton Key”, sul nostro disco precedente. Per quanto mi riguarda, l’inglese resta la lingua di riferimento per il nostro tipo di musica, ma poter ogni tanto scrivere in italiano mi fa piacere, anche se è più complesso.
Lovecraft e Howard, per voi e per tanti altri vostri “colleghi”, continuano a essere riferimenti letterari importanti, e sebbene il vostro modo di trattare quell’immaginario appaia sufficientemente “personale”, perché credi che questi autori siano ancora così “sfruttati” nel terzo millennio? Mancanza di alternative valide?
(Dario) Non credo che manchino autori moderni di spessore, ma sicuramente gli scrittori pulp dei primi del ‘900, come Lovecraft e Howard, sono ormai diventati dei “classici” e, in quanto tali, permeano la nostra cultura in maniera molto più forte. Conta poi che io e Marco (Rusconi, l’altro chitarrista), che siamo gli autori dei testi, abbiamo entrambi passato i quaranta, quindi il nostro immaginario si è formato proprio nel momento in cui questi autori venivano “riscoperti” e apprezzati nel loro ruolo storico di precursori della letteratura fantastica moderna. Comunque, essendo Lovecraft il nostro punto di riferimento principale, mi trovo a rileggere spesso le sue cose e devo dire che è pazzesco come non perdano mai un briciolo della loro forza a livello d’immaginario. Lo stile di HPL non è solo datato, probabilmente era ampolloso e pieno di difetti anche per l’epoca, e basta confrontare i suoi scritti con quelli dello stesso Howard o di Edgar Allan Poe per rendersene conto. Eppure, le suggestioni create dalle sue idee non smettono mai di affascinare. A questo proposito, suggerisco la lettura della serie a fumetti di Alan Moore intitolata “Providence”, che è un vero e proprio atto d’amore per la poetica di HPL. A patto di essere forti di stomaco, perché Moore rende esplicite alcune cose che in HPL sono soltanto abbozzate …

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Black Sabbath, Candlemass e Pallbearer sembrano essere formazioni in qualche maniera “affini” ai Crimson Dawn … vi chiedo di esplicitare quali sono le peculiarità artistiche che le hanno rese così importanti per la vostra carismatica evoluzione …
(Dario) Beh, sicuramente i Black Sabbath hanno rappresentato, per il sottoscritto, non solo un ottimo punto d’ingresso nel mondo del doom, ma in generale sono tra le band che mi hanno fatto innamorare dell’heavy metal da adolescente. Personalmente, ritengo la formazione con Ronnie James Dio il miglior gruppo heavy metal di sempre, senza nulla togliere ovviamente né all’era Ozzy, né a quella, spesso sottovalutata, di Tony Martin. Quando, nel 2009, ho deciso di ritirare fuori dalla naftalina i Crimson Dawn e di farne un progetto doom metal a tutti gli effetti, la decisione è stata sicuramente influenzata dall’ascolto dei brani inediti pubblicati dalla band sulla compilation “The Dio Years”, e dalla susseguente uscita di “The Devil You Know”, che tutti sappiamo essere un disco dei Black Sabbath sotto altro nome …
I Candlemass rappresentano l’altra grande fonte d’ispirazione iniziale, senza dubbio. Del resto, i punti di contatto tra questi due gruppi sono talmente evidenti che sarebbe superfluo sottolinearli, e “Nightfall” ed “Epicus Doomicus Metallicus” rientrano senza alcun dubbio tra i dischi più amati dal sottoscritto. Del resto, non si può fare epic doom senza guardare a questi numi tutelari.
Per quanto riguarda i Pallbearer, sono forse la mia band preferita degli ultimi tre o quattro anni, quindi è normale che in qualche modo il mio percorso artistico ne subisca gli influssi, ed è anche un bene, a mio parere. Non ho mai ritenuto saggi i discorsi del tipo “non ascolto più musica nuova perché non voglio farmi influenzare”, alla fine si finisce soltanto col chiudersi in se stessi, mentre io spero di poter continuare sempre a evolvermi come songwriter, e ben vengano quindi nuove idee e nuovi ascolti.
Finirei, però, citando un altro nome particolarmente importante, ossia i While Heaven Wept di Tom Phillips, autori di diversi album uno più bello e intenso dell’altro, con l’apice rappresentato – a mio modesto parere – da “Vast Oceans Lachrymose”, un autentico capolavoro di melodia, tensione, afflato epico. Anche i WHW sono tra le band che considero più importanti per la mia evoluzione artistica nei Crimson Dawn.
(Luca) Ognuno di noi ha le sue influenze ... Personalmente, mi è sempre piaciuta la musica cadenzata e profonda. Quando sentii “Solitude” dei Candlemass, realizzai che quello era il mio genere. Dopo trentacinque anni, mi ritrovo ancora qua con la stessa idea.
Parlare di singole canzoni è spesso un’impresa improba e snaturante … viviamo, però, in un mondo che sembra non avere più tempo nemmeno per ascoltare “davvero” un prodotto musicale … vi chiedo, dunque, di “farvi violenza” e di indicare un pezzo (o anche più di uno, dai …) che possa convincere l’ascoltatore “occasionale” ad approfondire l’essenza dei Crimson Dawn nel 2020 …
(Dario) Beh, qui posso barare e citare “The House On The Lake”: ok, non è da ascoltatore occasionale, un brano di quasi undici minuti … ma chi arriva in fondo si sarà fatto un’idea molto precisa di chi e cosa sono i Crimson Dawn, visto che è una suite che contiene un po’ tutti i “colori” della nostra musica nel corso del suo sviluppo. E in ogni caso, un vero ascoltatore “casuale” non lo conquisteremmo probabilmente mai … la nostra musica ha una componente d’immediatezza nelle melodie, sicuramente non siamo ostici come altri gruppi doom, ma non siamo nemmeno i Motorhead … :D

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Con “Inverno” continua la collaborazione con la Punishment 18 Records … cosa ci potete raccontare di questa fruttuosa partnership?
(Dario) Ci eravamo già trovati bene con il disco precedente, quindi abbiamo deciso di proseguire con loro. Conosco Corrado da molti anni ed è una persona molto schietta e onesta, che per me è la cosa più importante. Ogni tanto mi cazzia, giustamente, perché magari parlo troppo di determinate cose senza consultarlo, per via dal mio entusiasmo e dal mio sentirmi responsabile per la band, ma per assurdo questo per me è un segno positivo. Mi fa capire che è un label manager presente, che ha a cuore il lavoro che fa, e che ci tiene a fare le cose nel modo migliore. Vorrei spendere due parole anche per Monica, che si occupa della promozione con grande entusiasmo ed è sempre super-disponibile per le nostre domande e richieste, e per Raphael Pabst della Rafchild Records, che ha co-prodotto con noi e Punishment stessa la versione in vinile dell’album. Raphael è un amico e un appassionato totale di metal underground e ci ha anche aiutato a suonare in Germania lo scorso anno.
Parlare di prospettive inerenti alle esibizioni dal vivo, di questi tempi, è impresa ancora più ardua del “normale” … e allora vi chiedo un bilancio da questo punto di vista e di raccontarci qualcosa di quella che ritieni la vostra migliore performance …
(Dario) Per noi la componente live è estremamente importante, abbiamo un approccio molto teatrale e abbiamo sempre raccolto ottimi feedback dal pubblico presente. Speriamo di poter tornare presto on stage … riguardo alla nostra miglior performance, tra tutte, ne ho due che ricordo con grande soddisfazione: quella al Doom Over Scania del 2017, in Svezia, e quella dello scorso anno al Seeds Of Doom II a Salisburgo, in Austria. Due serate magiche.
(Luca) Hai ragione sulle difficoltà, chissà quando ritorneremo su un palco. Il bilancio comunque è molto positivo: abbiamo suonato in tanti festival doom europei, accanto a band del calibro di Manilla Road, Memory Garden, Doomocracy, Sorcerer e, per ultimi, Candlemass qui a Milano. Nel 2014 aprimmo per i Ghost due date a Milano e Treviso, loro erano una band in ascesa, ma non ancora le superstar di oggi, fu comunque un’esperienza davvero molto bella. Il bilancio in generale non può che essere superpositivo.

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Come band siete in “giro” dal 2005 … qual è il più grande insegnamento che avete tratto in questi anni di militanza nella “scena”?
(Luca) Domanda molto interessante. Ovviamente ognuno di noi avrà una risposta diversa dagli altri. Io ho capito che al mondo ci sono ancora persone che hanno dei Valori veri. Poi, magari, caratterialmente siamo agli opposti, ma siamo allineati sui valori. Se non fosse così, non saremo qui da nove anni con la stessa formazione.
(Dario) Avendo in parallelo l’esperienza con i Drakkar, in cui milito ormai dal 1995, devo dire che considero i Crimson Dawn una band incredibilmente fortunata dal punto di vista della stabilità. Da quando il gruppo si è trasformato da progetto da studio in band vera e propria, nel 2009, la ricerca dei componenti si è protratta per due anni, ma una volta finalizzata la lineup nel 2011, non ci sono MAI stati cambiamenti della stessa. Quanti gruppi underground hanno questa fortuna? Veramente pochi. I miei stessi Drakkar in questi anni hanno cambiato diversi membri, mentre i Crimson sono rimasti sempre stabili. Senza questa stabilità, non saremmo arrivati ai risultati odierni, che stanno premiando la costanza e l’impegno che ci abbiamo sempre messo.
In dirittura d’arrivo di questa chiacchierata, una piccola divagazione riguardante proprio i Drakkar, che mi ha istigato un piacevole flash-back … 1998, “Monsters of Rock” al Palastampa di Torino: dopo la loro brillante esibizione, che apriva il concerto, il sottoscritto acquista “Quest for Glory” … Dario, cosa ricordi di quell’esperienza?
(Dario) Beh, sicuramente fu una delle giornate più belle della mia vita. Ritrovarsi su quel palco, a suonare prima di band del calibro di Saxon, Primal Fear, Deep Purple, Overkill, era un sogno che diveniva realtà. Anche perché era la prima volta in assoluto in cui mi trovavo su un palco così grande e importante … ricordo che non sapevo come muovermi perché c’era tanto di quello spazio … quando sei abituato ai palchetti delle birrerie, c’è una bella differenza! Sono felice soprattutto di essere ancora sulla scena più di venti anni dopo, magari con meno sogni, ma con la stessa passione di allora.
Rimanendo in qualche modo sul tema, vi chiedo di fornirci qualche delucidazione sul sito web che avete da poco lanciato sulla piattaforma Patreon, che accomuna Drakkar e Crimson Dawn …
(Dario) Patreon (www.patreon.com/darianmetal) per noi rappresenta un modo per guardare al futuro e cercare di renderlo sempre più interessante e, al tempo stesso, sostenibile. Il mercato discografico ormai non esiste più o quasi, è stato messo in ginocchio e lo streaming è un’alternativa solo per le superstar, per quelli che riescono ad accumulare milioni di ascolti ogni settimana – di certo non è la soluzione per chi vive principalmente nell’underground. In questa situazione, alle band che vogliono andare avanti seriamente e non sono composte da figli di papà danarosi non resta che cercare nuovi metodi per finanziare la propria attività. Patreon ci permette di creare un contatto diretto con i nostri fan, offrendo loro contenuti esclusivi di vario genere e coinvolgendoli direttamente nella scelta di quello che vogliono dal canale, che siano i dietro le quinte della produzione del disco, le demo, i brani inediti … da quando abbiamo iniziato, a febbraio, abbiamo già pubblicato una mole davvero notevole di cose. Più abbonati avremo, più ne potremo produrre, e più saremo in grado di garantire che le nostre future pubblicazioni siano di alto livello dal punto di vista produttivo. Non un solo euro di quanto incassiamo ogni mese finisce nelle nostre tasche, viene tutto reinvestito nelle attività dei due gruppi. Di certo non si tratta di chissà che cifre, ma sono comunque utili per poter affrontare in maniera più serena gli investimenti necessari a mandare avanti la baracca. L’idea di accomunare le due band, creando un “mio” canale (sebbene siano previsti abbonamenti specifici per chi vuole seguire solo i contenuti di una o dell’altra), nasce semplicemente dalla constatazione che la maggior parte dei fan più accaniti, che sono il target di questo tipo d’iniziative, sono in ogni caso interessati a entrambi i gruppi, e quindi, accorpandoli, riusciamo a offrire loro un servizio migliore e più ricco senza chiedergli di svenarsi.

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Nel ringraziarvi nuovamente, rinnovando tutti i più sentiti complimenti per il vs. lavoro, vi lascio, come di consueto, “l’onore e l’onere” delle considerazioni finali dell’intervista …
(Dario) Di nuovo, sono io che ringrazio voi dello spazio che ci avete sempre concesso. Siamo molto felici dei riscontri che “Inverno” sta ottenendo a livello internazionale e speriamo di poter presto tornare a suonare anche dal vivo, lasciandoci alle spalle questo periodo di grande fatica e sofferenza. Perché quella, da buoni doomster, vorremmo riversarla solo nella musica …
Intervista a cura di Marco Aimasso

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