Mater a Clivis Imperat: l'essenza del Dark Sound italiano

Rivelazione fresca dell’ala più Dark e occulta dell’underground italiano, i Mater A Clivis Imperat sono l’ultima creatura artistica dell’artista padovano Samael Von Martin, nome tanto caro ai blacksters più attempati per via della sua militanza negli Evol durante gli anni ’90 e nei Death Dies.
Con una doppietta di ottimi album (“Atrox Locus” del 2022 e “Carmina Occulta” del 2023) che va a continuare l’ottima tradizione che la musica Dark nelle sue varie forme ha nei nostri italici confini, abbiamo messo sotto torchio il nucleo di questo interessantissimo progetto musicale formato dal trio Samael Von Martin, Walter “Wally Ache” ed Elisa Montaldo che intervistiamo per parlare della loro musica, ma anche per fare alcune riflessioni su un certo tipo di musica e ambiente.
Buona lettura!

Innanzitutto grazie per la disponibilità per questa intervista: come domanda di riscaldamento chiedo a tutti e tre di presentarvi ai nostri lettori, parlando dei vostri progetti musicali passati e presenti.
(Samael Von Martin): Salve a tutti, grazie per la stupenda introduzione…. Io sono Samael Von Martin degli Evol e ho avuto vari trascorsi musicali dettati dalla passione, nulla più. Elisa Montaldo, l’eclettica artista poliedrica capace di trasformare la polvere in oro e Wally Ache, virtuoso bassista di musica estrema, talmente versatile che ha dato un ottimo apporto nel disco “Carmina Occulta”.
(Elisa Montaldo): Salve a tutti e grazie per questo spazio. Sono Elisa Montaldo, tastierista, compositrice e ultimamente anche cantante. Sono conosciuta nel panorama del Rock Progressivo italiano come fondatrice e tastierista de Il Tempio delle Clessidre, il mio progetto principale. Ho collaborato con svariati progetti italiani e non , come Vly, Narrow Pass, Logos, Ianva, Spettri, Davide Ronfetto, United Progressive Fraternity, Samurai of Prog, Max Manfredi, Barbara Rubin etc. Porto avanti la mia attività solista con album e composizioni di diversi generi musicali.
(Walter “Wally Ache”): Troppo buono Samael, grazie di cuore. Mi presento sono Wally Ache al secolo Walter Garau o Walter Garay come mi sono fatto chiamare per anni. Ho una carriera come Samael di quasi 35 anni. Ho militato in una marea di gruppi suonando Black Metal, Grindcore, Death Metal, Jazz, Metal Classico, Noise.
Sono un bassista versatile e in questo momento sto facendo il turnista in tantissime band che si sono affezionate del mio modo contorto di suonare il fretless.
Menzionare tutti i gruppi che porto avanti è davvero una lista lunghissima, devo dire solo che sono tutti abbastanza diversi e la loro diversità mi ha portato a confrontarmi con diverse esigenze, con diverse mentalità, non con tutti son riuscito a creare un sodalizio perfetto.

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[Samael Von Martin]
Mater A Clivis Imperat è un qualcosa di completamente slegato dalle vostre passate esperienze o c’è qualche fil rouge?
Inoltre sarebbe interessante sapere della genesi di questa creatura musicale e la sua evoluzione nel tempo.
(Samael Von Martin): É un prodotto slegato dalle nostre passate esperienze ma unito da un “fil rouge”, ovvero la passione per l’occulto e per le colonne sonore a noi tanto care. Parlare della genesi di questa creatura annoierebbe il lettore e non c’è stata nessuna evoluzione nel tempo. Mi spiego… se vuoi posso affermare che i Mater A Clivis Imperat sono stati creati nel 1974, l’anno della mia nascita, ovviamente. Senza di me non sarebbero mai esistiti. Anni di bellezza musicale e non solo… Anni nei quali l’industria cinematografica ha prodotto capolavori di film sia di genere che Horror, musiche altisonanti, libertà di espressione….. per quanto riguarda l’evoluzione, l’uno è l’esatto continuo dell’altro. Una sorta di cammino continuo senza pretese di insegnare niente a nessuno. La voglia di riportare in auge quel mondo mai dimenticato ma a volte sottovalutato, soprattutto in questo presente avvilente e decadente. Se posso unirmi alla bellissima presentazione, è l’epoca che declamavamo negli Evol. Quella del decadimento in generale.
(Elisa Montaldo): Per me il “fil rouge” è proprio l’anima di questa musica. Sono stata invitata a collaborare agli arrangiamenti vocali e “etnici” da Samael e mi sono trovata subito in un universo a me molto familiare. In Mater a Clivis Imperat ho ritrovato la possibilità di esprimere il mio “lato oscuro” che avevo sempre avuto fin dalle mie prime composizioni con Il Tempio delle Clessidre. Io e Samael non ci conoscevamo artisticamente prima, ma è stato incredibilmente spontaneo trovare i moltissimi punti in comune e gusti artistici e tutto è nato in modo fluido e, oserei dire, magico.
(Walter “Wally Ache”): Ricordo ancora quando Samael mi scrisse chiedendomi di prendere parte al progetto, io studio solo e solamente di notte accompagnato dallo spettro della luna che maestosa erge dalla mia finestra. Dopo il suo messaggio, il suo grigiore perlaceo è diventato di una luminescenza senza uguali quella notte.
A stento non riuscivo a capacitarmi che proprio io ero stato scelto in quel progetto in cui militavano solo grandi artisti. Nei giorni seguenti non c’era un solo passante, amico che non poteva non ammirare quel senso di grande felicità che il mio viso emanava.
Non avevo avuto delle esperienze musicali simili in precedenza, ma il flusso inesauribile che mi fa toccare in maniera alacre tutto ciò che è bello e artistico mi ha dato subito la carica giusta per analizzare i pezzi.
Ho cercato di curare nota a nota affinché ogni armonia si sposasse con il grano della vita dei pezzi.
A volte ascoltavo ciò che facevo anche cento volte perché volevo esserne convinto.
Profondamente passo da una elaborazione dei pezzi molto arzigogolata, poi mi rendo conto che può essere nociva oppure amalgamarsi male con gli altri strumenti, allora riduco a lacerto i riff come per far esaltare alla fine solo il nucleo.

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[Walter “Wally Ache”]
Entrambi i vostri lavori in studio sono stati pubblicati dalla storica etichetta genovese Black Widow Records, che anche lo scorso anno è stata molto attiva (Malombra, Omaggio a Lovecraft, Witchfield…); come siete entrati in contatto con essa e com’è lavorare con un guru di certe sonorità qual è Massimo Gasperini?
Che apporto dà alla vostra musica, ammesso che ci sia?
(Samael Von Martin): La Black Widow Records è una delle migliori etichette di sempre. Dall’alba dei tempi. Lavorare con loro è stato appagante, hanno accolto le mie richieste e ho avuto carta bianca per decidere i formati soprattutto per il box di “Carmina Occulta”, box che ritengo un capolavoro di estetica grazie a Massimo e a Pino Pintabona. La cosa non da poco è che sono riuscito a collaborare con Enzo Sciotti (illustratore che non penso abbia bisogno di presentazioni) e con Emanuele Taglietti ( vale lo stesso discorso) per le grafiche, senza tralasciare Maira Pedroni che ha assemblato il tutto realizzando i tarocchi per la band su un’idea iniziata e generata da Laura Mikaela, non musicista ma “Veggente”, una strega moderna a tutti gli effetti. A loro dedico la mia stima. Sono entrato in contatto con la BW Records mandando dei provini piuttosto scarsi, privi di mixaggio e subito ha creduto in me. Di questo ne sono ancora lusingato.

Domanda rivolta nello specifico a Samael: il folklore locale che ruolo ha avuto? Lo chiedo a te perché da veneto quale sono, vivo vicino alla bassa padovana e le zone dei colli euganei, bijoux come il borgo di Arquà Petrarca o le città murate di Montagnana o Este sono posti che conosco molto bene, hanno delle storie davvero affascinanti e al tempo stesso travagliate, oltre che un’atmosfera di grande fascino.
Cultura, arte e tradizioni qui hanno molto da dare: tutto questo si è riversato in qualche modo nella scrittura di musica e testi?
(Samael Von Martin): Sfondi una porta aperta: i testi dei Mater prendono largo spunto dai racconti del filò, tipico delle nostre zone. Le streghe in copertina non sono dettate dal “politically correct”, bensì dalle colorazioni delle nostre terre…. Dei colli Euganei… Ci potrai riconoscere “odi” del folklore locale, mai osannato dall’alba dei tempi e sempre nascosto. Il popolo Veneto è così. Sempre all’ombra del Leone, abissato dalla bruma grigia del mattino. Adoro Arquà Petrarca (un nome un fatto…) le mura di Este o di Montagnana. Ma noi ci siamo spinti più “in là”…. Parlo di villa “Sgaravatti”, “Villa Libero”…. Spostandoci in quel di Venezia…. Cà Dario ….
Sempre riguardo al folklore locale, negli ultimi anni sempre più artisti dello stivale stanno riscoprendo le loro radici (La Janara, Dawn of a Dark Age, Selvans, Scuorn…), questo fenomeno come lo valutate?
Ci sono miti e leggende locali che vi hanno ispirato o semplicemente appassionato?
(Samael Von Martin): Delle bands che hai citato posso dire che ho ottimi rapporti con Nicola Vitale degli Janara e con Sabelli dei Dawn of a Dark Age (che ha suonato il clarinetto nei Mater in maniera Magistrale). Con gli Scuorn ho proposto uno scambio di materiale che però non è andato a buon fine all’epoca. Li rispetto nonostante successivamente abbia acquistato il loro disco che reputo molto valido. Io sarei per unificare la scena italiana, creare supporto ma vedo che non è possibile. Non riusciamo nel Veneto, pensa fuori regione.
Antonius Rex, Spettri, Paul Chain, Death SS, passando per band più giovani come Messa o Ponte del Diavolo mostrano come il binomio esoterismo e Rock in Italia abbia una proficua tradizione; altro binomio indissolubilmente legato ai nostri lidi è senza dubbio l’interscambio tra musica e cinema (Goblin, Fulci, Calibro 35 …); Mater A Clivis Imperat quanta linfa trae da tutto questo substrato artistico e culturale?
(Samael Von Martin): Allora… Adoro Antonius Rex, i suoi Jacula e Doris Norton… Un’artista all’avanguardia ma mai apprezzata come avrebbe dovuto essere. Calibro 35: Una rivelazione inaspettata. I Messa una validissima band del mio territorio, spero e credo che sentiremo parlare a lungo di loro. Paul Chain e Death SS una garanzia del panorama italiano. Per quanto riguarda Spettri e Ponte del Diavolo chiedo venia ma conosco poco o niente. Mi fa piacere che questi ultimi siano portati in palmo di mano e abbiano firmato un contratto straniero importante. I Goblin nella formazione originale, tutta la vita. Mater a Clivis Imperat vive di luce propria anche se ovviamente si ispira a tutte le realtà che ho citato in precedenza e anche a Ennio Morricone. Nel primo disco c’è un pezzo a lui ispirato, “1974” per l’esattezza.
(Elisa Montaldo): sono cresciuta ascoltando Jacula, Devil Doll, Antonius Rex e molti altri: ho condiviso il palco con i Goblin, Claudio Simonetti e Codice C più volte in svariati festival. Lavoro anche come compositrice di colonne sonore (quando ne ho la possibilità) e la mia anima Dark esce sempre, spesso indomita. Ho cercato di dare il mio apporto culturale e artistico in questo senso nell’album "Carmina Occulta" semplicemente perché è uno dei più sinceri esempi di questo genere così prezioso che esistano oggi In Italia. Aggiungo che l’attenzione per questo tipo di musica è presente anche in Francia, dove ad esempio l’esperto di musica e scrittore di saggi Louis De Ny ha pubblicato “Giallo et rosso”, un libro che tratta proprio di questo nostro genere musicale, la fusione tra Rock Progressivo, Dark e cinema divulgando così la cultura di questa nicchia anche oltralpe. Credo che Mater a Clivis Imperat sia un progetto prezioso proprio perché fa da “ponte” tra queste realtà musicali degli anni passati e una nuova proposta ricca di ispirazione compositiva.
(Walter “Wally Ache”): Io divoro quantità industriali di musica e i miei gusti cambiano veramente troppo in fretta per essere imbrigliati giornalmente. Non ascolto mai lo stesso disco per più di 2 giorni, perchè ne ricevo tutti i giorni e quindi diventa davvero difficile soffermarmi.

Domanda più intima se vogliamo: per voi Mater A Clivis Imperat è solo musica o tra queste note c’è qualcosa di più?
Rispetto a buona parte della musica in circolazione, citando un noto cantautore, voi andate letteralmente in direzione ostinata e contraria…
(Samael Von Martin): Tasto dolente. Non vorrei usare un termine abusato ma ti assicuro che i Mater suonano note che fanno da colonna sonora ad uno stile di vita. Cosa che riscontro in poche realtà. A volte mi sento stupido. Guardando e cercando nel panorama.
(Elisa Montaldo): la metafora usata da Samael è perfetta a mio avviso. Non c’è molto da dire, se ascoltando questa musica anche voi avete visioni ed emozioni che vanno al di là della musica stessa, significa che si è creato un filo invisibile di connessione intellettuale e misteriosa comprensione tramite un linguaggio superiore alle mere parole.
(Walter “Wally Ache”): Ogni nota che eseguo per ogni gruppo è per me non solo musica, ci sono riff che li immagino pensando all’arte, a una scultura oppure a una musa bellissima.
Ci sono dei riff che addirittura mi situazioni metereologiche anche riascoltandoli dopo anni di distanza
“Atrox Locus” e “Carmina Occulta” suonano meravigliosamente dalle casse del mio stereo: come avete affrontato le varie fasi di produzione, missaggio e registrazione? Noto che i suoni sono limpidi, trasparenti e si riesce a cogliere il ricco ventaglio sonoro da voi proposto, pur con quel minimo di sporco che è d’uopo se si parla di Rock e derivati.
(Samael Von Martin): Grazie del complimento. Era tutto chiaro nella mia mente come far partecipare al progetto personaggi illustri del calibro di Sabelli, Nequam, Saglia (musicista estremamente preparato e mi scuso per non averlo citato prima) … Ti rispondo dicendo che la tecnologia informatica ad oggi mette a disposizione mezzi per la quale all’epoca non sarebbe stato possibile. C’è ancora chi ci denigra dicendo che le vere bands suonano in saletta e via dicendo. Rispondo senza nulla togliere a nessuno che se hai l’idea chiara in mente, le frecce al proprio arco…. L’obiettivo è garantito. Un bravo fonico e la maestria di mixare molti strumenti ha dato il risultato che conosci. A prescindere che la musica possa piacere o meno.
(Walter “Wally Ache”): Bellissimo complimento che approvo e che sono davvero felice che tu lo abbia menzionato. Nel disco tutto si armonizza, tutto si compenetra, tutto si può udire e questo rende il tutto una vera e propria orchestra.
La canzone "Funestum Drama" ne è una degna rappresentazione, ogni strumento entra in passo di danza senza disturbare, scalciare gli altri.
Tutto parte con una nota lunga parte per dare fiato alla voce della madre che sofficemente ha il compito di aprire lo scenario con il suo canto antico.
Contemporaneamente il piano, il basso e il clarinetto accarezzano la voce che sale e prende sicurezza, soave e scura come recita appunto.
Ma non è finita, improvvisamente un piccolo violino anima una stanza che già pulsava di vita e di meraviglia.
Violino e basso iniziano a dialogare in un ditirambo lasciando che la menade non smetta di volteggiare, nell’acme della danza in un connubio di colori irrompe la chitarra che dona trasparenza e anticipa la parte finale in cui il culto orgiastico si placa e cala il silenzio delle baccanti.

Vorrei porre un forte accento sui testi che ho trovato parecchio ricercati, misteriosi e ricchi di fascino, inoltre l’ampio uso del latino l’ho trovato azzeccato in questo contesto. Quindi a ruota libera parlateci dei testi, di chi li scrive e come nascono, di cosa volete comunicare con essi, se c’è un qualche concept… svisceriamoli per bene, perché ritengo che abbiano molto da dire nelle orecchie di chi vuole ascoltare.
(Samael Von Martin): I testi li ho scritti io e sono poesie, racconti con tematiche naturalistiche e mistiche. Evocazioni suggestive come forma di esplorazione creativa di temi legati alla spiritualità, alla tradizione e all’esperienza umana. Altri li ho liberamente composti ispirandomi al “Grimorio delle streghe”.
(Elisa Montaldo): Ho collaborato in piccola parte scrivendo “Nero Segreto” su proposta di Samael e componendo brevi frasi in latino antico, registrando poi i miei tipici arrangiamenti vocali “multi strato”. Ascoltando i brani ho notato quanta ricchezza di contenuti sia presente in questo disco, a volte bastano poche parole come pennellate di colore per definire una visione, e trovo che Samael sia riuscito perfettamente nell’intento. Io nel mio piccolo ho creato sfumature, ombre e luci in questi “disegni sonori”.
(Walter “Wally Ache”): Dal prossimo album saranno presenti anche dei miei testi, sono anni che scrivo testi. Nella mia vita sono stato segretamente una sorta di Cyrano de Bergerac, facendo innamorare coppie, ln cui donne ancora ora non sanno che ero io a scrivere le loro lettere di amore.
Spero che i miei testi vi piacciano, Samael è molto entusiasta.
Da acquirente di album in formato fisico, trovo che le confezioni dei vostri lavori diano particolare soddisfazione a chi sceglie di portarsi a casa un Cd o un Lp.
L’aspetto grafico è pieno di dettagli, foto tetre, i testi trascritti e le copertine di grande bellezza: mi pare di capire che anche l’arte grafica abbia un ruolo molto importante, se non addirittura fondamentale, o sbaglio?
In più volevo sapere che messaggio c’è (sempre se c’è) dietro alle copertine dei vostri dischi e come esse sono nate, se siete stati voi a dare degli input all’artista o se è andata diversamente.
(Samael Von Martin): L’aspetto grafico va oltre l’estetica superficiale. L’accuratezza in questo caso si rivela come un messaggio enigmatico poiché la cura e l’attenzione dei dettagli sottolineano la profondità del contenuto musicale o la narrativa del disco, veicolo di espressione artistica complementare contribuendo a creare un’esperienza sensoriale per chi fruisce dell’opera.
(Walter “Wally Ache”): Io non ho mai perso la curiosità che avevo sin da ragazzo di vedere le thankslist, le foto, i testi. Ultimamente causa problemi finanziari sto optando purtroppo al solo acquisto dei cd. Scelta abbastanza dura perché le limited edition mi hanno sempre fatto gola, ma non si può avere tutto purtroppo.
Ho supportato i gruppi per quarant’anni quindi posso anche permettermi di avere un attimo in cui purtroppo devo limitare le spese.
Quando si parla di scena Metal italiana, gli animi spesso si scaldano per i più disparati motivi: non sto qui a chiedervi se essa esista o meno, bensì voglio chiedervi come vivete la scena e come vi rapportate con il resto di quest’ultima. In più, per andare contro ai piagnistei che fin troppo spesso circolano in certi ambienti underground, volete citare pure degli esempi che voi reputate virtuosi in tal senso e spiegarne i motivi che ve li fanno reputare tali?
(Samael Von Martin): Capisco il tuo “esatto“ punto di vista e mi permetto di dire che forse ne sai qualcosa…. Detto questo cito i lavori solisti di Matteo Brigo… La discografia di Sabelli… tutto il lavoro di Elisa Montaldoil Segno del Comando, Expiatoria con Krieg alla voce, Malombra, Flegias band, Ass ache, Messa… potrei andare avanti ore…Li ritengo tali non per le due note o settantasette (cit.- se non sai come si fa) che condividiamo nel panorama. Lo dico per la lealtà che ci lega, gli amici di sempre, storie da raccontare.
(Elisa Montaldo): A causa del mio trasferimento fuori dall’Italia la mia attività live si è in gran parte interrotta, quindi sono uscita un po’ dalla scena (per me più Progressive che Metal) e preferisco concentrarmi sulla musica in quanto tale, creare e sperare di poter raggiungere più ascoltatori possibili e condividere emozioni, sogni e perché no, anche incubi. Il messaggio musicale è per me il centro di tutto ciò che faccio, pertanto scelgo con chi collaborare in modo istintivo: per il mio disco solista “Fistful of Planets part II” ho chiesto a musicisti come Diego Banchero, Ignazio Serventi, Mattias Olsson, Paolo Tixi, Steve Unruh di apportare la loro musicalità pur provenendo da diversi panorami musicali. Non serve tanto parlare della “scena”, gli artisti in quanto tali la creano direttamente non appena si apre il sipario. E’ la musica a parlare, e sono i fruitori della cosiddetta scena che possono dare linfa all’attività musicale dei moltissimi artisti che cercano il proprio spazio. Spero che la “domanda” aumenti per poter permettere all’”offerta” di potersi esprimere di più.
(Walter “Wally Ache”): Io e Samael che siamo dei veterani della scena, abbiamo sempre sempre avuto la stessa condotta nei riguardi della scena italiana, cercando sempre di stare lontano da querelle o piagnistei come giustamente li chiami tu.
Io ho sempre supportato e acquistato pagando di tasca mia le tantissime uscite della scena italiana. L’ho fatto con grande passione senza pentirmene mai. Mi riempie il cuore di grande gioia quando metto una maglia di un gruppo italiano e magari incontro i loro membri che mi ringraziano di questo piccolo gesto che è invece un onore.
Ho talmente supportato i gruppi italiani collezionando foto, materiale inedito, dediche che alcune case discografiche si sono rivolte a me per rintracciare del materiale perso. Come il caso della copertina rifiutata del terzo demo degli Electrocution di cui esistono pochissime copie.
Oppure il primo demo dei romani Ghouls letteralmente scomparso e di cui esiste forse l’unica copia sopravvissuta a casa mia e via discorrendo.
In Italia regna una scena davvero importante, paradossalmente però ci sono tanti gruppi e pochi eventi.
Quindi un gruppo che non si vede dal vivo è quasi una figura mistica e non lo si gode totalmente.

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[Elisa Montaldo]
E sul fronte live invece? Sappiamo benissimo che la situazione è molto travagliata, ci sono tanti cialtroni nella scena, pratiche come quella del pay to play… poi nel vostro caso immagino che sarà un impegno non indifferente a livello logistico.
Quindi farete poche date ma prestigiose e ben selezionate? Live in contesti intimi, magari in acustico? Non farete nulla e rimarrete sempre un progetto confinato agli studi di registrazione?
Insomma, come volete muovervi?
Poi visto che non siete personaggi di primo pelo, sarebbe interessante una vostra riflessione sulla situazione concertistica nel nostro stivale.
(Samael Von Martin): Stiamo lavorando sull’aspetto live. Del pay to play non mi interessa e ti spiego perché. La musica non è il mio pane quindi sono libero di scegliere i miei passi. Andrò dove batte il cuore, non il vile denaro.
(Walter “Wally Ache”): Io non ho mai pagato per suonare, è capitato innumerevoli volte che ho suonato a dei concerti benefit e lo rifarei ancora, ma pagare per suonare mai, mi rifiuto categoricamente.
Chi lo fa si dovrebbe vergognare e sapere che sta devastando con questo gesto il frutto di tanti sacrifici di band valide.
Per quanto concerne l’attività live sarà una bella sorpresa ne stiamo parlando ma voglio che tutto vi giunga dalle parole di Samael.
Domanda un po’ da nerd: parlateci della vostra strumentazione varia ed eventuale, magari dando anche qualche consiglio a chi vuole imbracciare uno strumento oggigiorno.
Per Walter “Wally Ache” vorrei anche sottolineare che vieni da un background estremo e che di colpo, per quanto mi riguarda, sei perfettamente paragonabile ad un Diego Banchero; inoltre, i vari ospiti/collaboratori fanno tutti un ottimo lavoro, quindi sarebbe bello spendere qualche parola su di loro.
(Samael Von Martin): Wally Ache è un bassista che conoscete come estremo… in verità versatile. Stacchiamo il senso dalla causa… l’apporto in brani come “Nero Segreto” o “Fanfara Funebre” fa commuovere tanto è la bellezza del canto di Elisa quanto del suo basso. Diego Banchero è una persona che stimo da molti anni nonché un bassista preparato e professionale. Con lui si apre un altro discorso, un altro capitolo. Persona equilibrata e conoscitore di vari stili. Lo chiamo “ Il Maestro” e lui lo sa.
(Elisa Montaldo): Sono una nerd, questo è sicuro…adoro sperimentare con strumenti disparati. Per "Carmina Occulta" ho dato sfogo alla mia passione per gli strumenti orientali inserendo hulusi (flauto cinese), koto elettrico giapponese . Di base sono una tastierista e mi sbizzarrisco con suoni di synth vintage e non , ultimamente ho ampliato la mia esperienza nell’elettronica e musica da colonna sonora, ma quando ascolto il suono di uno strumento a fiato, o di percussioni acustiche (e in questo Samael è a mio avviso geniale), violini, organo liturgico, subito la mia mente si apre e l’ispirazione scorre come un fiume in piena. Per questo sono fiera di aver fatto la mia parte in questo disco esclusivamente con strumenti acustici e voci registrate una ad una. A chiunque voglia sperimentare con uno strumento musicale dico questo. Ritagliatevi un po’ di tempo per guardare qualche video tutorial di base, se lo strumento è polifonico meglio, toccate con mano e liberate il vostro istinto in primo luogo…se volete fare le cose sul serio intraprendete lo studio dello strumento che scegliete (o più di uno) per diventare padroni del linguaggio musicale e potervi esprimere al meglio…e divertitevi!
(Walter “Wally Ache”): Io ho uno stupendo Piero Carboni (liuteria sarda) 4 corde fretless leggerissimo con cui mi trovo benissimo, è il mio gioiello preferito.
Ho anche un Cremonini di liuteria bolognese sei corde fretless, ma che non uso molto per via del peso (io sono molto minuto) e ho ancora un terzo basso da liuteria sei corde.
Ho usato tutti e tre bassi fretless per "Carmina Occulta".
Poi ho un super basso un Pedulla mvp un basso tastato super che uso con i Crisis Benoit e che ha un suono che spacca le montagne, il basso di Marc Egan per intenderci.
Ho un fanned fret Ibanez ehb con dei pick up Nostrand che mai avrei pensato fossero così maestosi. Infine, ho un basso status energy cinque corde.
Come pedali ho poca roba una Zoom b3n, un freeze della Electro Harmonix, un loop della Boss. I miei cavi sono Rigotti un artigiano che realizza dei cavi di una fattura inarrivabile.
Monto quasi esclusivamente corde Sansone, uso le cuffie in ear della shure.
Testa e Cabinet ebs di cui vado molto orgoglioso.

Come ultima domanda invece vorrei farne una da appassionati di musica a tutto tondo: vostri dischi e/o band preferiti?
Magari volete consigliare ai nostri lettori delle novità emergenti, dei dischi cult e di nicchia da riscoprire o passati ingiustamente inosservati dal vostro punto di vista?
(Samael Von Martin): Io adoro “Incantvm” se di underground stiamo parlando. Adoro ogni forma di arte in questo momento quella dadaista.
(Elisa Montaldo): essendo cresciuta a pane e Prog, i King Crimson, i Genesis, i Gentle Giant sono stati i miei “maestri”. Black Sabbath, Devil Doll, molti altri gruppi di Dark, Metal e musica oscura…ultimamente ho scoperto i Black Midi (visti anche live) che trovo interessanti e innovativi, i Monkey 3, Brainticket
(Walter “Wally Ache”): Io vado a stagioni, momenti, stati d’animo. In questo momento sono tornato a divorare Dead can Dance, Portishead, My Dying Bride. Ci sono momenti di rabbia interiore dove mi dilanierei le carni ascoltando solo Seven Minutes of Nausea, altri in cui ho bisogno di Bach e Al di Meola.
Come novità emergenti devo dire che i Sorathian Dawn e i Kanonenfieber mi hanno conquistato il cuore.
Come sempre, l’ultima parola agli artisti se avete altro da dire o per un saluto.
Magari nel 2024 arriverà il terzo album? Ci state già pensando? Cosa bolle nel vostro calderone?
(Samael Von Martin): Per ora Elisa Montaldo ha realizzato un remix favoloso di un brano di "Carmina Occulta", "Edoardo II" per la precisione . Al terzo disco ci sto già pensando ma non sono in grado di dare notizie perché è ancora in fase embrionale . Colgo l’occasione per ringraziarti della bellissima intervista stimolante. A presto.
(Elisa Montaldo): Spero di poter continuare a collaborare con Samael e gli artisti che fanno parte di questo progetto, perché credo che ci possano essere ottime potenzialità e nuove idee ancora da elaborare. Il mio temperamento eclettico si sta ampliando verso orizzonti sconosciuti e come dice Samael sto esplorando anche il mondo dell’elettronica in connubio con il mio “dark side” che pulsa forte.
(Walter “Wally Ache”): Ho composto un brano per il terzo album spero che sia in linea con la koinè del gruppo e che sia stimolante e sognante.
Un grande grazie per averci dato la possibilità di raccontare le nostre esperienze.
A presto.



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Intervista a cura di Seba Dall

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