Intervistare (grazie alla recente uscita dell’album inedito / antologico “Different Universe / More Than A Demos Anthology”) un gruppo “storico” come i Witchunters implica inevitabilmente uno sguardo al passato della scena metallica italiana, alimentata da impeto e ingegno e osteggiata dall’inadeguatezza dei tecnici (mezzi e addetti), scetticismi diffusi e da numerose e snervanti diatribe e invidie “interne” (queste ultime tutt’altro che debellate, mi sa …).
Il loro ritorno attivo nel mercato discografico contemporaneo (con “Time Is Running”) ha però dimostrato ancora una volta come la “vecchia guardia” sia assolutamente credibile, ispirata e determinata e che “certe” passioni consentano di affrontare meglio e più proficuamente l’inesorabile e instancabile “corsa del tempo”.
Ecco cosa ci hanno raccontato Cesare Vaccari (batteria), Miguel Ramirez (chitarra) e Marcello Monti (voce) …

Ciao ragazzi e un caloroso benvenuto a tutti sulle pagine di Metal.it … la storia dei Witchunters è piuttosto “corposa” e allora direi d’iniziare “dall’inizio” e cioè da quei primi anni ottanta che li hanno visti nascere con la denominazione di Randoms … cosa ci potete raccontare di quei tempi e della “scena” (se così vogliamo chiamarla …) che caratterizzava il Belpaese?
Cesare: Ciao Marco, è un vero piacere scambiare due chiacchere con te su Metal.it.
In effetti ci sono parecchie cose di cui parlare e da raccontare.
Come puoi immaginare, comunicare negli anni a cavallo tra il 1970 e il 1980 non era certo facile e tutti i contatti avvenivano soprattutto attraverso la posta tradizionale spesso in tempi biblici.
Alla fine degli anni ’70 io ero prevalentemente un fruitore della musica, questo grazie alla nascita di quelle che all’epoca venivano definite “radio libere”. E “libere” lo erano veramente, come ricorda Eugenio Finardi, perché proponevano musica di ogni genere, avendo una programmazione che era strettamente legata ai gusti musicali del conduttore di turno. La mia formazione musicale la devo proprio a questi speaker, spesso improvvisati, ma che non avevano nessun problema a programmare musica che oggi è praticamente bandita dalle radio. Nel mio paese, Spilamberto, esisteva Radio Queen, intorno alla quale ruotava un folto gruppo di band locali che proponevano dal rock classico al punk. Perché non iniziare a suonare la musica anziché ascoltarla solo?
Nacquero così nel 1980 i Night Riders, che in poco tempo cambiarono nome in Randoms, band in cui militavo io, prima alla voce poi alla batteria, Renzo Dinozzi alla chitarra e Mirko Malaguti al basso, in seguito entrambi membri dei Witchunters, che ufficialmente si formarono nell’estate del 1982. Questa era la “scena” in cui sono cresciuto io, che penso non sia molto diversa da quella in cui presero forma tante altre realtà metal italiane.
Iniziare a suonare fece crescere in me la voglia di conoscere altre band, anche per confrontare le varie esperienze personali. Così contattai Crying Steel, Rollerball, Strana Officina e altre band già attive all’epoca per acquistare i loro demo e saperne di più sulla loro attività.
Insomma, all’epoca la scena era già in fermento!
Dopo il vostro esordio su nastro, arriva l’opportunità di registrare “Possessed” nel Regno Unito sotto la guida di Pete Hinton … direi che questo “evento”, non comune per i gruppi italiani, merita un piccolo approfondimento e magari qualche aneddoto …
Cesare: Nel 1986 la band aveva una formazione ormai consolidata da un paio di anni e sentivamo il bisogno di realizzare qualcosa di concreto. Nacque così “
Tales Of Witchunters”, il nostro primo demo. Inviammo una copia della cassetta alle poche riviste musicali che in quegli anni trattavano anche metal, cioè Rockerilla (dove scriveva Beppe Riva, già all’epoca una figura fondamentale del giornalismo musicale) e Tutti Frutti, che ci dedicò una pagina intera. Rispondemmo all’annuncio di una piccola etichetta di San Remo, la Dischi Noi, che cercava bands emergenti non necessariamente Heavy Metal, per un progetto musicale che coinvolgeva professionisti anche stranieri. Incuriositi inviammo il demo accompagnato da un po’ di materiale promozionale e inaspettatamente ci risposero, invitandoci ad andare a San Remo per illustrarci i particolari del progetto.
In pratica ogni gruppo italiano sarebbe stato affiancato da un produttore/musicista straniero per registrare in uno studio professionale una canzone, che sarebbe stata inserita in uno dei tre volumi
di una compilation dal titolo “
Italian Rock Invasion”, distribuita tra gli addetti ai lavori, che avrebbero poi scelto 10/11 bands da inserire in un album, questa volta con una distribuzione più capillare, e che avrebbero suonato all’Hammersmith Odeon di Londra. Noi fummo indirizzati in Cornovaglia, ai Sawmills Studios e Pete Hinton fu il produttore che ci fù assegnato. Puoi ben immaginare la botta di adrenalina nel pensare di suonare di fronte a chi aveva prodotto, tra le tante cose, “
Strong Arm Of The Law” dei Saxon!! Furono giorni in cui fu praticamente impossibile dormire. Suonammo praticamente tutto il nostro primo demo e Pete scelse “
Possessed” come canzone da inserire nel volume 1 della compilation.
Tutta la nostra permanenza nel Regno Unito, dal 5 all’11 Dicembre 1986, fu piena di aneddoti più o meno divertenti. Arrivati a Londra, presi dalla frenesia, fu un attimo spendere quasi tutti i soldi che avevamo con noi in gadget e materiale vario, tanto che nel viaggio in treno verso la Cornovaglia, per riuscire a mangiare qualcosa, fummo costretti a fare una colletta e mangiammo un panino e una bibita in cinque. Trovammo un Taxi ad aspettarci alla stazione di Plymouth, ma noi non avevamo i soldi per pagarlo. Cercammo di spiegarlo all’autista nel nostro inglese stentato ma il tipo sembrò non capire. Alla fine ci lasciò su un pontile completamente al buio, sulle rive di quello che poi scoprimmo essere il mare e da lì una barca venne a prelevarci e ci portò allo Studio, raggiungibile solo via mare con l’alta marea. Devo dire che Pete Hinton ci mise subito a nostro agio e fece richiesta perché venissero trasportati due Marshall allo studio, che arrivarono da Londra il giorno dopo, sempre via mare. Trovò anche il tempo per raccontarci che aveva pranzato il giorno precedente con Donatella Rettore a Milano.
Miguel: È stata un'esperienza incredibile. Per una band italiana dell'epoca era qualcosa di davvero fuori dal comune. Registrare in Inghilterra, la patria dell'heavy metal, e lavorare con Pete Hinton è stato emozionante e ci ha fatto capire quanto fosse alto il livello. Ci siamo portati a casa tanta esperienza e tanti ricordi, oltre alla soddisfazione di aver vissuto qualcosa che, fino a poco prima, sembrava solo un sogno.
Un altro demo e poi, finalmente, nel 1994, il debutto sulla lunga distanza “… and it’s storming outside” per la (allora anch’essa emergente) Underground Symphony, che diventerà una costante nella parabola discografica della band … vi va di raccontarci come siete entrati in contatto e come definireste il vostro rapporto con la label piemontese?
Cesare: “
Doomsday”, il nostro secondo demo datato 1988, segnò l’inizio dell’evoluzione della band, dovuta anche alle grandi variazioni di lineup. Infatti da quella data, fino al 1993 i Witchunters cambiarono il cantante, due volte il bassista e il lavoro chitarristico passò completamente nelle mani di Renzo Dinozzi. Maurizio Chiarello ci contattò con una lettera che ho recentemente ritrovato durante un trasloco. L’idea iniziale era di farci partecipare alla compilation che l’Underground Symphony voleva realizzare come trampolino di lancio per la nuova label. Già dalle righe di quella lettera era evidente la passione e la professionalità con cui Maurizio aveva intenzione di portare avanti il suo lavoro, cosa dimostrata nel tempo dalla incredibile carriera e dal segno indelebile che la sua etichetta ha lasciato nel panorama metal italiano e mondiale (solo per citare qualche nome, Labyrith, Rata Blanca, Sabaton, Skylark, etc etc). La prima volta che ci incontrammo noi avevamo fatto circolare solo un Advance Tape con due nuove canzoni. Ricordo ancora l’entusiasmo che Maurizio dimostrò quando sentì le altre canzoni che poi avrebbero fatto parte di
“…and it’s Storming Outside” e penso che fu in quella occasione che decise di fare uscire l’album completo anziché una sola canzone nella compilation, che ha come numero di catalogo 001, ma che in realtà cronologicamente uscì dopo il nostro album. Il nostro rapporto con Maurizio è sempre stato di collaborazione e grande rispetto reciproco. Poi, come capita spesso nella vita, le vicende personali possono portare a lunghi periodi in cui non ci si sente, ma basta l’occasione buona per riprendere a lavorare insieme con rinnovata passione. Questo è accaduto nel 2024 con “
Time Is Running”. Non esito ad affermare che Maurizio per noi è soprattutto un amico.
Arriviamo così al 1997 con la registrazione di un promo che rimarrà inedito fino a quando, nel 2025, è proprio la Underground Symphony a riportarlo alla luce con la denominazione “Different Universe” … innanzi tutto vi chiedo come mai, visto il suo valore, non era stato pubblicato e poi com’è nata la brillante idea di “rispolverarlo”, consentendo ai rockofili di sviscerare ulteriormente la parabola artistica dei Witchunters …
Cesare: Il progetto “
Different Universe” è particolarmente complesso. Oltre a contenere canzoni che, pur rimanendo in ambito Heavy Metal, spaziano e sono influenzate da tutte le sfumature che questo genere contiene, dal Power al Metal Melodico, dal Progressive Metal al Thrash, contiene anche un mini concept di fantascienza distopica, formato da tre canzoni: “
Welcome to Draknesstown”, “
One of These Mornings” e “
…Can’t Stop the Rain”. Purtroppo all’epoca non trovammo un modo per pubblicarlo, in parte anche a causa della nostra inesperienza che ci portò a non trovare nessuno interessato. Probabilmente in un periodo in cui il mercato era pieno di band che suonavano Progressive Metal con Dream Theater come riferimento e con l’esplosione del Power Metal con influenze neo classiche, noi eravamo “fuori tempo”. Il fatto che fosse rimasto per tanto tempo nel cassetto è sempre stato un cruccio per me e per i ragazzi che allora militavano nei Witchunters. Così quando si è prospettata la possibilità di realizzarlo in collaborazione con Maurizio, in una confezione digipack lussuosa insieme a un bonus CD da collezione abbiamo preso al volo l’occasione. L’intero "
Different Universe" è stato rimasterizzato da Claudio Mulas degli Art Distillery Studios e la grafica è stata affidata a Jahn Vision Art, entrambi già presenti nella realizzazione di “
Time Is Running”, con ottimi risultati. Non mi dilungo oltre perché penso che la tua recensione su Metal.it riesca, come capita poche volte, a presentare perfettamente il prodotto che abbiamo realizzato. Un lato positivo di aver aspettato fino ad ora l’uscita di questo CD è sicuramente il fatto che nel 1997 non avremmo mai potuto rendere concreta la storia raccontata nel mini concept contenuto nell’album. Ora la trilogia è diventata una realtà di cui stiamo pubblicando a distanza di 3 mesi le varie parti. Per ora due sono già disponibili sul nostro canale di YouTube, a settembre la terza e ultima. Questo è stato possibile anche grazie al lavoro di Matteo Melotto del Visceral Studio, che abbiamo conosciuto in occasione della realizzazione del video di “
Forever Young”, che siamo riusciti ad inserire nella stessa linea temporale della trilogia.
Un approfondimento garantito anche da un secondo dischetto intitolato “More Than A Demos Anthology” contenente un’intrigante selezione di tracce dimostrative, rarità e pezzi tratti da varie compilation, che oltre a fornire un quadro piuttosto ampio della vostra “crescita” espressiva, omaggia anche i numerosi musicisti che hanno contribuito alla sua espressione artistica … e allora vi chiedo: quali sono i motivi di tale “instabilità”? Credete che in qualche modo abbia “danneggiato” il vostro percorso?
Cesare: Ci piaceva l’idea di ricordare un po’ tutti i musicisti che hanno suonato nei Witchunters in oltre quaranta anni di vita. I numerosi cambi di formazione non sono da ricercare nei classici motivi che portano all’allontanamento di un elemento dalla band, cioè incompatibilità di carattere e/o divergenze musicali, ma semplicemente nel trascorre del tempo e di come nella vita le priorità cambino continuamente. Stabilire quale sia in quel momento la cosa più importante porta a dover fare delle scelte, a volte molto difficili e dolorose, sia per chi se ne và sia per chi resta. Io personalmente sono in buoni rapporti con tutti gli ex-Witchunters. Non penso che “danneggiato” sia la parola giusta. Certo un cambiamento all’interno di una formazione affiatata crea qualche problema, primo fra tutti il dilatarsi dei tempi di preparazione delle nuove composizioni e della setlist da proporre live. Spesso però porta anche nuove idee e un rinnovato entusiasmo.
Siete tornati all’attività discografica “inedita” con “Time Is Running”, tra l’altro da poco disponibile anche in vinile … cosa ci potete raccontare di questa “seconda giovinezza” dei Witchunters e di come è cambiato il vostro approccio nei confronti dell’universo hard n’ heavy?
Miguel: Per quanto mi riguarda l’approccio è rimasto esattamente quello di sempre: divertirsi, senza pensare a dove possa portarci la musica o a chissà quali guadagni o fama, cose che al giorno d'oggi sono abbastanza irrealistiche. Di sicuro il tempo ci ha resi musicisti migliori dal punto di vista tecnico, e questo si riflette in modo del tutto positivo e qualitativo sulla composizione dei nuovi brani.
Cesare: È giusto parlare di seconda giovinezza, perché se “
Time Is Running” ha visto la luce è proprio grazie alla nostra determinazione nel rimetterci in gioco, nonostante il tempo sia veramente volato in quarant’anni e passa. Alla base di tutto rimane la voglia di divertirsi, come detto anche da Miguel. Il nostro approccio con L’universo Metal è per forza cambiato. Troppi sono stati i cambiamenti nel modo di concepire la musica e il modo di ascoltarla e ovviamente anche noi abbiamo dovuto adeguarci. La nostra generazione è cresciuta avendo un contatto anche fisico con la musica, prima con vinili e cassette, poi con i CD. Ora la quarta arte è soprattutto immateriale, un bene di consumo disponibile sulle piattaforme digitali che viene usato per un po’ di tempo, per poi essere sostituita da altra musica. La sfida è quella di fare in modo che non tutto venga dimenticato da chi ascolta e che la voglia di avere qualcosa di tangibile da tenere tra le mani prevalga. Anche per questo abbiamo deciso di rendere disponibile “
Time Is Running” in vinile, grazie anche all’aiuto di Maurizio Chiarello.
Ed è proprio il “Tempo che Corre” uno dei temi centrali della nostra esistenza “iperconnessa” … come si affronta una sfida che nel rock (e non solo …) è fatta tanto di “nostalgia” quanto di “frenesie”?
Marcello: Il tempo è una delle cose per le quali l'essere umano ha più paura, perché è fuori dal suo controllo. Celebrare il tempo penso sia un modo per creare una sorta di catarsi, ed accettarlo.
Miguel: “
Time Is Running” rappresenta proprio questo: il tempo scorre veloce, ma paradossalmente a volte sembra non passare mai perché continuiamo a vivere di ricordi. E dato che il rock vive molto di nostalgia, spesso ci ritroviamo semplicemente a guardare gli altri correre in un tempo che, in fondo, è solo un'illusione.
Cesare: Nostalgia e frenesia sono proprio le due condizioni agli antipodi da evitare. Entrambe limitano molto le cose da fare nel corso della vita, la prima perché ci porta a pensare che quello che abbiamo vissuto fino ad ora sia sempre migliore di quello che vivremo domani. La seconda genera una iperattività che non sempre porta a un risultato finale. Il rischio è di perdersi tra le mille cose che mettiamo in preventivo … la classica troppa carne al fuoco.
L’ideale sarebbe restare nel mezzo tra questi due stati, io non ci sono ancora riuscito.
Apprendo con soddisfazione che la “rinascita” dei Witchunters è supportata pure dall’attività live … quanto è importante portare su di un palco la vostra musica e come valutate le possibilità offerte in questo senso dal rockrama contemporaneo?
Miguel: Per me il palco è il posto dove posso esprimere davvero chi sono. È lì che esce il mio vero io, quello del musicista. Che ci siano dieci persone o mille cambia relativamente poco: io salgo sul palco prima di tutto per suonare e vivere quelle emozioni. Poi il pubblico fa la sua parte, perché con la sua energia riesce a tirare fuori ancora di più quello che abbiamo dentro.
Marcello: L'attività live è fondamentale per un gruppo rock, anche se, in Italia, è molto difficile crearsi una continuità di eventi dal vivo. Spesso si suona in posti inadeguati, e il metal, come il rock in generale, è spesso mal sopportato.
Considero i Witchunters uno dei gruppi più sottovalutati del panorama metallico italiano … cosa non ha funzionato nel vostro cammino? E perché secondo voi la scena italiana negli anni ottanta ha fatto così fatica a rendersi credibile agli occhi del “mondo”?
Marcello: Personalmente ritengo che la scena metal italiana anni '80 abbia sofferto soprattutto di grandi carenze tecniche. Spesso i prodotti erano praticamente demo con registrazioni artigianali, e qualche ingenuità compositiva. Per quanto riguarda cosa non ha funzionato per i Witchunters ... non saprei, forse sono mancati gli agganci giusti.
Cesare: A mio parere negli anni ’80 il panorama metal italiano era pieno di band interessanti che però non ebbero la possibilità di dimostrare il loro vero potenziale. Fondamentalmente mancarono due cose molto importanti in quegli anni: veri professionisti sia tra le case discografiche che nei management, più interessati allo sfruttamento economico delle band piuttosto che al loro percorso artistico, e la collaborazione tra le band, dove la rivalità ha sempre avuto più importanza dell’aiuto reciproco. Ricordo che come Witchunters organizzammo nel 1990 una rassegna di band appartenenti ad un management molto conosciuto all’epoca e del quale noi non facevamo più parte, presso un circolo ARCI nella nostra zona. In totale suonarono 6/7 band nell’arco di un mese (2 ogni venerdì sera) … nessuna si preoccupò mai di ricambiare il favore.
Miguel: Un motivo potrebbe essere che in Italia spesso si guarda solo al lato economico e commerciale: il rock qui da noi muove pochi soldi e, di conseguenza, chi fa questa musica finisce facilmente nel dimenticatoio. Purtroppo siamo nati nel momento giusto ... ma nel posto sbagliato. Che sfiga, vero?
Cesare, il tuo vincolo costante e indissolubile con i Witchunters è la dimostrazione che “certe” passioni sono più forti di ogni avversità … come definiresti il rapporto che hai mantenuto negli anni con la tua “creatura” artistica?
Cesare: Sulle avversità sono d’accordo con te, la passione aiuta molto a superarle. Definire Witchunters la mia “creatura” artistica sarebbe troppo presuntuoso. Tutte le canzoni della band sono nate dalla collaborazione e dalle idee dei musicisti che hanno suonato negli anni nel “gruppo”, dove questa parola assume un forte significato, perché tutti i risultati ottenuti sono stati frutto della coesione e del talento di tanti musicisti che sono soprattutto amici.
Siamo arrivati alla inevitabile, ma in questo caso tutt’altro che “scontata”, domanda sulle prospettive future … cosa ci potete dire in merito?
Marcello: Penso che l'obiettivo a breve/medio termine, sia di dare un degno successore a “
Time is Running”.
Miguel: Per il futuro speriamo di avere sempre più occasioni per suonare dal vivo e di rientrare in studio il prima possibile. Abbiamo un bel po' di ottimo materiale nel cassetto che non vediamo l'ora di farvi ascoltare!
Giunti alla fine, non mi resta che ringraziarvi per il tempo che ci avete dedicato (e per la bella musica che i Witchunters, magari con un po’ di “fatica”, ci hanno elargito …), lasciandovi concludere con un “messaggio” per i nostri lettori …
Marcello: In un'epoca dominata da intelligenza artificiale, il consiglio migliore che mi sento di dare ai lettori è quello di cercare e gustare sempre di più musica "vera", in giro ce n'è ancora tanta.
Miguel: Prima di tutto vogliamo ringraziare le nostre famiglie, che ci sopportano da anni e continuano a venirci a vedere e ad ascoltarci con il sorriso, divertendosi insieme a noi. Non è una cosa così scontata. Un grazie anche a tutti quelli che ci seguono: vecchi amici, nuovi fan e chiunque abbia voglia di passare una serata di vero heavy metal. Finché ci sarà qualcuno disposto ad ascoltarci, noi continueremo a fare quello che ci piace di più: suonare e divertirci insieme a voi ... e ricordatevi una cosa: gli anni passano, ma il volume resta sempre al top.
Cesare: Grazie Marco per il tuo tempo e per quello che i lettori di Metal.it dedicheranno alla lettura di questa intervista. Per noi è molto importante il contatto con chi ci segue e ci sostiene con entusiasmo durante le esibizioni live e non. Speriamo di incontrarne tanti nelle prossime occasioni.
Stay Hard!
Photos provided by Witchunters for free promotional use.
Live photos taken in Spilamberto @ Parco della Rocca on July 10, 2026.
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