Copertina 8

Info

Anno di uscita:2010
Durata:57 min.

Tracklist

  1. DREAMAGOTHIKA
  2. FALL IN TIME
  3. ENCHAINED MELODY
  4. DON'T BE SURPRISED
  5. FORTY-EIGHT
  6. I WILL COME TO YOU
  7. ANDROMEDA'S MOTHER
  8. BALLOON CITY
  9. FORGOTTEN SILENCE
  10. LOST IN THE WIND
  11. DREAMAGOTHIKA PART. 2

Line up

  • RoX Capriotti: vocals, keyboards
  • Luca De Falco: guitars, vocals
  • Davor Batalj: bass, backing vocals
  • Kristal: keyboards, programming
  • Marco Lanciotti: drums

Voto medio utenti

Ascoltare con attenzione “Forgotten silence” e riuscire ad entrare in sintonia “profonda” con esso, equivale a cogliere uno dei percorsi più interessanti che il rock alternativo può offrire ai suoi molti estimatori.
Una musica colta, intellettualmente assai rilevante e al tempo stesso intensa, malinconica e urgente, prodotta da una generazione di musicisti che ha saputo intendere il mondo del rock come un grande precettore, traendo linfa vitale da molte delle sue sfaccettature artistiche, senza pregiudizi e, in un certo senso, senza “nulla da perdere”, forti di un pizzico di quella sfrontatezza e di quella disinvoltura che consente di metabolizzare gli insegnamenti e non temere di farli propri, trasfigurandoli in regole operative e accostamenti stilistici.
Scoprire che i The Lotus (da non confondere né con i Lotus, eccellente hard rock trio svedese, né con i siciliani Lothüs, già trattati di recente su queste pagine) sono all’esordio autoprodotto (anche se, mentre scrivo, sembra confermato l’interessamento della Copro Records) sorprende parecchio, vista l’assoluta competenza e maturità del prodotto, mentre la loro nazionalità non può che far felice chi, come il sottoscritto, non ha mai creduto ad una manifesta inferiorità del made in Italy neanche in settori artistici come questo, tradizionalmente appannaggio di altre situazioni geografiche.
Tornando ai contenuti del disco, è veramente difficile trovare dei punti deboli: tecnica e qualità interpretative irreprensibili, gusto estetico, tensione emotiva, una “ruffianeria” discreta e distaccata, sono tutti fondamenti di merito di una manifestazione musicale incredibilmente eterogenea e coinvolgente, in cui confluiscono le inquietudini dei Radiohead e degli Anathema, le atmosfere suggestive, alienate e affascinanti dei Pink Floyd, di certi Amplifier e dei Porcupine Tree, l’abilità nei contrasti dei Faith No More (penso che l’approccio della seducente “I will come to you” piacerebbe molto a Mike Patton), e pure l’impatto muscolare dei Metallica e i fraseggi chitarristici della NWOBHM, in un suono dove, alla fine, sono i Muse e i loro drammi esistenzialisti e barocchi a delineare probabilmente l’influsso maggiormente rappresentativo, riuscendo, però, lo ripeto, a trascendere dalla pedestre emulazione dei succitati modelli, proprio come ci si aspetta da allievi degni di smisurata approvazione.
Estrapolare momenti maggiormente indicativi di altri, appare, così, impresa ardua e abbastanza marginale in un mosaico in cui ogni tessera è di notevole pregio e significato, ed è soprattutto fondamentale per arrivare al fulgente quadro complessivo, ma ritengo comunque che pezzi come “Enchained melody”, “Don't be surprised”, “Forty-eight” e “Lost in the wind”, senza nulla togliere al resto del programma, possano esporre efficacemente l’essenza di un gruppo che, a dispetto dell’anagrafe, è già “grande” e non può proprio passare inosservato.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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