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Questo album è l'opposto della noiosa perfezione generata dall'AI.”
Già da sola questa frase, estrapolata dalle note di presentazione di “
The mountains are my friends” sarebbe stata sufficiente ad attirarmi verso il disco di debutto dei
California Irish.
Aggiungiamo che l’autore della suddetta è
Cormac Neeson, di cui sono un grande estimatore, ed ecco che la curiosità nei confronti di questo collettivo musicale (congegnato dal cantante dei The Answer sfruttando la sua rete di amicizie ed esperienze all'interno della fiorente scena di Belfast) diventa piuttosto pressante.
Ispirato alle atmosfere del
Laurel Canyon (quartiere di Los Angeles che nei
sixties fece da scenario alla
Controcultura diventando celebre in quanto residenza di molti artisti come
Jim Morrison, The Byrds, Buffalo Springfield,
Joni Mitchell, …) il disco si rivela davvero una faccenda sonora “fuori dal tempo”, spogliando tale definizione da ogni valenza negativa o da implicazioni fastidiosamente anacronistiche.
Con i
California Irish il paesaggio musicale diventa placido e pacato, intriso di
rock “rurale” e di
folk, e in cui anche la componente psichedelica appare ben lontana dalle smanie “acide” di tanti frequentatori californiani del genere.
E così si scopre che l’opera è stata registrata da tutto il gruppo in quattro giorni, “
nutrendosi dell'energia reciproca” (ritornando alle dichiarazioni di
Neeson) dei musicisti, impiegando tecniche di registrazione analogiche e confermando che, forse, fare le cose “alla vecchia maniera” non è poi tanto disdicevole.
Agli esploratori di questi suoni fascinosamente morbidi e avvolgenti (figli di The Byrds, CSN&Y,
Simon & Garfunkel, …) non rimane dunque che abbandonarsi al clima estroverso e indolente di “
Live fast die free”, ai languori elettroacustici di “
Old friends” e alle vaporose rifrazioni soniche di “
Julie Ann”.
Tocca poi a “
Side by side”, contemplativa e intensa, alzare ulteriormente il livello artistico della raccolta, anche grazie ad una voce che sembra “comunicare” direttamente con l’anima dell’ascoltatore, sensazione reiterata nelle elegiache rarefazioni corali della successiva “
Something different”, grondante di profonde connotazioni emozionali.
Con “
Big questions” la scaletta si apre a solari spigliatezze, e se “
Can’t let go” è una ballata edificata sui magisteri di
David Crosby e
Joni Mitchell, “
Sunday morning”, con le sue seducenti oscillazioni armoniche istoriate da levigati sbuffi
psych-blues, è da considerare un altro degli
highlight assoluti di “
The mountains are my friends”.
Le suggestioni
folk-rock di “
Hard we fall” e della estatica
“I am free” (che potrebbe piacere pure ai sostenitori di certi Mumford & Sons) esauriscono un “viaggio” da consigliare a chi nella musica cerca passione, immaginazione e soprattutto voglia di stare insieme, valori “antichi” e tuttavia immarcescibili, di cui i
California Irish si rivelano eccellenti ambasciatori.
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