I cileni
Ripper, attivi ormai da più di vent'anni (2007), dopo aver rilasciato due ottimi full-length di Thrash/Death dal taglio old-school che vi consiglio caldamente di recuperare (
"Raising the Corpse" nel 2014 e
"Experiment of Existence" nel 2016), un paio di EP e varie uscite minori quali Split, demo e compilation, approdano alla
Dark Descent Records e pubblicano il 24 luglio 2026 la propria terza opera lunga:
"Towards Rebirth".
"Towards Rebirth" si muove più o meno sulle coordinate dei due dischi che lo hanno preceduto, bensì con una produzione meno sporca e tagliente, più nitida, deflagrante e in linea con i canoni odierni.
Il disco è un concentrato di aggressività sonora e velocità inserite in strutture che, nonostante la linearità di insieme, presentano numerose articolazioni e un livello tecnico che pur senza perdersi in particolari orpelli, dona il giusto quid di complessità che consente all'insieme di non scadere nel banale, e di possedere quel dinamismo sfrenato in grado di trasmettere la giusta dose di adrenalina che ogni appassionato del genere si aspetta da un platter di questo tipo.
A titolo puramente personale preferivo il sound più rozzo dei primi due album, ma di fronte a un prodotto così curato nei minimi dettagli, e compositivamente solido, ho ben poco da eccepire. Ogni brano possiede un'identità precisa e presenta un'esecuzione da manuale (il basso ben in evidenza è uno dei suoi punti forti) a dir poco devastante.
Il terzo capitolo lungo dei
Ripper è furia iconoclasta unita a consapevolezza e controllo, forse il suo unico "difetto" può essere ravvisato nel restare fin troppo ancorato ai maestri del genere — in primis
Pestilence e
Sadus, bensì anche
Kreator,
Slayer e
Sepultura — ma, per quanto mi concerne, di fronte a tanta qualità chiudo occhio con piacere.
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