Marilyn Manson sembrerebbe ormai aver superato l'impatto negativo delle brutte vicende degli ultimi anni — di cui come al solito il sottoscritto è poco informato — ed essere in uno dei periodi migliori della sua carriera, e ciò si riconferma anche con il secondo capitolo di
"One Assassination Under God", rilasciato il 14 agosto 2026 tramite la
Nuclear Blast.
Manson prosegue, all'incirca, sul solco di
"One Assassination Under God – Chapter 1" (2024) ripescando, dunque, a piene mani un po' da tutto il suo repertorio, in particolare possiamo trovare l'Industrial rabbioso di
"Antichrist Superstar" (1994), gli episodi più easy listening di
"Mechanical Animals" (1998) (retaggi dei
Depeche Mode e
The Cure sempre in vista), ma anche le sfumature riflessive e malinconiche dai tratti Gothic rock di
"Eat Me, Drink Me" (2007). Recuperati — come è naturale che sia, essendo questo il quarto lavoro scritto e co-prodotto con
Tyler Bates — alcuni spunti compositivi da
"The Pale Emperor" (2015) e, soprattutto,
"Heaven Upside Down" (2017), relegati invece nell'ombra con il primo capitolo.
L'anima nera e feroce di
Manson è ben presente ma, come di consueto avviene, si sposa, e quasi per paradosso probabilmente perfino in misura maggiore rispetto al disco del 2024, con la delicatezza, la sensualità (qui mitigata) e la struggente malinconia dalle venature Post-punk, New-wave/Synth pop dai tipici contorni Dark più vicina all'archetipo rappresentato da
Marilyn e, altresì, viene anche a profilarsi una dimensione intimistica che lascia pensare al fatto che il vero
Brian Hugh Warner inizi ad emergere con sempre più preponderanza da dietro la "maschera" della rockstar.
Il senso di continuità con il primo episodio è piuttosto lampante, anche se qui siamo su territori leggermente più oscuri e, nel complesso, nonostante i numerosi frangenti cadenzati, il platter appare più duro; questo sembrerebbe (dalle informazioni che sono riuscito a reperire e dai testi diffusi nei singoli) esser dovuto anche allo spirito complessivo delle liriche… se la tracklist del 2024 era trascinata dal vento di una rabbia anelante alla rinascita, questa nasce forgiata dal fuoco del combattimento.
Non ho molto altro da riferirvi sulla quattordicesima opera di
Manson, un po' perché per questioni di tempistiche editoriali devo affrettarmi — sono giunto estremamente in ritardo con il mio articolo — e poi perché, comunque sia, a livello musicale restano ancora valide parte delle considerazioni svolte nella recensione del suo
predecessore.
In ogni caso, ritengo che, al di là dei propri credo personali, alla luce del lungo periodo di dissoluzione di ogni forma di valore e di etica normale in cui ormai il mondo intero è sprofondato, il Reverendo sia uno degli interpreti migliori del nostro zeitgeist… Un artista che da un senso di decadenza ed annichilimento interno — sottratti i meccanismi proiettivi — in parte generati — specchio — dal mondo esterno, riesce a ricavarne seguendo le vie della sublimazione una poetica ancora oggi degna di attenzione… anche se forse talvolta fin troppo incendiaria.
"Get up and fight
Get up and fight
Until my bruises are black
And my face is swollen
Get up and fight
Get up and fight
Until the skin on
My back is broken"[
M.M.]
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