(14 aprile 2012) Unleash The Power Fest (Seventh Wonder + guest) - 14 Aprile 2012 - Barrio's Cafè, Milano

Info

Provincia:MI
Costo:10 €
Freddo e pioggia a metà Aprile, uniti al traffico impazzito di una città che non è in grado di sopportare due gocce di rugiada. Condizioni che non invogliano certo ad uscire di casa, vero? Male, male, male.
Perché il pensiero che vi ha attraversato la testa quando avete deciso di non venire a spendere 10 Euro (dico io, 10 Euro per un concerto così, ma da quando non pagavate 20 mila Lire per un concerto?) è stato uno dei pensieri peggio assortiti del vostro 2012.
Da questa introduzione dovreste aver capito che l’affluenza non è stata così massiccia (direi tra le 100 e le 150 presenze), ma il concerto è stato degno di essere vissuto, dall’inizio alla fine. Oltre alle esibizioni delle band, altra nota lieta (finalmente, visto che siamo in Italia nel 2012 e non in Burundi nel 1975) è stata la qualità dei suoni: onore dunque al fonico, perchè non era facile riuscire a far rendere al meglio 5 diversi show. E nota di merito anche all’organizzazione, che è riuscita a mettere in piedi una serata ben assortita e decisamente piacevole, facendo anche rispettare i tempi, portando in Italia una band golosa come i Seventh Wonder.

SIXTY MILES AHEAD
Inizio affidato alla giovane band milanese: strumentalmente preparati e ottima voce per un heavy metal dalle sfumature prog, alternative ma soprattutto southern, in grado di attirare l’attenzione con riff muovi-capoccia e ritornelli ad effetto. Buona in particolare la prova del chitarrista Fulvio Carlini, aiutato anche da un gran bel suono compatto e possente. Un po’ statici e timidi, ma sono giovani: band da tenere d’occhio con un grande potenziale.

CROMO
Sinceramente, non mi sono piaciuti. Canzoni scontate di heavy metal classico cariche di urletti e condite con tutti i clichè del genere, suonate anche con approssimazione, soprattutto dietro le pelli, hanno raffreddato la platea. La situazione è leggermente migliorata durante la cover di The Sentinel dei Judas Priest, salvo poi precipitare definitivamente con la conclusiva Long Live Rock And Roll. Mi dispiace, perché il talento (in capo soprattutto al singer/tastierista/chitarrista ritmico Blade) dovrebbe essere indirizzato decisamente meglio. A volte è meglio cercare la semplicità invece di strafare. Prestazione sufficiente, ma non all’altezza della band precedente né tantomeno delle successive.

RAISING FEAR
Sono bastate poche note per far capire a tutti quanti cosa significano 10 e passa anni di esperienza. Il confronto con le band che avevano appena calcato il palco è stato quasi impietoso, infatti, quando la prepotenza power dei Raising Fear si è abbattuta sul Barrio’s Cafè. Esperienza, dunque, unita però a solidità ed efficacia, che in una scaletta in grado di rappresentare in poco tempo tutta la carriera del gruppo ha lasciato il segno alla grande. Incontrare i Raising Fear sulla propria strada fa sempre piacere, insomma: una gradita conferma.

FROM THE DEPTH
Ne avevo sentito parlare bene e la prestazione offerta non ha fatto altro che confermare le voci che mi erano arrivate. Meno “classici” dei Raising Fear, i From The Depth hanno offerto una setlist mista tra pezzi propri e cover (Metal God e Black Diamond) che ha convinto tutti i presenti, ma soprattutto sono stati in grado di infiammare definitivamente il pubblico, con il singer Raffaele Albanese impegnato per tutto il tempo a trascinare la folla e ad incitarla. Doti da frontman innate e ben utilizzate, senza mai risultare pedante, che hanno sopperito egregiamente al calo di voce, dovuto probabilmente agli sbalzi termici di questi giorni. Poco importa comunque, perché il giudizio rimane estremamente positivo. Se non conoscete questa band, andate a sentirvela dal vivo, perché è in grado di sprigionare energia ed heavy metal come pochi sanno fare, offrendo l’ennesima conferma sul fatto che, in Italia, il metal lo sappiamo fare proprio bene.



SEVENTH WONDER
La curiosità per l’esibizione della band svedese era parecchia, lo devo ammettere. Gli ultimi due album, Mercy Falls e The Great Escape, su cui tra l’altro è stata incentrata la scaletta, mi avevano infatti consentito di scoprire una delle realtà più interessanti del mondo progressive emerse negli ultimi anni. Sono bastati un paio di pezzi per farmi capire che quei dischi non mentivano: qui siamo di fronte a un gruppo incredibile, che sentire in una cornice così intima consente di apprezzare ancora di più. Avrei una lista lunga decine di pagine di band che mi piacerebbe sentire su un piccolo palco, a pochi metri di distanza in tutta tranquillità…
Ma torniamo a noi: progressive metal puro e suonato alla perfezione, alternato a ballad intense, per un’ora e mezza di concerto che difficilmente i presenti potranno scordare.
Con la prestazione di Milano, il singer Tommy Karevik si è guadagnato un posticino nella lista (corta, a dire il vero) dei fenomeni assoluti che mi è capitato di sentire dal vivo: padrone della voce, tranquillo, disinvolto, apprezzato anche dalle signore in sala e ottimo showman. Impeccabili tutti gli altri, che hanno dominato stacchi e tempi impossibili con la “calma olimpica” dei grandi. Tra l’altro, gradita sorpresa, al basso, al contrario di quanto annunciato in precedenza, era presente Andreas Blomqvist, che dunque è riuscito a seguire la propria band nella calata italica. Notevole anche la prova del nuovo drummer, il gigante (fisicamente parlando) Stefan Norgren.
Insomma, una prova maiuscola da parte di una band veramente matura e meritevole di affrontare palchi ben più blasonati. Probabilmente, fossero nati una decina di anni prima, adesso staremo qui a metterli a confronto coi mostri sacri del genere. Bravi, bravi e ancora bravi Seventh Wonder: io attenderò con ansia il vostro ritorno. Chi invece vi ha snobbato e ha preferito starsene a casa, farebbe meglio ad evitare di perdersi un’altra volta la magia del progressive metal suonato da cinque maestri assoluti.

Setlist:
Wiseman
Hide and Seek
Welcome to Mercy Falls
Banish the Wicked
Tears for a Father
A Day Away
Taint the Sky
Alley Cat
Unbreakable
The Edge of My Blade
I Want It All
One Last Goodbye
The Black Parade




Report fotografico a cura di Francesca Vantellini per Metal.it
Report a cura di Alessandro Quero

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