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The Darkness vincono e convincono. La metafora calcistica si addice al concerto dei britannici di martedì 7 luglio, all'interno del sempre ottimo Castello Scaligero di Villafranca. Altroché spennate estive in luoghi polverosi!
Nella location veronese, in cui riecheggia ancora l'ultimo live italiano degli
Slayer nel 2019, l'erba la fa da padrona. E non quella citata spesso dagli Articolo 31, bensì quella in grado di accogliere piedi e terga di circa 2000 rockers, alcuni giunti addirittura dalla Sardegna. Un luogo in cui anche a metà del prato si vede e sente bene. Complimenti quindi a EventiVerona per questa organizzazione.
Tornando al live, alle 22 i quattro (con l'aggiunta di un chitarrista/tastierista) attaccano con
Rock and roll party cowboy, cui fanno seguire la doppietta tratta del loro album più celebre
Permission to land composta da
Growing on me e
Get your hands off my woman. Fin da subito è chiaro che hanno una reale marcia in più della media nel mondo hard rock. Sia sotto un profilo squisitamente tecnico, con la coppia chitarristica formata dai fratelli
Hawkins sugli scusi, che nella capacità di gestire l'audience, di tenere il palco. Che è di quelli importanti, con un impianto luci all'altezza.
I The Darkness sanno davvero essere spettacolari. E non solo quando
Justin Hawkins toglie la maglietta, mostrando un fisico allenato e iper tatuato rispettando un certo edonimo glamish, ma anche quando quest'ultimo dialoga con il pubblico, o ne richiedere la partecipazione. Che ci sia da battere le mani a tempo, e da muovere i pugni, Hawkins riesce sempre a coinvolgere. Non è cosa da poco.
E non lo è nemmeno riuscire a sfoderare per oltre un'ora e mezzo di show un cantato così intenso, totalmente a base di falsettati. Se poi si aggiunge che la sezione ritmica è composta dal dandy
Frankie Poullain, già riconoscibilissimo nel celebre clip di
I believe in thing called love, e dall'energico
Rufus Tiger Taylor, figlio di
Roger dei
Queen (!!!), tutto torna.
Nessuno si risparmia, e i nostri riescono a donare dinamica allo show. Lo fanno anche con tre cover (
Dead flowers dei
Rolling Stones,
The power of love di
Jennifer Rush e
Heartbreaker dei
Led Zeppelin) e con alcuni loro classici come
Love is only a feeling e l'acclamata
One way ticket introdotta scherzosamente da Hawkins suonando l'intro di
Sweet child o' mine.
Ed anche qui si comprende la bravura degli inglesi nello stare in bilico tra risata e grandi capacità strumentali. A Villafranca sono stati saccheggiati in particolare Permission to land (6 brani) e l'ultimo
Dreams on toast (5 brani), e toccati gli altri. Tralasciati completamente invece
Hot cakes del 2012 e
Easter is cancelled del 2019. Chiusura con
I hate myself...ma dopo stasera i The Darkness hanno conquistato molto amore da parte del pubblico accorso.
Intenso è un termine che si confà anche all'esibizione degli
Airbourne. Il gruppo australiano risulta però, infine, più derivativo. Infatti mentre i The Darkness hanno dalla loro la capacità di donare una buona dinamica ai pezzi, una certa varietà di fondo, lo stesso non posso dire per gli Airbourne. Il loro hard rock è figlio direttissimo di quanto già detto dagli
Ac/Dc. Che, intendiamoci, non è un male, se la platea è fatta di rockers, come in questo caso. E infatti il divertimento c'è stato. Eccome.
Con highlights come la discesa di
Joel O'Keeffe tra il pubblico, munito sia di chitarra che di lattina di birra, rotta a colpi in testa per farne uscire il nettare, sotto forma di spruzzate rinfrescanti.
E poco importa se il loro ultimo album risale al 2019, anche perché da lì non hanno preso nemmeno un brano. Cosa invece che ha riguardato in particolare
Black dog barking del 2013, Airbourne (con
Gutsy posta in apertura, a far subito muovere le teste dei circa 1500 presenti in quel momento),
No guts, no glory del 2010 e l'esordio del 2007
Running Wild.
Il concerto è stato quadrato, con anche qui un fratello, ovviamente di Joel O'Keefe, a suonare (la batteria). Nessun imbarazzo nemmeno per l'ultimo arrivato, il chitarrista
Tyrrell, chitarrista ritmico dal 2023. Ed entusiasmante la capacità di movimento dei musicisti on stage, anceh qui gestito ottimamente. Nonostante tutta questa mobilità i soli, più tradizionalisti in salsa hard rock rispetto a quelli dei The Darkness, non hanno risentito di alcun scossone. Momento hype? Una riproposizione della sigla di
Ghostbusters a metà live, durante il brano
Bottom of the well.
E anche stavolta il popolo del rock può dirsi soddisfatto.
Due conferme, senza dubbio alcuno.
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