(25 maggio 2024) Veneto Estremo - Ménage à trois tra VIcenza, Treviso e Venezia

Info

Provincia:VE
Costo:25,00 euro
La primavera, il risveglio della natura dopo il torpore dei mesi invernali non coincide soltanto con rigogliose fioriture in quello spettacolo che è la natura che ci circonda, ma anche ad un cambio di marcia dell’attività concertistica che è pronta a sbocciare dopo il freddo dei mesi passati con spavalderia e senza timori verso un clima sempre più imprevedibile.
Veneto, Metal, Punk, live e primavera: tutte queste parole messe insieme significano senz’ombra di dubbio lo storico “Maximum Festival” in provincia di Treviso, l’importante “Venezia Hardcore “a Marghera e negli ultimi anni, “The Tower Music Meeting” a Vicenza.

Comincio subito con la manifestazione musicale tenutasi al Cs Bocciodromo a Vicenza (che vede il suo destino ormai irrimediabilmente e tristemente segnato dalla Tav e chi gioisce di questo dovrebbe soltanto vergognarsi visto che quest’opera trasformerà la città in un cantiere a cielo aperto, andando a destabilizzarne il suo tessuto sociale), che gli scorsi anni tra le varie cose ci ha dato in pasto nomi come Sinister e Mortuary Drape.
Con la terza edizione le novità sono due: l’aggiunta di una domenica Punk e un warm up.
Warm up che come parole d’ordine ha “violenza”: il 13 aprile quindi si va nell’accogliente Cs Arcadia a Schio (Vi) per una tripletta composta da Mass Carnage, Abbinormal e Vulvectomy.
Un turbinio Brutal, Grind e Slam: la prima band è trentina e sono giovani, quindi hanno tutto il tempo per maturare, arricchirsi e aumentare la loro personalità. Fondamentalmente i Mass Carnage fanno un Brutal Death figlio dei Dying Fetus, ma rispetto a loro, questi giovani lasciano in disparte l’indole Hardcore per enfatizzare il lato più “Tech” della proposta con un groviglio di riffs, partiture e ritmi intricati.
Arrivano poi gli Abbinormal da Milano e si nota subito una cosa: la tastiera. Il Grindcore fatto ha delle inflessione Death made in Tampa (non a caso la cover dei Napalm Death è stata pescata da “Harmony Corruption”) e poi l’uso attento e oculato della tastiera fa il resto: ecco quindi avere delle atmosfere horrorifiche che tanto bastano a dare una forte personalità ad un gruppo che con il secondo album “Grind Hotel”, ha saputo fare il salto di qualità.
E poi i Vulvectomy, alfieri dello Slam Death italiano e che in giro per il globo terraqueo vengono coinvolti in parecchi concerti e festival. Band di questo filone sono seguite spesso e volentieri dagli amanti del Beatdown e infatti Sanguisugabogg e soci vengono spesso inseriti più in contesti Punk Hc/Metalcore che non prettamente Metal e infatti si vedono anche un po’ di facce nuove tra il pubblico.
Comunque i Vulvectomy annichiliscono il pubblico con una dose massiccia di blast alternati a poderosi breakdown: che muro sonoro sparato in faccia!
Ho trovato la loro proposta un po’ troppo monolitica e su binari preimpostati abbastanza prevedibili, ma chissà che con il nuovo album previsto per l’anno prossimo non riescano a effettuare questo ulteriore step.




Ecco che in un batter d’occhio arriva il 27 con la giornata “Mosh Assault”, mentre il giorno prima si è tenuta la prima giornata del fest dedicata alle sonorità maligne del Black Metal.
La seconda giornata invece è stata una lode all’ignoranza e al marciume musicale.
Grinder, giovane Death Metal band che vede la sezione ritmica al servizio dei live show dei Sadist, mica male, eh? Sono in bilico tra tradizione e modernità, l’entusiasmo non manca e questo si spera che li porterà a crescere.
Con i The Nutries raramente ho visto un concerto così vivo con solo la seconda band in scaletta: Punk Hc/Crossover per la band vicentina attiva dal 2008 e come scrissi di recente, con il loro ultimo album in studio hanno raggiunto una certa maturità artistica. Ultimo concerto con l’attuale cantante che saluta tutti nel modo migliore, un futuro incerto per questi metalpunx e nonostante una corda rotta della chitarra con relativa pausa, “Le Nutrie” ci hanno regalato un concerto gagliardo e potente: ossa rotte!
Grumo dall’Emilia ed è subito uragano Deathgrind: band attiva da vent’anni ormai, che condivide alcuni componenti con i goregrinders Golem of Gore e che nei prossimi mesi avremmo più volte occasione di vedere dal vivo nei vari concerti dello stivale. Poche cazzate qui, si lascia spazio alla musica con un’esibizione solida.
Un minuto di silenzio per le birre volate via durante il pogo.
Prima di arrivare agli headliner di questo “Mosh Assault”, si frappongono i Guineapig, band unica nel panorama Goregrind internazionale: immagine neutra, suoni più puliti e stile più moderno rispetto alla media del genere per questo trio che punta più sulla potenza che sulla velocità. Con “Parasite” (Spikerot Records, 2022) il gruppo sta avendo un periodo positivo ed è tra i pochi esponenti del genere ad avere una certa credibilità all’estero.
E a proposito di estero, alla fine arrivano gli Spasm dalla Repubblica Ceca, con tutto il loro carico di becero umorismo e perversioni sessuali: degni compari dei Gutalax, gli Spasm come Muculords, Meat Shits e altri rappresentanti della più alta e fine aristocrazia musicale, possono benissimo essere considerati come un raccoglitore di tutto quello che c’è di sbagliato in musica: eppure tutto questo non solo ha un senso, ma se fatto in una certa maniera (leggasi “bene”, quindi non solo una scusa per fare casino fine a sé stesso), può risultare addirittura soddisfacente, se non su disco almeno nei live. E nonostante la chitarra e la batteria fossero in base, gli Spasm hanno fatto un concerto senza dubbio divertente.
Certo che chitarra e batteria in base…




E si arriva alla terza giornata, e “Svuota Fusti” è stata davvero scarognata visto che la band principale, i Plakkaggio, per motivi personali non sono riusciti ad esserci, ma nonostante questa tegola, ci si è portati a casa anche questo concerto.
Apripista del pomeriggio i Brothers of the One, band che musicalmente ho trovato mediocre: ecco a voi il più scialbo Nu Metal in circolazione. Poi il look alla Turisas… vabbè, preferisco dimenticarli il prima possibile: ho trovato le loro canzoni letteralmente fatte con lo stampino.
In soccorso ecco giungere da Pordenone gli L.S.D. (La Squadra Demolizioni). Speed/Thrash Metal primordiale che pesca a piene dai padri fondatori del genere e dalla frangia più oltranzista. Bulldozer, Sodom, primi Sepultura… con un power trio che ricalca gli Exciter con tanto di batterista/cantante. Peccato che abbiano suonato davanti a poche persone: in tutto questo ho notato che la band d’apertura non si sia scomodata nel supportare i friulani, attitudine, questa sconosciuta!
Alla fine come headliner ci sono i Pugnale da Bergamo che a me piace dire che sono “Pugnale di nome e di fatto”, ma chiacchierando in giro ho sentito la migliore definizione possibile ed immaginabile per loro: “Implore sotto steroidi”.
Grindcore mischiato con il Black Metal quindi, ma rispetto alla band tedesca i bergamaschi hanno un suono meno impattante e più secco per via della mancanza del basso in formazione, oltre ad avere degli intermezzi Noise disturbanti. Anche i Pugnale come gli Implore, seppur con le dovute differenze del caso, hanno un’eccezionale attitudine live che non si perde in mille chiacchiere, ma sparano in faccia tutto il loro carico di violenza musicale.
E dopo questo non posso fare altro che sperare nella quarta edizione di questo festival vicentino che di anno in anno cerca di crescere, osando anche con certe scelte.




E adesso si passa al festival trevigiano che quest’anno è stato più ricco che mai tra un mini Warm Up (The Devils al Garage Guinguette Baladin), una “Premierè” ricchissima e una tre giorni che, mannaggia a tutto, per due giorni era sovrapposta al The Tower Music Meeting e ha portato quindi la gente a fare delle scelte (oltre ad altre manifestazioni in giro) e a fare andare magari anche bene i due fest, ma non benissimo. Spero che il prossimo anno non succeda più una cosa del genere, perché alla fine a rimetterci siamo tutti noi.
Come dicevo la “Premierè” è stata ricchissima: tante band e solita miscellanea di genere musicali che la Go Down (insieme a Trivel negli ultimi anni) ci ha abituato.
Dallo Stoner roccioso e strumentale dei The Magogas si passava con disinvoltura al Garage Punk rumorista di Cuore Matto, a sonorità Drone, più intime e dilatate di The Mon (progetto solitsta di Urlo degli Ufomammut che ho trovato deludente per la sua prolissità), per avere poi pure dello scoppiettante Hard Rock verace e focoso con gli Anuseye. Ma il clou lo si è raggiunto co i due headliner stranieri: da un lato l’Hard Rock vintage dei Love Gang in bilico tra Motorhead, Black Sabbath e Deep Purple ha riscaldato ancora di più l’atmosfera (“let's fucking boogie!)”, mentre con i tedeschi Vibravoid si va nel Krautrock acido e psichedelico con improvvisazioni a pioggia davvero entusiasmanti, con tanto di citazioni varie (Kraftwerk) e jam degne dei Can. Dopotutto quando si comincia con una “Astronomy Domine” a caso è lecito aspettarsi il meglio…




25 aprile all’insegna del Rock ad alto voltaggio nella cornice della “Woodstock veneta” con la prima giornata del "Maximum Festival" andata bene checché se ne dica:
- la trattoria Altroquando è sempre una location suggestiva e accogliente
- c'è stata una bella dose di Rock 'N Roll ad alto voltaggio che fa solo bene e quando è fatto bene ci fa dimenticare i nostri problemi (Mr. Woland che hanno cominciato con il piede giusto, The Loyal Cheaters assolutamente incontenibili sul palco, [B]The Devils[/B] che ora stanno sviluppando di più la melodia a scapito dell'attitudine rumoristica dei primi lavori, ma che in quell’occasione li trovai sottotono)
- i Little Albert hanno fatto uscire il secondo album, quindi se ne si ha l'occasione, perché non rivederli dal vivo? Vale sempre la stessa cosa, non rifanno mai le stesse cose, si cambia sempre qualcosa, l'attitudine da jam sessions è reale e tangibile e sarebbe bello se si continuasse su questa scia... Che poi, non vi viene voglia di imbracciare una chitarra dopo un loro concerto?
- Percossa Fossile sono matti come cavalli e hanno un non so che di Mr. Bungle
- la psichedelia ondivaga degli Ananda Mida che dal vivo ha una marcia in più e come con il progetto Blues del chitarrista dei Messa, vorresti ancora più assoli e improvvisazioni
- Alain Johannes ha diviso il suo set in due parti, uno acustico che non mi ha entusiasmato e uno insieme ai The Devils nel quale ha rispolverato alcune vecchie "Desert Sessions" e una l'ha dedicata al compianto Mark Lanegan, un'artista che manca terribilmente
- e alla fine Methedrine, un gruppo che mi ha folgorato quando li vidi per la prima volta dal vivo e dal quattro pezzi di "Built for Speed" (che bello chiudere un concerto con quella mina di "Alpha Loser")… adesso c'è pure l'album "No Solution, No Salvation", album vario e pieno di idee che dimostra come si può essere violenti, ma al tempo stesso dinamici. Andate a vederli e tirate su il cacaio, perché se lo meritano.




E senza facili entusiasmi dico che pure la seconda giornata del "Maximum Festival" di quest'anno è stata di livello: faceva freddino, però i riffazzi Stoner ci hanno scaldato.
Maya Mountains e Stone Fist sono apprezzabili quanto si vuole, ma anche tanto, troppo classici e quindi il senso di déja vu nei confronti dei desertici anni '90 è palese. Ma va bene così come riscaldamento... E comunque i Maya Mountains hanno un che di affascinante e un buon gusto per il riffing, sarebbe bello vederli volare definitivamente.
Poi però ci sono i Confine, l'unica band veloce di questa serata e insomma, era doveroso farli suonare prima dei Bongzilla, non fosse altro per la canzone "Salve Regina". Poi certo, le loro canzoni e i loro lavori in studio son belli, ma dal vivo queste note invadono l'aria a briglie sciolte e quindi perché non pogare e fare crowd surf in quest’oasi musicale sospesa nel tempo e nello spazio? Poi pure una canzone in più ed ecco che con "George Orwell" i bpm diminuiscono e si passa la staffetta allo Sludgecore dei padovani Wojtek: un po' triste per me sapere che questa sarà una delle ultime date con l'attuale cantante...ma purtroppo la vita sa essere una gran vigliacca a volte.
Bongzilla ottimi: fatti come pigne, il loro Stoner sporcato dallo Sludge per certi versi lo trovo incredibile e riesce a farti viaggiare anche se non hai toccato assolutamente nulla. Basso ciccioso, chitarra grassa e satura, legnate alla batteria e voce acida: poi partono con quelle parti strumentali acide e a volte velatamente Space e niente... Non pensi più a niente e sei felice in questo mantra sonico ipnotico: “Smoke Weed and Worship Satan”.
Ai Mr. Bison il difficile compito di chiudere una serata del genere e lo fanno bene.
Hanno un nuovo componente, un giovinastro che immagino abbia portato energia e rinnovato entusiasmo: rispetto alla volta che li vidi qualche anno fa, questa volta hanno fatto un concerto di livello superiore. E anche con loro i viaggi si sprecano, con un chitarrista solista da applausi. Nota di merito pure per il cantante visto che solitamente la voce è un punto debole di molto Stoner attuale.




E concludo questo recap live con qualche riga sull’ultima edizione del Venezia Hardcore, che non solo nel tempo è diventato il più importante festival Punk/Hc dello stivale, ma anche tra le “passerelle live” più importanti d’Europa.
Sul Warm Up c’è subito da dire una cosa: qualche problema tecnico di troppo tra microfoni non sempre funzionanti, suoni a volte impastati e volumi ballerini, specialmente con le prime band.
L’inizio è stato affidato ad una tripletta di band da Rovigo, scena tra l’altro che negli ultimi anni a livello underground sta creando effettivamente qualcosa (insieme ai ragazzi di Belluno Hardcore, che non a caso cercano di spalleggiarsi e supportarsi a vicenda), con il Crustcore dei Knivesfall a spiccare.
Leach, classico Punk/Hc veloce e semplice che va dritto al sodo senza troppe menate.
Con i Gravery invece si va nei meandri del Beatdown Hardcore che negli ultimi anni sta spopolando sempre di più, ma che a conti fatti si tratta di quello che facevano i prime movers del Metalcore trent’anni fa circa. Pubblico entusiasta, ma in tutta onestà ho trovato questo gruppo parecchio ripetitivo, con breakdown messi ogni due per tre. Ci pensa poi il Mathcore schizzato dei Die Abete a portare un po’ di idee e vivacità.
Con i redivivi Danny Trejo invece si va su un classico revival di quel trait d’union tra Punk Hc e Thrash Metal che tante gioie ha dato ad entrambe le scene durante gli anni ’80 e primi 2000. Musicalmente vicini ai Municipal Waste, ma con qualche fraseggio Heavy Metal, il gruppo veneziano ha fatto quello che sa fare meglio: un concerto infuocato che ha concluso degnamente questo riscaldamento. A quando un nuovo album?




E come ogni anno il Venezia Hardcore Fest è una garanzia, garanzia di qualità e di varietà.
So che soprattutto negli ultimi anni ci sono sempre più voci contrarie attorno ad esso ("non è veramente un fest hc", "è una passerella", "roba da poser", "fashioncore" ecc), ma francamente a me interessa la musica e c'ho davvero poco da criticare.
Sul Beatdown (aka Metalcore, sperando che ‘sta moda del crowd killing passi il prima possibile...) c'è stata la piacevole sorpresa dei sudafricani Peasant , davvero un bel tiro e finalmente ho visto i giovani Rescue Cat che sprigionano davvero una gran potenza dal vivo. Guerra e Uguaglianza mi ricordano come abbiamo bisogno più che mai delle sonorità Oi!, Ozone con il suo Rapcore non mi ha entusiasmato, ma mi ha ricordato che mi piacerebbe rivedere Dsa Commando e Metal Carter. The Devils con il loro Rock 'n Roll peccaminoso e impazzito sono stati tra i migliori e infatti la gente volava da tutte le parti, Grumo e Infall mi hanno ribadito che non ne avevo abbastanza dopo averli visti per l'ennesima volta al Molto Male. E sono contento che questi ultimi, dopo aver suonato al Warm Up del 2023, quest'anno erano nella kermesse principale. Se lo meritano.
Pest Control fighissimi, me ne sono innamorato anche perché sono stati la “mia” sorpresa di questo VEHC con il loro Thrashcore ispirato, mentre gli Infest sono stati i migliori probabilmente, un vero mattatoio sotto palco con il loro Grind venato di Powerviolence, ma pure il Death Metal dei modenesi Skulld non scherzava.
Ho trovato terribili invece i World Peace, un Powerviolence molto Noisecore, sporco come poche cose al mondo.
Rappresentanza del "Metal lento" portata avanti dalla certezza dei granitici Wojtek e altro Sludge ossessivo (chi ha detto Tons?), la quota folle e sperimentale è stata ben rappresentata dai Bologna Violenta ipnotici e disturbanti con la loro visione unica e folle del Grind e che entusiasmo con i Blow Fuse!




Tanti attori a rappresentare parecchie sfumature del genere ed è giusto così. Perché ci dev'essere spazio per tutti. Trova un modo per urlare la tua rabbia contro questo sistema, poi che uno lo faccia con l'Oi!, l'Emo o il Grind, poco importa, quello che conta è che lo faccia.




Link utili:
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Report a cura di Seba Dall

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Inserito il 10 giu 2024 alle 13:03

Bravo Seba, sempre presente anche ad eventi "minori" e autore di report coinvolgenti e dettagliati.