(23 maggio 2026) Iron Maiden + Anthrax @ Atene

Info

Provincia:non disponibile
Costo:80 Euro
Il nefando forfait all’ultimo secondo del luglio 2022 in quel di Bologna ha prodotto un trauma al mio subconscio di dimensioni tali che, ogniqualvolta appaia la minima traccia di nembi in cielo prima di un concerto degli Iron, vengo subito percorso da scariche d’ansia.
Provate dunque a figurarvi il livello di preoccupazione che mi coglie mentre un acquazzone dall’inquietante veemenza si abbatte sulla capitale greca [acquazzone, peraltro, preso in pieno mentre io e mia moglie ci dirigevamo verso un museo in scooter, ma lì usciamo dalle considerazioni metereologiche ed entriamo nell'alveo delle strategie personali scellerate].

Il tempo di giungere a destinazione, tuttavia, ed il maltempo si dissipa, abbassando così il livello della tensione [ma parallelamente, ed impietosamente, confermando la demenza delle suddette strategie].
Il meteo, deo gratias, si manterrà ideale sino al nostro ingresso nello splendido OAKA, stadio imponente ma dalla struttura particolarmente arcuata, il che rende la distanza degli spalti dal palco (posizionato sul lato corto del prato) davvero considerevole.

Noi, ad ogni modo, abbiamo come sempre optato per due posti in platea, che in questa prima data del tour prevede una sola categoria di posti: niente golden circle, transenne e posizionamenti privilegiati.
Giusto il tempo di acquistare un paio di bevande, di dare un'occhiata (ma da lontano, visti i prezzi e le file chilometriche) al merchandising ufficiale ed ecco che, sulle assi dello stage, si palesano alcuni loschi figuri…

ANTHRAX
Come impongono le regole della buona creanza concertistica, la band statunitense si presenta al pubblico nella sua formazione completa... peccato, però, che dal punto di vista squisitamente sonoro ciò non si percepisca granché.
Delle chitarre dei poveri Scott Ian e Jonathan Donais, infatti, quasi non si scorgono tracce nell’impasto sonoro, che come potrete immaginare ne esce severamente depotenziato, dovendosi sorreggere in via pressoché esclusiva sul pur valido drumming di Derek Roddy (peraltro costretto a suonare una batteria customizzata coi ritratti stilizzati di Benante, povero) e sulle vocals di un Joey Belladonna sempre in forma invidiabile, tanto dal punto di vista fisico che da quello canoro.

Resta un po' di amaro in bocca, anche perché gli Anthrax, che in questa sede decidono di giocare sul sicuro proponendo una setlist infarcita di classici, paiono grintosi e in palla; d’altro canto, la convulsa e sbilanciata resa audio finisce per svilire non poco l’impatto di capisaldi thrash del calibro di “Among the Living” e “Caught in a Mosh”.
A partire da “I am the Law” i volumi, almeno dalle mie parti, si aggiustano un pochetto, ma per una compagine di questo calibro sarebbe stato lecito attendersi maggior attenzione.

Ciò non toglie che il pubblico, già folto e piuttosto partecipe, intoni comunque con entusiasmo i sempiterni chorus di “Antisocial” ed “Indians”, e che alla prestazione dei Nostri vada comunque assegnata una valutazione nel complesso positiva.
Per l’imminente set dei Maiden, d’altra parte, mi attendo un pronto e significativo perfezionamento della resa audio…

IRON MAIDEN
Come impostare il milionesimo report della propria band prediletta, anche in considerazione del fatto che questa di Atene, pur qualificandosi formalmente come prima data del tour 2026, si mantiene nel solco di una sostanziale continuità con le date del Run for Your Lives dello scorso anno?

Sulla carta, la soluzione parrebbe semplice: cercando di mantenere un'esposizione asciutta e concisa, volta perlopiù a porre in risalto eventuali elementi di rottura col passato. Più facile a dirsi che a farsi, alla luce della verbosità che tende ad impossessarsi del sottoscritto quando si discetta attorno alla Vergine di Ferro. Ma tanto vale fare un tentativo...

Inquadrerei la vicenda in questo modo: gli anni passano inesorabilmente, tutti noi ci avviciniamo ad ampie falcate al trapasso, ed il mondo in cui viviamo non fa che ingenerare ansie e mal di vivere.
Ecco quindi che, partendo da questo quadro d’insieme dalle tinte tenebrose, conviene tenersi ben strette le poche, rassicuranti certezze su cui possiamo contare.
I Maiden dal vivo, almeno per chi scrive, costituiscono una di esse.

Stupidaggini pseudo-esistenzialiste a parte [Jean-Paul Sartre scansati], tocca ammettere che, in realtà, un minimo di timore a monte lo nutrivo: una insidiosa data d’esordio, un anno di inattività, un’età media ormai ragguardevole, senza dimenticare la simpatica usanza dei fans ellenici di accendere fumogeni a casaccio, abbinata al proverbiale atteggiamento diversamente diplomatico di Bruce, potevano in effetti alimentare foschi presagi.

Ogni dubbio, tuttavia, viene obliterato in pochi minuti: bastano l’irresistibile frenesia di “Murders in the Rue Morgue” e l’anthemica rudezza di “Wrathchild” a mettere subito in chiaro le cose: gli anni passeranno pure, ma ai sei britannici non sembra importare affatto.
Certo: la pur sempre strepitosa “Killers” viene eseguita un po’ col freno a mano tirato, e non sarà l’unica esecuzione a ritmo ridotto della serata (ma questo accorgimento, a voler ben vedere, lo si poteva riscontrare già in occasione della leg precedente). Oltre a ciò, non si può negare che il fattore mobilità sul palco, fatta eccezione per Gers e Dickinson, si sia complessivamente ridotto.

Ciò concesso, ai miei occhi e alle mie orecchie, benché obnubilati dall’idolatria, appare incontestabile lo stato di forma di un gruppo già in palla ai nastri di partenza. Un gruppo che macina un classico dopo l'altro senza colpo ferire, e che sfoggia una volta ancora quel raro, e preziosissimo, punto di sintesi tra passione e professionalità in grado di rendere indimenticabile ogni esibizione.

La doppietta “Phantom of the Opera” e “The Number of the Beast” manda in visibilio l’audience ateniese, complice la prestazione di un Bruce che, al netto di un paio di attacchi anticipati (neo comprensibile per una prima data), sembra misteriosamente migliorare col passare del tempo.
Tocca ovviamente a lui, seppur in modo asciutto e senza eccessiva enfasi, annunciare quella che si rivelerà essere l’unica modifica alla setlist.
E che modifica: si tratta proprio del brano che ogni amante della Vergine sognava (no pun intended) da decenni, ossia quel capolavoro supremo di “Infinite Dreams”, riproposta sulle assi di un palco dopo uno iato di appena 38 (!) anni.

Com'è andata?
Direi come meglio non si sarebbe potuto, grazie ad un'esecuzione talmente sicura, fluida e priva di inciampi da apparire irreale.
Questo, almeno, è quanto mi è sembrato di cogliere, posto che mi dev'essere entrata una bruschetta nell'occhio e la vista mi si è un po' appannata...

Lacrimuccia di commozione a parte, tutto scorre davvero a meraviglia: il magico trittico dedicato a “Powerslave” non fa che rinsaldare le certezze, mettendo oltretutto in mostra un Simon Dawson sempre più solido, affidabile e integrato nel sistema Maiden.
Nicko rimane insostituibile per mille motivi, ma ad ogni show mi convinco sempre più che la scelta del successore si sia rivelata azzeccatissima.

Seventh Son of a Seventh Son” rimane il solito, inarrivabile monolite di epicità, e può contare su uno dei backdrop più suggestivi dell’intero set (anche se il mio lato infantile continua a rimpiangere i fuochi d'artificio prima delle twin guitars armonizzate).
Da lì in poi si assiste alla consueta, ma comunque irresistibile, gragnuola di classicissimi, intonati a squarciagola dall'intero stadio (credo le presenze si attestino fra le 35.000 e le 40.000).

Come scritto in precedenza, chi si attendeva ulteriori cambi di scaletta è destinato a rimanere insoddisfatto, ma di fronte alla magistrali resa di “Hallowed be Thy Name” o “Aces High” pare davvero arduo esprimere lamentele.
Ancora una volta ci pensano le partecipatissime “Fear of the Dark” e “Wasted Years”, introdotta dalla chitarra di un Adrian in gran spolvero, a concludere in bellezza una favolosa esibizione, che di certo inaugura il nuovo tour coi migliori auspici possibili.

La Vergine di Ferro è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando manca.
Mi auguro che lo spirito del sommo giurista Piero Calamandrei possa perdonarmi per la sacrilega semi-citazione. Eppure, come si diceva poco sopra, il tempo fugge, i Nostri hanno già riferito che resteranno inattivi per tutto il 2027, e chissà se e quando avremo nuovamente l’occasione di assistere al concerto della miglior band della storia dell’heavy metal

Noi, cari Maiden, ci rivedremo a Milano e Parigi; voi, amici lettori, fate le vostre valutazioni, ma il mio suggerimento l’avete intuito…
Ancora una volta, e ancor di più dopo stasera, Up the Irons!



ANTHRAX setlist:
Among the Living
Madhouse
Caught in a Mosh
Metal Thrashing Mad
I Am the Law
Antisocial
Got the Time
Indians


IRON MAIDEN setlist:
Murders in the Rue Morgue
Wrathchild
Killers
Phantom of the Opera
The Number of the Beast
Infinite Dreams
Powerslave
2 Minutes to Midnight
Rime of the Ancient Mariner
Run to the Hills
Seventh Son of a Seventh Son
The Trooper
Hallowed Be Thy Name
Iron Maiden
Encore:
Aces High
Fear of the Dark
Wasted Years
Report a cura di Marco Cafo Caforio

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