Copertina 7

Info

Anno di uscita:2006
Durata:45 min.
Etichetta:Videoradio

Tracklist

  1. ATTIVAZIONE
  2. LENTAMENTE
  3. IN ASSENZA DI GRAVITÀ
  4. OSSIGENO
  5. BRIVIDI FRAGILI
  6. NEI RICORDI
  7. PURO
  8. … CAMBIO ME
  9. MIA
  10. DI NOTTE
  11. OLTREMARE
  12. WHEN …

Line up

  • Marco Bettoni: vocals
  • Fabio Messana: guitar
  • Michel Agostini: drums
  • Alessandro Terzetti: bass

Voto medio utenti

A dire la verità (e non so nemmeno io il perché), mi aspettavo che gli Almasfera fossero abbastanza diversi da come sono alla prova dei fatti.

Sarà forse per lo sticker che fa bella mostra di sé sul cellophane che avvolge questo lavoro, dove si può leggere uno di quei tipi di proclama (“Entrate nella nuova dimensione del rock italiano!!”) che mi creano istintivamente una certa diffidenza, ma m’immaginavo di dover affrontare l’ennesimo gruppo alternativo italico “allineato” e perfino pure un po’ “presuntuosetto”, anche se magari preparato e predisposto alla materia.

La proposta dei ragazzi toscani (al secondo Cd, dopo “Specchio dell’anima” del 2005) è invece assai intrigante, supera il concetto di una pur gradevole routine e si dimostra davvero vogliosa di cercare una propria strada, senza stravolgimenti epocali, all’interno di una scena musicale sempre più omologata.

Non è facilissimo interpretare e metabolizzare appieno le canzoni di questo dischetto, che ad un ascolto superficiale può sembrare leggermente “incoerente” nel suo scorrere, cangiante com’è nelle suggestioni e nelle sfumature, tuttavia, applicandocisi con la dovuta concentrazione, i suoni “lentamente” (che tra l’altro è il titolo di uno dei brani maggiormente avvincenti del dischetto) cominciano a sedurti e persuaderti delle loro virtù, fino ad un valutazione assolutamente positiva.

Niente paura, non si tratta di nulla di particolarmente ostico, anzi, talvolta è proprio l’aspetto “pop” a prendere il sopravvento su tutto il resto (“Mia” su tutte), dimostrando discrete potenzialità squisitamente “commerciali”, però la miscela sonora imbandita dai nostri sa come distinguersi, coagulando al suo interno alcune delle parti migliori del rock italico, tra memorie della scuola progressive anni settanta e alternative di qualità, e pure qualcosa di quello britannico, sempre piuttosto importante per la formazione di molte bands di casa nostra dedite a questo tipo di musica.

Potremmo parlare, dunque, di una convergenza “illuminata” di PFM, Timoria e Negramaro, con il condimento di tenui riverberi di Muse, intendendo con quest’affermazione fornire al lettore un qualche riferimento utile ad una collocazione stilistica e non denunciare un fastidioso eccesso “d’ispirazione”.

Costruite su malinconici arrangiamenti acustici o maggiormente energiche ed elettriche, le composizioni del quartetto di Prato mi sono piaciute praticamente tutte (menzione supplementare per la già citata “Lentamente”, “In assenza di gravità”, “Puro” e “Di notte”), così come ho trovato molto stimolante quel pizzico d’imprevedibilità che spesso le contraddistingue, coadiuvate inoltre da testi prettamente in madrelingua (fa eccezione l’uso dell’inglese nella bella “When …” e della ghost track conclusiva, in cui Marco Bettoni si cimenta addirittura in una particolare versione “a cappella” di “I’ve got you under my skin” di Sinatra) dalle rilevanti doti comunicative, metricamente fluidi e piacevoli all’ascolto.

Ovviamente (per un gruppo che ha comunque solo un paio d’anni d’esperienza comune alle spalle) ci sono piccoli margini di miglioramento, per esempio nel consolidamento delle già parecchio affascinanti strutture vocali e nel campo dell’equilibrio generale, ma “nell’Almasfera” si respira un’aria davvero fresca e rivitalizzante. E non è poco.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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