I Revocation a Verona. Ad agosto. Oggi forse, e ripeto forse, potrà quasi sembrare normale. Ma per chi come il sottoscritto vive la scena metal dal 1999 é sempre una piccola emozione. Si perché questa band nata nel 2006, con questo nome, é da tempo sulle pagine delle riviste e dei siti di settore. E vederla al sempre più meritorio
Damage Inc di San Giovanni Lupatoto (VR, per l'appunto) é fantastico.
I
Revocation dimostrano la loro originalità di fondo sin dal loro ingresso sul palco pre-concerto, mentre cablano i cavi. Ampli di basso Ebs che donerà un suono metalloso al bassista
Alex Weber, che indossa una shirt degli
Hellripper, attesi nel locale sabato 12 settembre. Dalla parte opposta "l'altro" chitarrista
Harry Lannon con una maglietta dei
Death nera e una Jackson dello stesso colore. E poi, soprattutto, il cantante/chitarrista, reale mastermind dei Revocation,
David Davidson, con maglietta bianca e Jackson rossa aggressiva. Ed ecco quindi spiegato il motivo dell'utilizzo dell'aggettivo "altro": Davidson è il reale leitmotiv di tutta la carriera della band.

Senza nulla togliere agli ottimi musicisti che lo attorniano, tra i quali da citare anche il batterista
Ash Pearson attivo anche con i
3 Inches of Blood, la capacità di Davidson di scrivere riff spaccaossa (certi veramente incredibili e fuori norma anche di tanti altri gruppi ben più truculenti) e assoli creativi è invidiabile. In particolare la parte solista è particolarmente visibile, e probabilmente figlia di una storia didattica che affonda le radici in anni di Berklee e di chitarra jazz.
Dopo l'apertura thrashy affidata a
Nihilistic Violence il combo continua il live prendendo un pezzo da ognuno degli otto album pubblicati, lasciando due slot per l'ultimo e valido
New gods, new masters. I pezzi che lo rappresentano sono il marziale singolo
Confines of infinity, con la voce dell'ospite
Travis Ryan dei
Cattle Decapitation doppiata degnamente dal bassista Alex Weber, e l'intensa
Data Corpse, in cui tupatupa e doppio pedale si alternano al riffing serrato e a soli dissonanti per un totale di 3 minuti e mezzo. Altrettanto intensa la successiva
Of unwordly origin da
The outer ones, in cui Davidson dimostra ancora la propria espressività alla sei corde durante il solo cui segue un violento blast beat. La sorpresa, almeno per il sottoscritto, è la capacità di Weber e Lannon di affrontare le seconde voci con una certa capacità, come testimoniato dal secondo chitarrista durante
Scorched earth policy, in cui sostanzialmente è prima voce live in questo tour. Uno dei momenti forse più alti è arrivato però con la furiosa
Dismantle the dictator, estratta da
Existence is futile, con quel riffing sghembo che sormonta i blast beat. Un concerto ottimo, insomma, partecipatissimo dagli oltre 100 accorsi in un agosto così caldo che entrare al Damage Inc - con quell'aria condizionata così ben dosata - è stata una vera manna.

Prima degli ottimi Revocation, prova devastante dei
Barbarossa. La marcia é la quinta, da subito. Potentissime le chitarre, con pedali analogici (sarà un caso?) e le stesse casse Marshall utilizzate dai Diabolical Minds. Un cantante -
Adriano Pagani - devoto e preciso, potente, con il viso pitturato di nero e spesso in mezzo al pubblico, ad avvicinare la gente ad un sound che - seppur definito "melodic death metal" risulta essere di fatto brutale. E non solo per la prova del batterista
Amedeo Paolini, veramente intenso, senza mezza indecisione e con una spinta che definirei decisiva. Davvero impressionante l'intensità generale, degna della presentazione di un nuovo lavoro discografico, l'ep
Tales of cruelty che, come scritto nelle note, "doesn't contain slow music". Difficile rimanere inermi alle mitragliate dei Barbarossa, che magari rientrano appieno nei cliché del genere ma caratterizzati da una convinzione rara per band venete. Da tenere d'occhio, senza dubbio. Stanno ampiamente in un ideale mazzo di band italiane valide, in grado di aprire più che degnamente a progetti ben più conosciuti.

Ma tutto era cominciato alle 20,20 con i veronesi
Diabolical Minds, fautori di un death metal intenso e al contempo ricco di spazi per fill di chitarra e armonie vicine ad un certo modo d'intendere la frangia melodica del micromondo. Ma la distanza dal Goteborg sound c'è, e le influenze sono difficili da definire. E non cambia le cose la shirt dei Death indossata da
Pigi, batterista e mastermind del progetto dal 2013, insieme al lungocrinito chitarrista
Migliorini, che suona una chitarra senza paletta. Il contraltare é offerto da un'Ibanez, percossa dall'altro chitarrista
Claudio Mignolli. Peculiare la presenza di due donne in formazione: la giovane bassista
Irene Pezzini (che suona con le dita) e la cantante
Marta Cicogna, ormai storica performer della scena veronese.
Death calls,
Tears of the fallen ("
una delle ultime che abbiamo fatto", dice per presentarla Marta),
My dark empire sono alcuni dei brani proposti, a base di mid-tempo e di un approccio sornione al genere.