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Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2021
Durata:82 min.
Etichetta:Parlophone

Tracklist

  1. SENJUTSU
  2. STRATEGO
  3. THE WRITING ON THE WALL
  4. LOST IN A LOST WORLD
  5. DAYS OF FUTURE PAST
  6. THE TIME MACHINE
  7. DARKEST HOUR
  8. DEATH OF THE CELTS
  9. THE PARCHMENT
  10. HELL ON EARTH

Line up

  • Steve Harris: bass, keyboards
  • Dave Murray: guitars
  • Adrian Smith: guitars
  • Bruce Dickinson: vocals
  • Nicko McBrain: drums
  • Janick Gers: guitars

Voto medio utenti

I Maiden sono una istituzione ed ogni loro uscita discografica un evento, su questo non si discute.
Ciò detto, ho avuto non poche difficoltà a digerire il lungo pasto rappresentato da "Senjutsu", album che decreta la morte - musicalmente parlando si intende - della band inglese.

Ottantadue minuti (82!) di un polpettone autoreferenziale con Harris che crede di saper scrivere prog propinandoci brani infiniti senza capo ne' coda, un susseguirsi di riff ripetitivi, intrecci chitarristici da "copia ed incolla", bridge lunghi come il ponte di Brooklyn, twin guitars un tempo micidiali, oggi quasi innocue.
Lo stesso Harris ha dichiarato, presentando il disco, che il processo di songwriting è stato molto duro e che molte parti hanno richiesto sforzi da parte di tutti e non faccio fatica a credergli dopo averlo ascoltato.
D'altronde che Harris fosse un pò paranoico lo si era già capito dal fatto che la band non ha ascoltato il nuovo album Senjutsu per due anni per paura che qualcuno potesse copiarlo e distribuirlo in rete, ma la speranza era che questa sua paranoia almeno non venisse trasportata su disco.
Ed invece sono proprio le composizioni del bassista ad avermi maggiormente deluso con la loro spropositata lunghezza che sconfina talvolta nella sconclusionaggine.

Mi sono chiesto ascoltando i brani del nuovo lavoro se questo era lo stesso gruppo che aveva inciso "Wratchild", "The Number Of The Beast", "Aces High" o l'inarrivabile capolavoro "The Rime Of The Ancient Mariner" ( che dimostra che la lunghezza non è un problema se il songwriting è ispirato!).
Qui invece non c'è più l'immediatezza, la sferzata metal, il chorus da cantare a squarciagola durante i concerti (qualcuno ha detto "Run To The Hills"?).

I brani sono cupi, introspettivi ("The Time Machine", "Lost in a Lost World"), le chitarre non volano se non in alcuni pezzi quali "Stratego" (peraltro il più maideniano dei brani presenti) e la stessa titletrack posta all'inizio la dice lunga sulle coordinate stilistiche del disco, un pezzo cadenzato, mediamente lungo, cupo e vagamente orientaleggiante.
E non basta un gioiellino come "Darkest Hour" a risollevare le sorti del disco, paradossalmente uno degli episodi migliori se non altro per la sua originalità è il primo singolo estratto "The Writing On The Wall" che unisce un brio rock-country con un chorus vincente anche se ripetuto troppe volte soprattutto nel finale, mentre altre composizioni soffrono della loro eccessiva lungaggine, brani ridondanti di strofe, ritornelli, ripetizioni delle strofe, incisi strumentali o solos, ripetizione del ritornelli, intrecci chitarristici elementari (beh, i Maiden non sono mai stati dei mostri di virtuosismo) e alla lunga un pò noiosi.

Insomma, se i Maiden volevano rievocare i fasti del passato, hanno fallito, se invece il loro intento era stupire e disorientare lo zoccolo duro dei loro fans, ci sono riusciti.
Recensione a cura di Marco ’Metalfreak’ Pezza

Altre recensioni per questo album:

IL migliore dai tempi di No Prayer For The Dying

Disco veramente valido perché nessun pezzo, a mio modesto avviso, merita meno della sufficienza. Disco che richiede un attento ascolto. Per me, mezzo punto in meno rispetto al voto del recensore ma consiglio a tutti di prenderlo.

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 06 set 2021 alle 19:43

Purtroppo, per quel che ho ascoltato dell'album, non posso che concordare con le critiche negative. Se gli highlights dell'album sono, a detta di molti, The writing oh the wall e sSratego (e Darkest hour che salvo anche io) allora non ci siamo proprio. Meglio un Smith/Kotzen che ha classe da vendere. È una band che non deve dimostrare più niente a nessuno e magari per questo scrivono come scrivono. Ma alla fine confermano solo che oltre a non dover dimostrare niente a nessuno, non hanno nemmeno più niente da mostrare! E alla loro età e nella posizione al trono che si sono guadagnati. Quando sei in vetta, molla la pezza e vivi di quanto di buono hai saputo fare. Altrimenti, fai come Valentino Rossi. Poi ovvio, ci sono i fan boys che se Steve Harris facesse un album di 134 minuti dove improvvisa con l'oboe, griderebbero al miracolo. Gente che spende 80 euro per un concerto dei Maiden e poi se hanno degli dei della musica ancora sconosciuti che suonano nel bar sotto casa per 5 euro, di inventano la scusa che è meglio andare altrove che almeno senza musica possono parlare. A 45 anni non ho più miti intoccabili. Ma i Maiden hanno il mio rispetto per ciò che hanno rappresentato e rapprentano. Come già detto, dovrebbero farsi solo ai lìve dove, tra qualche falsetto di troppo e qualche coinvolgimento del pubblico per tirare il fiato, anche il buon vertice fa ancora la sua poteva figura. Quella ormai è la loro dimensione dove ancora sono metallers. Quando fanno queste uscite dimostrano che spesso prevale l'altra faccia, quella dimostrato dal Bruce se ne va, no Bruce torna e cioè quella dei business men

Inserito il 06 set 2021 alle 19:18

Ennesimo disco spompato di una band spompata con un cantante spompato. Quando vogliono copiare sè stessi sono mosci o (come Bruce) dimostrano di non averne più, quando vogliono cambiare e fare qualcosa di diverso dimostrano di non saperlo fare (di nuovo, Bruce sa cantare in un solo modo, quando cambia fa schifo). Andate in tour e piantatela di fare dischi.

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