(24 marzo 2009) Asia: when the heat goes on!

Info

Provincia:MI
Costo:30 €
A volte c’è bisogno di concerti così. Per ricordare che la musica è una cosa seria, è un fatto di cuore, cervello, sangue e sudore, non di melodie zuccherose e di acconciature studiate apposta per far soldi. La musica è un’arte, e come tale va trattata. Ho ben poco da dire dell’unica data degli Asia nel nostro paese. Un gruppo che, quando era all’apice della fama, io ero troppo giovane per conoscere e che ho riscoperto, assieme a molti altri, una volta uscito dall’adolescenza e fatto un po’ di ordine nei miei ascolti. Era la prima volta che li vedevo dal vivo e al termine delle due ore di esibizione che i quattro membri della rediviva formazione originale hanno sfoderato in un Rolling Stone non proprio al massimo della capienza… beh, che devo aggiungere di più? Chi c’era lo sa, chi non c’era non può fare altro che imprecare contro sé stesso, perché si è perso un avvenimento. Già, non un semplice concerto, ma un qualcosa che è accaduto, e che una volta accaduto non può lasciare indifferenti, non si può far finta che non sia successo.
Non è stato un tributo ai nostalgici dei bei tempi andati, anche se l’età media piuttosto elevata dei presenti avrebbe potuto avvalorare l’ipotesi. Non è stato un consolatorio rifugiarsi nei classici degli anni ’80 per fuggire da un music business dominato da hit single effimeri e senz’anima. Niente di tutto questo. E’ stato un tributo alla musica; alla musica vera, quella fatta da gente vera, che la usa per comunicare sé stesso, le proprie emozioni, i propri desideri. Durante “An extraordinary life”, quando sullo schermo posto sullo sfondo dello stage scorrevano immagini dei quattro Asia all’inizio della loro carriera, mi sono sinceramente commosso; e non solo per la straordinaria bellezza del brano in questione, ma anche perché ho intuito che l’essenza del tutto stava lì. John Wetton, Geoff Downes, Steve Howe, Carl Palmer. Quattro individui che hanno vissuto nella musica la loro più grande avventura, che in essa hanno posto molta della loro consistenza, della loro umana dimensione. E che questa sera sono qui a ricordarcelo. A ricordarlo a noi, ma soprattutto a ridirselo per loro. Già, perché una delle cose che mi ha entusiasmato di più è stato proprio vedere come quelle due ore di esibizione fossero state innanzitutto un avvenimento per chi stava sul palco. Il pubblico li ha acclamati, li ha accolti con straordinario calore, ma questo è stato un elemento accessorio. Il sorriso che i quattro hanno sfoderato smagliante per tutto il tempo è stato un segno che è accaduta quella magia incomprensibile, totalmente inspiegabile, che è insita in chi riversa tutto sé stesso nei pezzi che scrive.
Potrei tranquillamente fermarmi qui. Che senso ha fare una fredda cronaca della serata? La setlist la trovate qui sotto. Per una volta ho dovuto smettere i panni del writer spocchioso e insensibile, che va ai concerti per curiosità, per vedere “come il gruppo se la caverà e quali pezzi farà” e che ormai non si emoziona per niente. No, questa volta mi sono emozionato eccome. Sono rimasto a bocca aperta, mi è venuta la pelle d’oca, mi sono scese un bel po’ di lacrime. Se poi qualcuno volesse farmi entrare più nel dettaglio, allora diciamo che l’accoppiata iniziale “Only time will tell”/”Wildest dreams” valeva da sola il prezzo del biglietto. Che il breve set acustico composto da “The smile has left your eyes” e “Don’t cry” ha rappresentato uno dei più alti livelli di musica suonata a cui abbia mai assistito in vita mia. Che il solo di Carl Palmer non era umano. Che “Video killed the radio star” dei Buggles (gruppo culto nel quale ha militato Geoff Downes) è stata una esilarante ciliegina sulla torta. Che cantare a squarciagola “Heat of the moment” assieme ad altri fan entusiasti non ha prezzo. Si può tranquillamente andare avanti a sostenere (come fanno molti) che sono un gruppo finto, che hanno ucciso con le loro melodie “facili” il sofisticato prog degli anni ’70 e altre cose così. Io non ci sto: l’autenticità è un qualcosa che si sente a pelle e questa sera mi è parsa addirittura strabordare. Grandissimi Asia, grazie davvero di tutto.

Setlist:
Only time will tell
Wildest dreams
Never Again
Roundabout
Time again
Bolero (Steve Howe solo)
Clap
The smile has left your eyes (acoustic)
Don’t cry (acoustic)
Daylight
Open your eyes
Fanfare for the common man
Without you
An extraordinary life
In the court of the crimson king
Video killed the radio star
The heat goes on
Drum solo
Heat of the moment

Encore:
Sole surviror
Report a cura di Luca Franceschini

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