La città magica per eccellenza accoglie ancora una volta la occult band italiana per antonomasia, i
Deathless Legacy. Per nostra fortuna, la formazione toscana passa spesso da queste parti, e noi non possiamo fare altro che ringraziare e goderci ogni loro esibizione dal vivo. Ad aprire le danze, in questa nuova calata torinese, troviamo gli
Stave The Grave: una band che fino a oggi non conoscevo, ma che mi ha conquistato nel giro di pochi minuti. Partendo da un immaginario horror, mescolano con intelligenza influenze psychobilly e partiture punk (qualcuno ha detto Misfits?), il tutto arricchito da una vena più metal in alcuni passaggi. Uno degli elementi che salta subito all’occhio è la presenza del contrabbasso al posto del più classico basso elettrico: una scelta che valorizza enormemente il loro sound, donandogli quel gusto retrò che richiama lo psychobilly e certe atmosfere surf. Aprono con
“Hunger For Flesh” tratta da
“Horizomb”, ma qualcosa inizialmente non torna: salgono sul palco, iniziano a suonare senza dire una parola e, una volta concluso il pezzo, resta il dubbio che potesse trattarsi quasi di un soundcheck improvvisato. Superato questo avvio incerto, però, la band si ricompone subito: già dalla successiva
“Still Remember” tutto gira nel verso giusto… La voce di Martyria si scalda e prende sicurezza, il contrabbasso di Lesi Deep Tone pulsa con decisione, la batteria di Al-Ecs picchia come deve, mentre la chitarra di Mark Of Hell sforna riff capaci di catturare l’attenzione di tutti i presenti. E sì, “tutti i presenti”… una delle prime cose che ho notato entrando nel locale è stata la quantità di persone con indosso magliette degli
Stave The Grave. Un dettaglio tutt’altro che scontato per una band di apertura, segno evidente di una fanbase già solida e affezionata, che per tutta la durata del set ha sostenuto il gruppo con applausi e cori. È mancato giusto un po’ di sano pogo nei momenti più tirati per rendere il tutto perfetto. Sul finale, il quartetto rende omaggio alla band che ha ispirato praticamente ogni formazione horror punk del pianeta, i
Misfits, con una cover della splendida
“Saturday Night”, cantata a gran voce da tutto il pubblico… me compreso. Dopo essermi recuperato tutta la loro discografia su YouTube (disponibile sulla pagina ufficiale), posso dirlo senza dubbi: mi è già venuta voglia di rivederli dal vivo, per assaporare ancora meglio ogni singola nota.
Cambio netto di atmosfera — e di luci — con l’arrivo dei
Deathless Legacy, che attaccano subito con una doppietta micidiale:
“Damnatio Aeterna” e la splendida
“Rituals Of Black Magic”. L’impatto è immediato: la band domina il palco con sicurezza, e Steva catalizza l’attenzione in modo quasi magnetico, con una presenza scenica che non lascia scampo. Alle sue spalle, Frate Orion martella le pelli con precisione e potenza, costruendo una base solida e incalzante. Alex Van Eden, armato delle sue tastiere portatili e di uno sguardo perennemente malefico e “birichino”, si conferma un personaggio unico, capace di aggiungere un tocco teatrale e oscuro all’intera performance. Non da meno l’accoppiata basso / chitarra, una coppia che sul palco continua a muoversi da una parte all’altra del palco assecondando le parti teatrali orchestrate da Steva e dalla performer di turno. Proprio la teatralità è sempre stata una parte fondamentale dello spettacolo live dei
Deathless Legacy e, anche questa volta, il copione è stato rispettato: ogni brano non è mai fine a sé stesso, ma diventa un tassello di una narrazione più ampia, fatta di simbolismi, gesti e continui richiami all’immaginario occulto che la band porta avanti da anni. In questi frangenti, le luci giocano un ruolo fondamentale, avvolgendo il palco con tonalità rosse e cupe esaltano ogni movimento, ogni posa, ogni sguardo. Steva, al centro di questo piccolo teatro oscuro, guida il tutto con naturalezza, interagendo continuamente con gli altri membri della band, quasi a dirigere un rito più che un semplice concerto. La scaletta non concede tregua: da
“Moonless Night” a
“Your Blood Is Mine”, passando per
“Get On Your Knees”, fino alla doppietta finale
“Ora Pro Nobis” /
“Dominus Inferi”, che cala il sipario con la consueta carica oscura e rituale. Unico neo, l’assenza di
“Legion Of The Night”, che avrebbe reso la scaletta semplicemente perfetta. Per il resto, i Deathless Legacy mettono in scena l’ennesima prova di forza, confermandosi una realtà solida e riconoscibile nel panorama horror metal.
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