(15 settembre 2012) Rock Hard Festival

Info

Provincia:MI
Costo:30 euro
Chi mi conosce un minimo sa che generalmente sono abbastanza rompi scatole, e difficilmente mi lascio andare a complimenti gratuiti, in fase di recensione, ma soprattutto quando scrivo un live report… Mi stanno sulle scatole le approssimazioni organizzative, quindi non perdo occasione per sottolinearle, quando serve… Potrebbe, quindi, sembrare strano il fatto che dia il via a questo report con un bell’elogio alla Eagle Booking Live Promotion, ma chi è stato al Live Club di Trezzo sull’Adda lo scorso 15 Settembre capirà subito che in realtà strano non è. Era una vita, infatti, che non mi capitava di assistere ad un festival dove TUTTO è filato liscio, dall’inizio alla fine… Niente problemi in cassa accrediti, orari rispettati al minuto, audio ottimo dalla prima all’ultima band (e sottolineerei dalla prima, evento più unico che raro…), una quantità notevole di stand di vario tipo, la location davvero accogliente e predisposta ad un evento del genere, il giardinetto dove poter prendere un po’ d’aria tra un concerto e l’altro, il braccialetto con il quale non ti facevano nessun tipo di problema se volevi fare dentro e fuori dal locale, una security pronta ma mai invadente… Insomma, sembrava quasi di stare in Germania, per come è andato tutto per il meglio… Se poi aggiungiamo che il Rock Hard Festival aveva un bill veramente di rilievo, e un prezzo accessibilissimo (30€ per 12 gruppi mi sembra più che onesto), capirete come chi è rimasto a casa ha fatto davvero una scelta sbagliatissima… Insomma, nonostante il viaggio, almeno per noi del sud, sia stata la solita infinita odissea, tutto sommato alla fine ne è valsa veramente la pena…

ANTROPOFAGUS
A scaldare la platea, per la verità ancora quasi semi deserta, vista l’ora (le 13.40, circa…), ci pensano i genovesi Antropofagus, che dopo la pubblicazione dell’ultimo “Architecture of lust” hanno inanellato una serie di apparizioni di rilievo suonando spesso e volentieri prima di band di un certo spessore. Questa volta, per fortuna, rispetto all’ultima volta che li ho visti live (all’Armageddon In The Park) l’audio è dalla loro parte, come già accennato in apertura, il che ha permesso di godere appieno del loro violentissimo brutal death metal, e di poter apprezzare sia il lavoro certosino alla chitarra da parte di Meatgrinder, sia l’ottima sezione ritmica del duo Rossi/Billia. La band ha la fortuna di avere un manipolo di fedelissimi sotto il palco che li incitano e li scaldano a dovere, e di contro non lesina certo energie, spappolando le orecchie dei presenti a suon di brani estratti, al 95%, proprio dall’ultima fatica discografia, fatta eccezione per il medley “Loving you in decay/Thick putrefaction stink”, dall’album di esordio. Tya vomita sui poveri malcapitati tutta la sua rabbia, da buon clone di Corpsegrinder qual è, e grazie alla sua “elica di capelli” movimenta una performance per il resto abbastanza statica (ma è normale visto il genere proposto), ma che ha dalla sua la musica come carta vincente. Poca scena e molta sostanza, sembrerebbe il motto del quartetto, che dà vita ad un concerto chirurgico e possente, grazie anche al sound ottimo che finalmente gli rende giustizia. Se il buon giorno si vede dal mattino, direi che questo Rock Hard Festival ha buone possibilità di stupirci durante il suo svolgimento…

Tracklist:
ARCHITECTURE OF LUST
EXPOSITION OF DEFORMITIES
SANGUINIS BESTIAE SOLIUM
LOVING YOU IN DECAY/THICK PUTREFACTION STINK
SADISTIC ILLUSIVE PURITANISM
DEMISE OF THE CARNAL PRINCIPLE

PHANTOM-X
Siamo appena all’inizio della giornata e già arriva, almeno per me, la prima gradita sorpresa… Ammetto di non aver mai seguito particolarmente i Phantom-X, ma ciononostante sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’esibizione della band americana. Passione, esperienza, e soprattutto una voglia palese di stupire i ragazzi presenti in sala, che piano piano stanno crescendo di numero… Questo è quanto si è potuto percepire dalla loro performance, genuina al punto giusto. Il loro US power metal è roccioso ma melodico al punto giusto, e riesce a convincere fin dalla prima “Storms of Hell”. Se poi per accaparrarsi le simpatie dei presenti si sfodera un’ottima versione di “Heaven and Hell” (non ve lo dico manco di chi, ovviamente…), con la quale c’è la prima vera e propria ovazione della giornata, capirete come il quartetto ha avuto da subito la strada in discesa… Maliki e Stanley tirano avanti la baracca con una sezione ritmica quadrata e possente, permettendo a Bill Engfer di sciorinare, senza problemi, i suoi riff e i suoi assoli. Ma chi stupisce veramente è il pacioccone Kevin Goocher (anche lui ex Omen, come il bassista), autore di una prestazione davvero sopra le righe, grazie ad una voce possente, alta e limpida, che riesce a dare quel tocco in più ai brani. Visto il bill impostato per lo più sul thrash classico, direi che dopo il massacro brutal degli Antropofagus questa dei Phantom-X è stata la prima vera occasione per far gioire i tanti defenders e i tanti thrashers accorsi qui a Trezzo. Concerto umile, onesto, ma fottutamente vigoroso e vincente…

Tracklist:
STORMS OF HELL
BLACK SAILS
HEAVEN AND HELL
(Black Sabbath cover) (Dedicated to R. J. Dio)
INTO BATTLE WE RIDE
1000 QUATRAINS



FINGERNAILS
Veloce change over (peculiarità di tutto il festival) ed ecco che a salire sul palco sono i primi dei quattro rappresentanti della nostra amata/odiata scena, i Fingernails… Chi conosce la band sa perfettamente cosa aspettarsi da un loro show, e ovviamente il quartetto romano non ha deluso le aspettative, con mezz’ora di spietato speed metal old school, ma soprattutto con il solito approccio cazzone del leader massimo Maurizio “Angus” Bidoli e del singer Anthony Drago, due cazzari di prima categoria, in senso buono, ovviamente… Niente fronzoli, niente scenografia, niente pose da super duri… solo tanta musica, in your face, tanta attitudine, e tanta voglia di divertirsi e far divertire. E direi proprio che il pubblico, ora più consistente, s’è divertito eccome, col rock’n’roll grezzone e ignorante dei nostri, una sorta di Motorhead di casa nostra, se non altro per l’approccio. Ammetto di essere stato più che scettico quando il gruppo è stato “riscoperto” negli ultimi anni, e il nuovo album “Alles verboten”, abbastanza fiacco, è stata la conferma ai miei dubbi, però ammetto che in sede live i nostri spaccano davvero, riuscendo, in un modo o nell’altro, a lasciare sempre il segno a fine concerto… E il fatto che durante il loro show ci siano stati il primo pogo e il primo circle pit dimostra quanto ho appena detto, confermando i nostri come un’ottima macchina live, con l’apoteosi giunta durante l’esecuzione di “Crazy for blowjobs” (un titolo un programma) e, naturalmente, durante il loro piccolo ma grande inno “HM forces”, dove c’è stato l’apice della partecipazione del pubblico. Siamo ancora al terzo gruppo, ma i volti della gente sono già pienamente soddisfatti…

Tracklist:
SUICIDE GENERATION
DIRTY WHEELS
FRANKENSTEIN FOOD
METAL BULLETS
CRAZY FOR BLOWJOBS
JUST LIKE YOU WANT
HM FORCES
Encore:
QUEEN OF THE STREET



OPERA IX
A questo punto, per la gioia dei più estremisti, si cambia completamente registro e ci si sposta verso il black metal, quando a fare l’ingresso sul palco sono gli Opera IX. Luci sulfuree, per lo più sul blu e sul viola, tastiere a rendere l’atmosfera ancora più cupa e tetra, e i riff del factotum Ossian a dettare il ritmo di un’esibizione molto professionale e coinvolgente, ma completamente fuori contesto, specie dopo il putiferio scatenato dai Fingernails solo pochi minuti prima… Per carità, nulla da eccepire alla band… I brani, estratti tutti dall’ultimo “Strix – maledictae in aeternum”, ad eccezione del classico “Maleventum”, sono tutti ben eseguiti, dimostrando la grande esperienza del combo piemontese, però forse l’ambito non è quello che più gli si addice, e infatti il responso del pubblico diventa un po’ più freddo che in precedenza, con i canonici applausi a fine pezzo, meritatissimi peraltro, ma niente più… Ed è proprio con le conclusive “Maleventum” e “Eyes in the well” che i nostri riescono a convincere, in extremis, anche i più scettici e i meno avvezzi a sonorità nere, mettendo il sigillo ad un’esibizione tutto sommato di valore e di classe. Purtroppo per loro, la voglia di veder calcare le assi del palco alla prossima band è tanta nei presenti, quindi nonostante tutta la buona volontà che c’hanno messo, il loro show verrà velocemente archiviato…

Tracklist:
STRIX THE PROLOGUE (INTRO)
1313 (ERADICATE THE FALSE IDOLS)
DEAD TREE BALLAD
MANDRAGORA
MALEVENTUM
EYES IN THE WELL



RAW POWER
Dopo la furia dei Fingernails e la parentesi oscura degli Opera IX, chi meglio dei veterani Raw Power poteva riportare lo scompiglio all’interno del Live Club? L’inizio dello show è dei più diretti e micidiali possibili, con il trittico da cardiopalma “Raw power”/“You are the victim”/“My boss”, che fa capire fin da subito quanto sia ottimale lo stato di salute degli emiliani. Niente perdite di tempo, niente proclami né intrattenimenti da parte del singer Mauro (salvo un simpaticissimo e paternale “fate i bravi” quando il pogo stava rischiando di degenerare), soltanto puro e fottutissimo hardcore della vecchia scuola sparato in faccia come un diretto di Mike Tyson, da parte di una band che in quando ad esperienza live non ha da temere confronti con nessuno, viste anche le numerosissime tournee americane che si sono susseguite nei trent’anni di carriera dei nostri… Peraltro i Raw Power sono stati i primi a poter vantare un numero consistente di pubblico sotto il palco, pubblico, che, dal canto suo, s’è scatenato al ritmo forsennato dell’hardcore degli emiliani… “Still screaming”, “You’re fired”, “Politicians”, “Trust me”, si susseguono come schegge impazzite, e permettono ai Raw Power di sbarazzare ogni dubbio in chi aveva sollevato perplessità in seguito al loro inserimento nel bill del festival in sostituzione dei Mekong Delta: alla fine del concerto anche i più scettici hanno dovuto ricredersi, tributando alla band i giusti riconoscimenti. Una sezione ritmica terremotane, una coppia di chitarristi rocciosi, ma soprattutto l’inconfondibile voce di Mauro Codeluppi, che nonostante l’età continua a trottolare da una parte all’altra del palco come un folle… Terza band italiana nel bill, e sicuramente la più coinvolgente e la più meritevole di applausi… ma d’altra parte stiamo parlando di un pezzo di storia dell’hardcore italiano, nonché nostro orgoglio all’estero… mica cazzi…

Tracklist:
RAW POWER
YOU ARE THE VICTIM
MY BOSS
POWER
JOE’S THE BEST
R.P.H.
WESHALLOVERCOME
TALKED TO YOU YESTERDAY
FEED’EM GRAZIOLI
STILL SCREAMING
RESUSCITATE
YOU’RE FIRED
HATE
TRUST ME
START A FIGHT
POLICE POLICE
POLITICIANS
STOP ME IF YOU DARE
NO CAR
CERTAIN KIND OF KILLER
BURNING THE FACTORY
FUCK THE AUTHORITY
WHITE MINORITY
STATE OPPRESSION



HELSTAR
Il pomeriggio avanza inesorabile, il festival inizia ad entrare nel vivo, ed ecco che alle 17.25 precise salgono sul palco gli americani Helstar… Ammetto che pur non avendo mai seguito particolarmente la band di James Rivera, l’interesse per la loro esibizione, da parte mia, era notevole, anche perché non ero mai riuscito a beccarli live… E a giudicare dalla folla presente sotto il palco non ero l’unico ad aspettarli, anche perché gli Helstar non suonano certo tutti i giorni dalle nostre parti… Bastano quindi le prime note di “Angels fall to Hell” per scatenare l’entusiasmo di tutti noi… La band è in formissima, James compreso, tant’è che oltre a sfoderare una prestazione da brividi (ovvio, verso la fine accusa un po’ di stanchezza, ma è normale, visto che non stiamo certo parlando di un giovincello in erba…), tira fuori anche tutta la sua esperienza di frontman consumato, riuscendo a catalizzare l’attenzione su di lui da parte di tutto il parterre, pur non facendo, in realtà, nulla di particolare. Ma quando si ha davanti un personaggio come lui è difficile restare indifferenti, tanto che anche i più estremisti e i blackster presenti, a fine concerto rimarranno entusiasti… Molto probabilmente sulla loro performance dirompente avrà influito anche il fatto che si trattava dell’ultima data del tour europeo, così come il fatto che quest’anno la band festeggia il proprio trentennale… fatto che sta gli Helstar non hanno lasciato feriti, dando vita ad uno degli show migliori di tutta la giornata, e le ovazioni ad ogni fine pezzo lo hanno ampiamente dimostrato… Promossi a pieni voti, e di sicuro presenti su uno dei tre gradini del podio…

Tracklist:
ANGELS FALL TO HELL
THE KING IS DEAD
TOWARD THE UNKNOWN
PANDEMONIUM
TO SLEEP, PER CHANCE TO SCREAM
BAPTIZED IN BLOOD
Encore:
RUN WITH THE PACK



EXUMER
Saranno anche degli outsider della scena thrash teutonica, il loro ultimo lavoro “Fire & damnation” potrà anche non essere un capolavoro, ma questa sera gli Exumer hanno dimostrato che dal vivo sono una vera e propria macchina trita ossa… Ragazzi che concertone!!! Era uno dei gruppi che attendevo con più ansia, non avendoli mai visti live, ma non vi nascondo che avevo qualche timore riguardo la riuscita del loro show. E invece non solo ho dovuto ricredermi, ma devo ammettere che hanno veramente devastato tutto, con una furia thrash che raramente mi è capitato di vedere. Non solo… il singer Mem Von Stein sembra un indiavolato, e il suo aspetto da Mastro Lindo lo rende ancora più minaccioso, quando come un ossesso si sposta da un lato all’altro del palco e lancia bestemmioni (in italiano, of course…) a destra e a manca… Peraltro sfoderando anche un’ottima prova vocale, ruvida, incazzata e poderosa quanto basta per contornare l’assalto sonoro dei nostri. Thrash rozzo, velocissimo e ignorante, questo quanto proposto dai tedeschi, che presentano una scaletta abbastanza equilibrata, divisa quasi perfettamente a metà tra l’ultimo album e i due capolavori del passato “Possessed by fire” e “Rising from the sea”. E bisogna ammettere che se in studio il confronto tra old e new non regge, dal vivo è tutta un’altra storia, ed ecco, quindi, che anche brani come “The weakest limb” o “Vermin in the sky”assumono tutt’altro piglio… Inutile sottolineare come il pogo sia diventato ormai sostanzioso e anche particolarmente violento, dato che siamo arrivati piano piano quasi a 2/3 dei presenti totali della serata, e che il volume delle casse inizia ad essere davvero esageratamente alto (c’è stato un inesorabile e piacevole excursus, con l’apice durante l’esibizione dei Bulldozer). Dopo gli Helstar, la seconda vera sorpresa di questa giornata, che sta procedendo davvero per il meglio…

Tracklist:
WINDS OF DEATH
JOURNEY TO OBLIVION
THE WEAKEST LIMB
FALLEN SAINT
VERMIN OF THE SKY
A MORTAL IN BLACK
I DARE YOU
Encore:
POSSESSED BY FIRE



IMMOLATION
Poteva il generale death metal essere rappresentato solo dai nostrani Antropofagus in questa giornata di violenza gratuita? Assolutamente no, ed ecco quindi che in prossimità dell’ora di cena salgono sul palco niente meno che gli Immolation!! Potrei finire la mia recensione con una semplice parola: immensi! Ma sarebbe troppo riduttivo nei confronti della band di Ross Dolan, autrice di un’esibizione veramente coi fiocchi. Una rodata e oliata macchina da guerra, che ha maciullato tutto fin dalla opener “Closet o a world below”. Chi conosce la band sa che il loro death metal è fuori dagli standard e dai classici cliché del genere… Se a questo aggiungiamo una resa sonora che sta crescendo di pari passo con i volumi, capirete come per loro sia stata una passeggiata, a fine serata, salire sul podio insieme agli Helstar e insieme a… lo vedremo dopo… Fatto sta che Dolan è in gran forma, vomita il suo growl sui presenti, e Robert Vigna è il solito pazzo scatenato, che oltre a sciorinare riff su riff si muove da una parte all’altra come un invasato. Pensavo che in sede live le partiture non del tutto lineari dei nostri non rendessero bene, ma mi sono dovuto ricredere, in quanto nonostante la complessità dei passaggi la band riesce comunque a tirare su un moro di suono impressionante, e, di conseguenza, coinvolgere appieno la platea, e i tre quarti d’ora a sua disposizione sembrano volare via in un batter d’occhio… E la cosa che mi ha colpito di più è stata la genuinità con la quale i nostri si sono dati in pasto al pubblico, fattore di certo non scontato quando si parla di band della caratura degli americani… “Father, you’re not a father”, “Into everlasting fire”, “No Jesus, no beast”, fino alla conclusiva “Dawn of possession”, sono solo alcuni degli highlight di un concerto perfetto nel suo totale… Immolation, ripeto, IMMENSI!!

Tracklist:
CLOSE TO A WORLD BELOW
MAJESTY AND DECAY
FATHER, YOU'RE NOT A FATHER
WHAT THEY BRING
INTO EVERLASTING FIRE
A GLORIOUS EPOCH
NO JESUS, NO BEAST
Encore:
DAWN OF POSSESSION



ASSASSIN
Gli Assassin sono stati da sempre uno dei miei gruppi preferiti nella scena thrash tedesca, e per mia fortuna ho avuto modo di vederli diverse volte dal vivo, e non mi hanno mai deluso. Questa sera, però, è inutile girarci troppo intorno, fin dalle prime note s’è notato che c’era qualcosa che non quadrava… Sarà che il nuovo batterista Björn "Burn" Sondermann non riesce a far dimenticare il pacioccone Frank Nellen, sarà che Robert Gonnella era visibilmente svogliato e, credo, notevolmente ubriaco, fatto sta che, soprattutto dopo la devastazione di Exumer e Immolation, la tensione è andata un po’ calando, perlomeno nella prima parte dello show. Fortunatamente dopo i primi pezzi la band riesce a darsi una scossa, riuscendo finalmente ad ingranare, con “Baka”, la tripletta estratta dall’ultimo album, e soprattutto la classicissima “Fight (to stop the tyranny”). Come ampiamente annunciato nei giorni precedenti, la loro esibizione prevede una gradita sorpresa, sotto forma di Frank “Blackfire”, ex Sodom, ex Kreator e sorta di leggenda della scena metal tedesca. Frank fa il suo ingresso sul palco, viene accolto da una vera e propria ovazione, e si impossessa del microfono per cantare (e suonare) proprio un classico dei Sodom, “Sodomy and lust”, accolta, come prevedibile, dal tripudio dei presenti, oltre che da un pogo sfrenato. Ma il chitarrista non poteva certo fare la sua comparsa solo per suonare un pezzo della sua vecchia band… e quindi resta sul palco, per due inedite versioni a tre chitarre di “Abstract war” e “Assassin”, classici tanto della band quanto del thrash tedesco in generale. Fortunatamente la presenza di Blackfire ha dato una sferzata allo show, e ha permesso agli Assassin di lasciare il palco del Live Club tra gli applausi generali, altrimenti lo avrebbero fatto sicuramente tra qualche fischio, ed è un vero peccato, anche se, c’è da dire, una serata storta può capitare a chiunque…

Tracklist:
BREAKING THE SILENCE
FORBIDDEN REALITY
BAKA
JUDAS
LAST MAN
DESTROY THE STATE
FIGHT (TO STOP THE TYRANNY)
SODOMY AND LUST
(Sodom cover) (with Frank Blackfire)
ABSTRACT WAR
(with Frank Blackfire)
Encore:
ASSASSIN
(with Frank Blackfire)



ARTILLERY
Dopo il calo di tensione che c’è stato con gli Assassin, tocca agli Artillery riportare una ventata di sana violenza all’interno del Live Club. E nonostante il thrash dei danesi non sia certo di quello più incazzato e violento, c’è da dire che i nostri riescono tranquillamente nell’impresa, grazie ad una performance musicalmente altamente adrenalinica, iniziata proprio con le note di “When death comes”, e fatta decollare subito dopo con l’immortale “By inheritance”. Se da un lato nell’aspetto e nelle movenze potrebbero sembrare per lo meno discutibili (tre ragionieri e un hiphopparo), dall’altro è evidente quanto gli Artillery se ne freghino altamente del look e dei preconcetti, puntando tutto sulla propria, splendida, musica. I fratelli Morten e Michael Stützer macinano riff su riff ma soprattutto deliziano le nostre orecchie con assoli degni di poter essere chiamati tali, veramente belli, mentre, anche lui a dispetto del look sbarazzino, Søren Nico Adamsen dà prova di avere anche dal vivo una voce veramente versatile e a tratti strepitosa in quanto ad estensione, e si fa carico del compito di vero trascinatore della seconda giovinezza della band. Non da meno la prova della sezione ritmica, con Peter Thorslund a cercare, oltre che pompare col suo basso, di fare da contraltare agli statici Stützer, e Josua Madsen a pestare come un ossesso dietro le sue pelli, preciso, possente e violento al punto giusto, vero motore portante della band… Una scaletta perfettamente bilanciata tra vecchio e nuovo, che vede i suoi apici in brani come “Mi sangre (the blood song)”, ma soprattutto in “Khomaniac” e nella conclusiva e splendida “Terror squad”, che mette il suggello ad uno show veramente coi fiocchi. Pochi fronzoli, poca scena, ma tanta, tantissima sostanza. I vecchietti hanno colpito nel segno, lasciando non poca soddisfazione sulle facce del popolo metallico presente, che alla fine della loro esibizione ne approfitta per prendere una boccata d’aria prima del massacro finale che sta per cominciare…

Tracklist:
WHEN DEATH COMES
BY INHERITANCE
DEATH IS AN ILLUSION
THE ALMIGHTY
MI SANGRE (THE BLOOD SONG)
10.000 DEVILS
THE CHALLENGE
KHOMANIAC
Encore:
TERROR SQUAD



BULLDOZER
Sono le 22.30 spaccate, il pulpito insanguinato è già pronto da qualche minuto, le luci sono basse, la tensione invece è alta, l’intro sta per partire… Se fino ad ora, dopo Helstar e Immolation, vi stavate chiedendo chi sarebbe salito sul gradino più alto del podio questa sera, beh, eccovi la risposta: Bulldozer!! Non è campanilismo, né il delirio di un fan ottuso… mai come questa sera i meneghini hanno tenuto fede al proprio nome e hanno spazzato via tutto e tutti! A.C. Wild e Andy Panigada erano in gran spolvero, e i tre giovinastri che li accompagnavano hanno supportato alla grande i deliri del primo e il riffing sfrenato del secondo, dimostrando, finalmente, di aver raggiunto un affiatamento notevole. Se poi aggiungete una scaletta studiata apposta per l’evento, e che prevedeva l’inserimento di vere e proprie chicche (data un’occhiata più in basso per farvi un’idea di cosa sto dicendo), capirete come quello di stasera sia stato un concerto davvero memorabile. Il sound è possente, il volume altissimo, la band non sbaglia una nota e A.C. Wild, cinto nel suo lungo mantello nero, è carismatico come non mai, complici le luci violacee/blu che hanno accompagnato la band per tutta la durata dello show. L’inizio affidato a “Neurodeliri” e il medley “IX”/“Desert” sono stati da cardiopalma, così come il boato (e relativo pogo massacrante) che c’è stato quando Alberto ha presentato “Ilona the very best”, eseguita, peraltro, ad una velocità impressionante… Ma ecco arrivare la prima chicca della serata: “Mysoginist”, controverso brano del passato, eseguito qui al Live Club per la prima volta in assoluto dal vivo… inutile raccontarvi come è stato accolto, così come la successiva “The derby”, che, per una volta, e fuori da uno stadio, ha unito anche i non milanisti nel carismatico coro del refrain… Il parterre è ormai pienissimo, anche chi ha fin’ora stancamente pascolato nel garden esterno ormai è dentro il palazzetto, assiepato sotto al palco. “Impotence”, “Minkions”, e poi l’altra chicca, “The final separation”, eseguita per la prima volta da quando la band s’è riunita, così come la successiva “Ride hard – die fast”. C’è da godere, davvero… Purtroppo ci avviciniamo alla fine del massacro, ma c’è ancora tempo per qualche altra cartuccia, tra cui le micidiali “Cut-throat” e “Whisky time” (per i più distratti di voi, mi piace ricordare come questo brano sia stato inserito da sua eminenza Fenriz nella sua compilation “Fenriz Presents The Best Of Old-School Black Metal”, mica cazzi…), prima del finale, epico, affidato a “Willfull death”. Questa sera i Bulldozer hanno dimostrato di non temere confronti con i grandi della scena mondiale, e di essere tornati in splendida forma… Un live devastante, cha ha spazzato via tutto quanto sentito e visto fin’ora… Il penultimo posto in scaletta era stra meritato, e chi lo sa che non sarebbe stato più equo e giusto avanzarli di una posizione ancora…

Tracklist:
NEURODELIRI
IX
DESERT!
(first part)
IX
(Reprise, only refrain)
ILONA THE VERY BEST
MISOGYNISTS
(First time ever in band's history)
THE DERBY
(Special dedication to women)
IMPOTENCE
MINKIONS
THE FINAL SEPARATION
(First time since reunion)
RIDE HARD - DIE FAST
(First time since reunion)
USE YOUR BRAIN
BASTARDS
CUT-THROAT
WHISKY TIME
Encore:
WILLFUL DEATH
(In memory of Dario Carria (Bulldozer, Neurodeliri))



MARDUK
Non me ne vogliano i Marduk, né tanto meno i loro fans, ma dopo il putiferio scatenato dai Bulldozer non è certo un’impresa facile salire sul palco e continuare a tenere in pugno la platea… E infatti così è stato, visto che, a dispetto di una performance di tutto rispetto, qualcuno comunque ha preferito lasciare la sala, abbandonando il concerto anzi tempo… Eppure Morgan e soci hanno dato vita ad un ottimo show, bilanciando anche abbastanza bene la set list, ma il loro black metal troppo monolitico e ripetitivo, evidentemente, dopo tutto questo thrash ha finito, alla lunga, per annoiare. Niente da dire alle prestazioni dei singoli. Il quartetto era in forma strepitosa, dimostrando sia compattezza sia dinamicità, con la coppia Andersson/Broddesson sugli scudi, soprattutto quest’ultimo, una vera furia dietro le pelli, e con Mortuus che, accortosi del raffreddamento del pubblico, prova in tutti i modi, anche insultandolo, a farlo reagire, con scarsi o, peggio ancora, opposti risultati. Purtroppo, come ho detto prima, e come già detto in apertura per gli Opera IX, non basta la caratura di un gruppo ad assicurargli la buona riuscita di uno show, ma conta moltissimo anche l’ambito in cui ci si esibisce, e visto il bill del festival, la scelta di inserire gli svedesi come headliner, alla fine non è risultata affatto vincente, né per la band stessa, palesemente in difficoltà nell’accaparrarsi le simpatie dei presenti, né per gli organizzatori, che incassano, così, l’unico gol della serata. Questo stesso show, in un concerto diverso, avrebbe assunto toni ben differenti, e il risultato finale sarebbe stato senz’altro più che positivo. E non è bastato neanche inserire brani meno monolitici quali “On darkned wings” o “The black tormentor of Satan” per cambiare le sorti dello show. Naturalmente con l’arrivo dei classici “Baptism in blood” e “Panzer division Marduk” anche i meno estremisti si sono lasciati andare, ma è poca cosa rispetto all’andamento generale dello show. Purtroppo per gli svedesi, non solo sono stati surclassati dai Bulldozer nella classifica finale della serata, ma anche dai già citati Immolation e Helstar, assolutamente più coinvolgenti e dinamici…

Tracklist:
SERPENT SERMON
NOWHERE, NO-ONE, NOTHING
THE LEVELLING DUST
THE BLACK TORMENTOR OF SATAN
ON DARKENED WINGS
SLAY THE NAZARENE
TEMPLE OF DECAY
THRONE OF RATS
DEME QUADEN THYRANE
WITHIN THE ABYSS
BAPTISM BY FIRE
PANZER DIVISION MARDUK
SOULS FOR BELIAL
Encore:
WOLVES




A questo punto c’è ben poco da aggiungere, quasi tutto quello che c’era da dire, di extra musicale, l’ho detto in apertura. Dopo aver raccolto qualche opinione a caldo, direi che posso affermare senza paura di smentite che questa edizione del Rock Hard Festival abbia soddisfatto davvero tutti i presenti (molto numerosi alla fine), e che tutto sia filato assolutamente liscio. La gente pian piano ha lasciato la sala, qualcuno si è attardato ancora agli stand di vinili e CD, qualcun altro è uscito stremato e si è concesso qualche sana e meritata birra. Lentamente anche il posteggio ha iniziato a svuotarsi, ed è tornata la pace, come quando siamo arrivati la mattina alle 10… A questo punto non dobbiamo far altro che aspettare la prossima edizione di un festival che sta crescendo sempre più, e che, pur con numeri e caratura di band differenti, sta piano piano sbaragliando la concorrenza di quello che da 16 anni ormai viene considerato il re dei festival estivi italiani. I primati vanno conservati, non basta raggiungerli… l’insidia è sempre dietro l’angolo, e quest’oggi ne abbiamo avuto la prova lampante…
Report a cura di Roberto Alfieri

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 27 set 2012 alle 14:15

C'ero ed ho apprezzato moltissimo!!! Immolation, Helstar, Marduk, Raw Power e Opera IX le esibizioni che ho apprezzato maggiormente!

Inserito il 27 set 2012 alle 13:56

il brano parla di una storia vera, praticamente essendo io un figone irresistibile ho sposato e messo incinta decine e decine di donne bellissime che poi si sono ritrovate madri abbandonate siccome sono bellissimo sì, ma povero, non ho i soldi per passargli gli alimenti che quasi tutte mi hanno richiestro tramite i loro avvocati i raw power si sono schierati al loro fianco (maledetti!) e mi intimano di mantenerle, di nutrirle: ed ecco qui il titolo "feed'em grazioli" è una storia triste che mi lacera :( Ok, me ne vado da Metal.it

Inserito il 27 set 2012 alle 13:36

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